Traffico di esseri umani

Oggi vi racconto di un romanzo che ho acquistato grazie alle offerte della Newton Compton nella sezione thriller, intitolato Non dirmi bugie, di Rena Olsen.

Ecco la trama: Clara sta spazzolando i capelli alla figlia, quando all’improvviso degli agenti fanno irruzione in casa per arrestare il marito Glen. Prima di andare via lui la intima di non dire niente e lei ubbidisce senza remore. Giunta in questura, però, le persone la chiamano Diana e accusano il marito di crimini atroci. Con molta fatica e remando contro la rigida educazione con la quale è cresciuta, sarà costretta a mettere in discussione la realtà perfetta che credeva di aver vissuto fino a quel momento.

Ci sarebbero diverse cose di cui parlare prendendo in considerazione il romanzo, ma comincio da quelle semplici: per esempio il genere, considerato thriller, ma che in realtà non lo sembra affatto, prima di tutto perché sappiamo già la verità entro le prime decine di pagine. In secondo luogo, i colpi di scena sono quasi inesistenti perché la trama è davvero prevedibile, lasciando pochissimo spazio all’immaginazione.

In sostanza, il fulcro del romanzo è la lotta interiore di Clara contro il lavaggio del cervello che le è stato imposto fin da bambina. Non è facile per lei fare i conti con la realtà dei fatti ed accettare di aver sposato un mostro. Peggio ancora, rendersi conto di esserne stata complice, in un certo senso.

Per come è strutturato il romanzo, a parer mio questo percorso è reso discretamente, anche attraverso continui salti temporali con flashback a random, che comunque non è difficile collocare all’interno di una linea temporale di eventi.

Eppure, ci sono elementi che mi hanno fatto storcere il naso, primo fra tutti la noia del racconto: quando gli eventi diventano prevedibili e i fatti raccontati si ripetono, oltre 300 pagine diventano troppe. Per altro il tono melenso con cui Clara descrive il suo amore per quel mostro di Glen mi ha suscitato solo irritazione.

C’è anche un dilemma etico dietro a tutta questa storia: Clara è una vittima a tutti gli effetti o è solo un’altra carnefice? Bella domanda. Ho avuto come l’impressione che l’autrice volesse creare delle sfumature fra il bene e il male: non esiste l’assoluto, perché tutti appartengono a quell’alone grigiastro in grado di trovare sempre una giustificazione alle proprie azioni, che sia un passato traumatico o l’istinto di sopravvivenza.

Dal canto mio, non ho mai sopportato del tutto questo pensiero. È vero che dietro ad ogni azione, giusta o sbagliata che sia, c’è sempre una ragione. Ma non si può dire “eh poverino, ha avuto un’infanzia difficile, quindi ci sta che poi sia diventato un criminale”. Troppo facile così.

Per altro, non sono riuscita nemmeno a simpatizzare con il personaggio di Clara, trovandolo ipocrita in determinati frangenti, se non contraddittorio. A volte sembrava cosciente della fine che andavano a fare le bambine che formava, tanto da opporsi quando venivano scelte quelle troppo piccole, in altri quasi cadeva dal pero sulla cattiveria del marito, come se ci fosse un modo buono di trattare il traffico di esseri umani. Francamente non mi è sembrata tanto migliore di Glen, solo più furba, tutto qua. L’amaro in bocca mi è rimasto per tutte le vittime di tale sistema tanto marcio, che purtroppo non sono state più ritrovate o salvate.

Voto 3/5

Julia

Bullismo e dark web

Mi è capitato di recente di recarmi presso una fiera di zona, dove oltre alla presenza di bancarelle a tema videogames e fumetti, c’erano anche stand di autori esordienti che presentavano il proprio romanzo. Per lo più si trattava di genere fantasy, al quale ancora sto cercando di avvicinarmi in punta di piedi, mentre in una in particolare ho conosciuto il giovane autore di un thriller. In questo articolo vi parlo proprio del suo libro, Dark Dar10, scritto da Federico Caffagni.

La storia è incentrata sul giovane Dario, un ragazzo costretto a trasferirsi da Padova a Trieste con la mamma, dopo la morte del padre, al quale era molto legato. Difatti, grazie a lui si appassiona al mondo dell’informatica ed è per questo che conserva gelosamente il suo pc. Un giorno, notando che esistono dei file criptati nell’hard disk del padre, comprende che in realtà c’è un segreto di cui non è a conoscenza. Inizia così la ricerca della verità, destreggiandosi tra bulli, amori, amici e…dark web!

Si tratta di un romanzo molto scorrevole, che si legge anche in una giornata. La mia paura, quando acquisto libri di esordienti, è che le case editrici non abbiano “ripulito” a sufficienza il testo, rendendo la lettura ostica e pesante. Qui, a parte qualche uso eccessivo della virgola al posto del punto (forse legato allo stile dell’autore, ma comunque ci si abitua quasi subito), non ho riscontrato delle problematiche degne di nota. Anzi, la lettura prosegue veloce pagina dopo pagina, nonostante a tratti le azioni del protagonista sia spiegate molto dettagliatamente.

Ciò che ho apprezzato tanto di questo romanzo è la spiegazione chiara e alla portata di tutti delle nozioni base che riguardano l’informatica. Se non siete molto esperti in materia, riuscireste comunque a seguire le vicende perché l’autore, con una certa arguzia, semplifica molto le spiegazioni con esempi e metafore. Inoltre, attraverso la storia di Dario, si affrontano tematiche molto importanti, soprattutto nel mondo adolescenziale. Primo fra tutti il bullismo, perpetrato da parte di ragazzi problematici (Caffagni ci tiene a precisarlo) ai danni di chi è incapace di difendersi in autonomia. La soluzione adottata nel libro per certi versi può sembrare discutibile, alla stregua di una legge del taglione, ma capisco il nobile intento.

Altra tematica importante è la questione del web: non tutto il mondo di internet è clear (per dirla come l’autore), ma esistono luoghi più oscuri e nascosti, dove si annidano traffici illeciti, insieme alle teorie del complotto più disparate. Oltre che essere illegale accedervi, è molto pericoloso, e questo viene ribadito più volte nel romanzo.

Insomma, un libro che secondo me dovrebbe essere consigliato soprattutto agli adolescenti, che spesso sottovalutano il pericolo di internet. Ma può senz’altro essere utile anche agli adulti, per imparare qualcosa di più sul mondo informatico. Per me è un 4/5 come voto.

Julia

“Adorava il padre. Gli aveva insegnato tutto quello che sapeva di informatica, lo portava alle fiere e sosteneva i suoi interessi, come i fumetti o i videogiochi. Ma, soprattutto, era l’unico che capisse qualcosa di quello che davvero gli interessava: gli altri quando Dario iniziava a parlare si perdevano quasi subito o peggio si stufavano.” Dark Dar10, F. Caffagni

Omicidio in un borgo sperduto

Penso che il miglior modo per scovare delle esclusive letterarie, sia cercare proprio tra le file dei numerosi romanzi di autori esordienti. Certo, non sempre questa caccia al tesoro porta a dei risultati sperati, costringendo ad abbandonare senza nemmeno finire l’estratto (eh già, mi è successo anche questo…), ma a volte si può scovare una lettura piacevole.

Il romanzo di cui vi parlo oggi è di Marco Fedele, classe 1968, laureato in chimica, che attualmente vive e lavora a Milano. Ho scoperto dei suoi libri, proprio perché gentilmente è stato lui stesso a consigliarmeli. Nonostante non sia una grande amante dei gialli, ho comunque voluto spulciare le trame dei titoli. Fra questi, ho scelto di leggere Il Bar. Di cosa parla? Il libro si divide in tre parti, apparentemente sconnesse fra loro. Ciò che intriga è scoprire il legame tra la ‘ndrangheta milanese e l’omicidio della cameriera Suzana Obradovic, trasferitasi da poco nel borgo sperduto di Fainazza, in provincia di Gorizia. Ad indagare sulla vicenda, c’è il commissario Fabbri che solo dalla descrizione fornita dall’autore, lo prendi in simpatia come fosse una macchietta. In maniera del tutto insolita, decide di interrogare i sospettati del paese (quattro gatti abitanti del borgo), chiudendoli nell’unico bar del posto, dove per altro è stato commesso il delitto.

Devo ammettere che quando ho iniziato il romanzo, la presenza di numerosi nomi e soprannomi mi ha messa in crisi costringendomi a prendere carta e penna per segnarmeli tutti. Il peggio arriva durante gli scontri a fuoco che coinvolgono più persone, perché fra appellativi vari, si fa fatica ad avere un quadro ben chiaro di chi stia facendo cosa. Figurarsi che ho scoperto dopo diverse pagine della morte di qualcuno. Ma questo può tranquillamente essere dovuto alla mia pessima memoria…

A parte questo piccolo intoppo, lo stile di scrittura l’ho trovato piacevole e scorrevole: scritto bene, senza inutili pesantezze. La storia si fa via via sempre più interessante e le ultime pagine volano letteralmente, anche perché mi è piaciuto di più dalla seconda parte. I personaggi sono ben caratterizzati, soprattutto quelli del borgo di Fainazza che parlano un po’ in dialetto un po’ in italiano (non vi preoccupate, perché ci sono note a piè pagina :P), mischiando l’ansia dello svelamento del mistero, al sorriso suscitato dalle congetture dei compaesani che iniziano ad accusarsi a vicenda. Insomma una lettura consigliata sicuramente.

Per chi fosse interessato, il romanzo è attualmente disponibile su Kindle, dove per altro è possibile scaricarne l’estratto.

Voto 3.5/5.

Julia Volta

“Se la mafia ha avuto così successo da queste parti, è perché la gente o ha preferito guardare altrove o ha scelto di accondiscendere i criminali.” Il Bar, M. Fedele

Fellside: thriller paranormale

Buonasera! Termino il mese di aprile parlando di un thriller che sfocia nel paranormale. Esatto, niente risoluzione di enigmi con ragioni mediche o scientifiche, ma pura fantascienza soprattutto per chi non crede nell’esistenza dei fantasmi. Sto parlando di Fellside: La Prigioniera di M.R.Carey.

La trama è la seguente. Jess Moulson, una tossicodipendente, viene accusata di omicidio colposo ai danni di Alex Beech, un bambino di 10 anni con il quale aveva stretto amicizia negli ultimi tempi, morto da solo nel suo letto, dopo aver inalato il fumo tossico proveniente dall’incendio nell’appartamento della protagonista. L’aggravante è la testimonianza del compagno John Street, uscito dalla situazione con delle ustioni di secondo e terzo grado alle mani, che la accusa di aver appiccato apposta l’incendio per ucciderlo. Durante il processo, il senso di colpa di Jess la spinge ad accettare la condanna senza opporre resistenza e, successivamente, a tentare il suicidio morendo di inedia. Certi della sua imminente morte, si decide per il suo trasferimento presso la prigione femminile di Fellside, della quale una parte sotto il controllo di una certa Grace, che gestisce, con la complicità della guardia Devlin, il traffico della droga. Grace ha due guardaspalle, Lizzie e Big Carol, con le quali è meglio non avere a che fare. Ma c’è di più: con il favore delle tenebre a Jess appare il fantasma del bambino morto nell’incendio. Le dice che ha bisogno del suo aiuto e che non accetterà un no come risposta…

Diciamo che le premesse, per quanto fossero leggermente inquietanti, le ho trovate originali, forse perché non ho letto molti thriller, a maggior ragione paranormali. Il fatto che Jess veda e dialoghi con un fantasma, non dà un tono horror alla storia perché fra i due si sviluppa un tenero rapporto di amicizia e complicità. Ciò che fa più paura è tutto l’ambiente che fa da contorno, con i soliti cliché di tutti le storie ambientate nel carcere, dove non è possibile guardare storto senza essere picchiati selvaggiamente. La lettura risulta scorrevole a tratti, con alcuni episodi che ho considerato inutili. Ciò che più mi ha disturbato è il linguaggio: personalmente l’ho trovato troppo volgare, anche perché non amo i libri pieni di parolacce. Sì okay, ci troviamo in una prigione e vogliamo calarci nella parte, ma manco Dante è arrivato a tanto e parlava dell’Inferno! Voto 3/5.

ATTENZIONE: SPOILER NEL PARAGRAFO!!!! Entrando nel merito della storia, per gran parte si focalizza sul rapporto fra Jess e Alex che fanno amicizia e il bambino diventa il suo centro del mondo. La protagonista ha letteralmente la testa fra le nuvole, sempre concentrata a proteggere qualcuno che praticamente avrebbe già ucciso; e qui, scatta il primo controsenso che dà vita ad una serie di situazioni che fanno passare Jess per una stordita patentata. Ovvero, mancanza di furbizia, evasione dal proprio corpo per vagare nell’Altro Posto proprio quando la sua stessa vita si trova in pericolo, tendenza a cacciarsi nei guai senza dar peso alle conseguenze, ecc…Verso la fine, si rende conto che per tutto quel tempo quel ragazzino era Naz, l’amante defunta di Lizzie. Senz’altro un bel colpo di scena, ma non mi ha molto convinta, forse perché tutta la questione riguardante l’Altro Mondo, l’autore non l’ha descritta in maniera molto chiara, fantasma compreso. Quindi non mi è sembrato molto palese il motivo per il quale lei non avesse capito prima chi fosse: se si trattava di una proiezione del suo senso di colpa, come mai le altre lo vedevano nella medesima forma nei propri sogni? Insomma, tutti gli episodi e le descrizioni che hanno avuto luogo in questa specie di “mondo di mezzo”, le ho trovate confusionarie e incomprensibili. Facevo veramente fatica ad immaginarmi la scena! Per concludere, aggiungo un piccolo accenno per quanto riguarda i personaggi in generale: numerosi all’inizio, presentati in successione con nomi, cognomi, soprannomi, nomignoli e quant’altro che creano solo caos. La maggioranza fa parte dei soliti cliché degni di un qualunque film ambientato in carcere, mentre altri finiscono nel dimenticatoio.

Grazie per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Ma i dubbi la assalivano solo quando Alex non era con lei. Quando invece c’era, nient’altro aveva importanza. Fellside era l’illusione, e Alex la realtà, il suo centro. E che motivo c’era di preoccuparsi della purezza delle motivazioni che la spingevano? In fin dei conti, non c’era mai stato nulla di puro in lei.” Fellside: La Prigioniera, M.R.Carey

Fra il cruento e l'”americanata”

Il libro che vi presento in questo articolo, faceva polvere nella mia libreria da mesi. Comprato qualche mese fa insieme a Una Lunga Notte, che già ho recensito, poiché trovato in offerta insieme ad altri volumi thriller, ho aspettato mesi prima di decidermi a leggerlo, dando spazio ad altri generi, per non appesantirmi la lettura. Si perché appartengo a quella categoria “superiore” di persone che vanno in ansia per tutto, pure per i libri! Sto parlando di Morte sospetta di Tim Weaver, scritto in caratteri minuscoli sulla copertina dell’edizione che avevo io, per ragioni che ora mi sfuggono.

Dunque, un anno fa viene rinvenuto in un incidente a Bristol il cadavere bruciato di Alex Towne, un ragazzo scappato di casa ormai da diversi anni. Un mese fa, la madre è sicura di averlo visto per strada e decide di chiedere aiuto al giornalista vedovo David Raker, facendo leva sul suo dolore ancora vivo e lacerante per la morte dell’amata moglie Derryn, strappata alla vita da un cancro. Raker accetta l’incarico con una buona dose di scetticismo (e chi non lo avrebbe avuto in quella situazione?), ma è solo e disperato, perciò inizia le indagini. Ben presto scopre un labirinto intricato e oscuro che si nasconde ai margini di un’Inghilterra contemporanea.

Quando finisco di leggere un libro, di solito mi piace guardare le recensioni in giro, per capire se mi sia sfuggito qualcosa e ho scoperto così che si tratta di un prequel di una storia che l’autore ha già pubblicato. Ahimé, questa non ha riscosso lo stesso successo dell’altra: considerato troppo cruento e ai limiti dell’assurdo, perciò tanti hanno persino saltato interi capitoli pur di finirlo. Io dico sinceramente che è uno dei pochi libri che mi ha attirato fin dalle prime pagine: la scrittura è lineare, non pesante e scorre con continui colpi di scena attraverso una trama molto movimentata. E’ vero, non posso nascondere che contiene descrizioni minuziose di ferite, anche molto pesanti, perciò se siete troppo sensibili evitate la lettura. Tuttavia, se non fosse stato anche per una parte verso la fine, che spiegherò nel prossimo paragrafo, che mi ha fatto cadere parecchio le braccia, il libro merita, secondo me, con un voto pari a 4/5. Finale che fa perdonare tutti gli strafalcioni del libro.

ATTENZIONE: SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!!!!!!!!!!!!!! Dunque, prima ho parlato di un punto in cui ho storto il naso e stavo davvero pensando di saltare pagine, per il tentativo palese dello scrittore di dilungarsi verso il finale. Partiamo dicendo che in diversi episodi ricorda molto i film di azione che definiamo “americanate” perché la gente si salva in maniera assurda e compie gesti disumani. Ecco, qui possiamo fare lo stesso discorso con David Raker. Con la schiena scorticata, mani bucate da chiodi, piedi pieni di tagli, volto tumefatto e diversi altri traumi qui e là nel corpo, riesce a muoversi come una gazzella nella savana mentre scappa dai leoni. Sembra che la coerenza, in certi punti, vada proprio a farsi friggere: un momento prima non riusciva manco a reggersi in piedi, un momento dopo fa acrobazie a destra e sinistra. Poi, non bisogna essere un medico per capire che se ti prendono a bastonate tutte quelle volte, è difficile che ti rialzi in piedi e tu sia addirittura in grado di difenderti. Ma c’è di più, perché la mancanza di logica la vediamo anche in tante piccolezze che ti riempiono la testa di domande. Per esempio, arrivi in una fattoria dove potenzialmente ci sono psicopatici che ti ammazzano a vista e tu lasci i proiettili in macchina, prendendoti solo la pistola e il bussolotto fortunello del papi defunto. Molto furbo, direi. Senza contare che, nonostante avesse più volte la possibilità di prendere altri tipi di armi per difendersi, o usare la stessa che aveva in mano, si fa sempre beccare e massacrare come un allocco. E come non citare, ciliegina sulla torta, la classica scena da film del buono che punta l’arma verso il peggior nemico che, per inciso, ha intenzione di squartarlo, ma invece di usarla, si perde in sproloqui inutili perdendo tempo e facendosi catturare e menare di nuovo. A sto punto vi chiederete il motivo di una valutazione personale così alta…Beh, nonostante tutto, proprio non ce la fai a schiodarti dalle pagine per capire come cippa va a finire!

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Però, da qualche parte dentro di me, ci sarebbe un dubbio che prima non c’era, la sensazione opprimente che, se mi avvicinassi troppo o ti dimostrassi troppo affetto, una mattina potresti alzarti e andartene via. Non voglio sentirmi di nuovo come se fossi uno sbaglio.” Morte Sospetta, T. Weaver

Una mente, una è morta

Un altro thriller questo mese, un romanzo di esordio scritto da una giornalista inglese, venduto nelle librerie italiane in uno di quegli scaffali dove mettono una serie di titoli misconosciuti a pochissimo prezzo. Ed è un vero peccato, perché questo libro sa il fatto suo. Si tratta de Le Sorelle di Claire Douglas.

La storia parla di Abi, una ragazza che ha perso da poco più di un anno la sorella gemella Lucy e le sembra di vederla ovunque. Nella speranza di mitigare il suo dolore, ha tagliato i ponti con amici e famiglia, trasferendosi in una nuova città, ma la cosa non ha funzionato e passa le sue giornate come uno zombie. Un giorno incontra per strada una ragazza che distribuisce volantini, identica a Lucy, di nome Beatrice che, comprendendo il suo dolore, essendo a sua volta gemella, decide di accoglierla in casa. Non appena Abi conosce suo fratello Ben, si innamora, ma qualcosa non va perché qualcuno sembra minacciarla facendo sparire i suoi oggetti dalla camera e strappando le sue foto. Forse qualcuno è geloso o ha scoperto il suo segreto?

Devo ammettere che è stato uno dei pochi romanzi che mi ha tenuta incollata fin dalle prime pagine. Si capisce fin dall’inizio che qualcosa non va: sembra tutto fin troppo bello e costruito a partire dall’incontro con Beatrice. I colpi di scena avvengono uno dietro l’altro e quando si pensa di aver capito la situazione, in realtà succede qualcosa che ribalta tutto. Fino alla fine si dubita persino della stessa protagonista, chiedendosi da quale parte sia giusto schierarsi, poiché la scrittrice alterna il punto di vista di Abi a quello di Beatrice, pur presentando quest’ultimo in terza persona. Ho trovato la scrittrice un po’ mancante nella caratterizzazione dei personaggi, dal momento che sembrano quasi tutti uguali, ma ci si passa sopra vista la storia. Consigliato con un 4 su 5!

ATTENZIONE: SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!! Il tema principale di tutto il libro è senz’altro il rapporto speciale che lega i gemelli, a tratti considerato inquietante e incomprensibile. Viene presentato sia in versione “socialmente accettabile” che in versione patologica, come un’analisi psicologica messa a confronto. Inoltre, ho trovato questo libro interessante anche perché offre un ottimo spunto di riflessione dando al lettore una fine, che non è il classico happy ending che una persona potrebbe aspettarsi. Fra l’altro prima di raggiungere una sorta di epilogo, cominciamo a non capire più chi sia sociopatico e chi sia sincero. Colpo di scena, quello che sembrava più mite di tutti, alla fine era l’artefice di tanto caos! L’amaro in bocca che lascia il finale, comunque, rispecchia tristemente la realtà di oggi. Per quanto sia disgustoso e inconsueto che Beatrice abbia accettato di fare da amante al suo gemello Ben, al di là del loro legame parentale, si nota ancora una volta una donna che nonostante le violenze subite, tanto che sarebbe morta se Abi non l’avesse trovata incosciente, decide di perdonare “perché lo amo, perché è stressato, perché è colpa mia”. Una sorte, ahimé, ancora comune per tantissime che si lasciano trascinare nell’abisso dell’annullamento personale in favore di una mente contorta e malata, che manipola ogni aspetto della propria vita, togliendo il respiro. Ad un certo punto sembra quasi che Beatrice sia giustificata nel suo atteggiamento quando salvata da quella violenza, si rifugia dai genitori di Abi, ma decide non solo di non denunciare, in più la mattina dopo corre da lui come un cane bastonato, in nome di un amore che nessuno può capire. No, mi dispiace, non si può capire perché non è amore. Quindi, da una parte una donna sconfitta da sé stessa e dall’altra una Abi che trova una forza che non sapeva di avere, probabilmente ereditata dalla sorella defunta, e lascia questo tragico episodio alle sue spalle per riprendere la sua vita, da dove l’aveva lasciata. Quello che non ho capito è perché non abbia denunciato lei, invece.

Concludo dicendo che in questo libro ci sono fin troppe biondine con caschetto, magre e bellissime (Lucy, Abi, Beatrice e Ingrid) e ragazzi alti, palestrati e bellocci che rispondono alla stessa descrizione (Ben, Luke e Callum). Quando si dice la fantasia…

Grazie per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Odio il modo in cui mi guardano, con un misto di pietà e imbarazzo, preoccupati che io possa scoppiare a piangere da un momento all’altro. Di solito segue un istante di silenzio, poi abbassano gli occhi e si guardano le scarpe o le mani, qualsiasi cosa pur di non dover guardare me. Bofonchiano qualcosa sul fatto che gli dispiace tanto e poi cambiano argomento, lasciandomi col dubbio di aver commesso un enorme passo falso a parlare della morte di mia sorella. ” Le Sorelle, C. Douglas

L’orrore nascosto per 10 anni

Questo mese, nella sezione Il Libro Ritrovato, vi presento un altro thriller ansiogeno che tiene incollati fino all’ultima pagina. Un’altra storia di cronaca nera alla ricerca di oscuri segreti per svelare verità tenute nascoste per troppo tempo. Sto parlando de Il Bambino Silenzioso di Sarah A. Denzil, un best seller in Uk, USA e Australia.

Il piccolo Aiden sparisce da scuola durante un’alluvione, cade nel fiume e annega; poco tempo dopo, durante la disperata ricerca del corpo, viene ritrovato solo il suo cappotto rosso mentre fluttuava lungo il fiume Ouse. Si comincia a pensare alla sparizione, ma dopo continue ricerche a vuoto, viene dichiarato morto. Emma, la madre, dopo dieci anni sembra finalmente riuscita a riacquistare un po’ di serenità: è sposata, incinta e le sembra di aver preso finalmente il controllo della sua vita, quando…Aiden ritorna! Il ragazzo è traumatizzato e non parla con nessuno, anzi, sembra del tutto indifferente a ciò che lo circonda. Ma ciò che non esprime a voce, lo rivela il suo corpo, martoriato dalle violenze subite, ci fa comprendere che non è mai annegato, ma è stato prigioniero in tutti quegli anni. Ci si chiede chi possa aver commesso un crimine tanto orrendo in una cittadina così piccola.

Già dalla trama è una storia che colpisce e vi garantisco che i colpi di scena non mancano, anche se per una certa parte del romanzo il ritmo è piatto, seppur leggero in termini di scrittura, e alcune cose mi hanno fatto storcere un po’ il naso per la loro mancanza di logica. Un altro punto a sfavore e questa è una cosa molto personale, non amo leggere le parolacce nei libri e questo penso ne sia fin troppo pieno. Del resto, per gli amanti del genere, è sicuramente un romanzo apprezzabile. Voto 3,5 su 5.

ATTENZIONE, SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!! Ho citato dei punti che mi hanno fatto storcere il naso e vorrei entrare un po’ più nel merito. Prima di tutto devo dire che già prima della metà del libro sospettavo che Jake nascondesse qualcosa di losco dietro la sua facciata da perfettino, perché la sua ossessione per l’ordine nella sua vita era fin troppo maniacale, come costruita e questo quantomeno insospettiva. Tuttavia, apprezzo il fatto che l’autrice abbia messo praticamente due assassini con un duplice colpo di scena: l’intenzione di Jake era proprio quella di uccidere Aiden spingendolo nel fiume, mentre il rapitore ha approfittato della situazione senza nemmeno essersi messo d’accordo con lui. E chi è il depravato? Hugh, l’amico! Ecco una delle cose che mi ha fatto storcere il naso, cioè questo va in giro per il mondo, intanto viene interrogato il pianeta terra, ma nessuno si prende la briga di chiamarlo o richiedere la sua presenza al commissariato. In fin dei conti era un amico di famiglia, quindi sospettabile anche lui e se avessero provato a telefonargli, già le mancanze di risposte avrebbero dovuto far insospettire. Altra questione, Jake aveva un box poco fuori città in una zona di spacciatori e questo non ha mai insospettito nessuno? A Emma è venuto in mente di controllare se davvero lavorava a York e non alla polizia? E il bunker dove stava Aiden? All’inizio ci fa capire che si tratta di un posto sperduto e lontano nei boschi, poiché nonostante sia stato setacciato da cima a fondo, non è stato trovato nulla di sospetto. Alla fine del romanzo, in qualche minuto viene raggiunto a piedi da Emma in travaglio (!!!) e Aiden, in una radura. Sul finale poi, invece di incastrare anche quella pazza di Amy che è stata complice del maniaco, magari semplicemente registrandola mentre confessa candidamente, le dice semplicemente di andarsene. Bho…In conclusione, c’è da dire che non è facile narrare una storia così complessa, senza che ci siano dei punti che stonano e, inoltre, persino nella realtà nelle indagini vengono commessi degli errori grossolani che non permettono di trovare i colpevoli per anni, se non per sempre.

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Una reazione tipica dell’opinione pubblica inglese, pensai. Pretendono gratitudine in cambio della loro attenzione. Un ragazzino è stato rapito e torturato per un decennio e si sentono tristi per questo. Buon per loro. Così dopo aver provato tutta questa tristezza vedono il ragazzo in questione insieme alla madre e sentono il bisogno di sottolineare l’ovvio: si sentono tristi. Non è orribile, ti dicono? Sì, sì, è molto triste e davvero orribile, grazie per come vi sentite. Ma se non li plachi, allora vai a quel paese te e il tuo bambino.” Il Bambino Silenzioso, S.A. Denzil

Un crimine senza traccia

Le offerte dove prendi 2 o 3 libri pagando meno di 10 euro, sono sempre le migliori per riempire la libreria di casa. Certo, la scelta è limitata, ma a volte si possono scoprire dei titoli o, addirittura, dei generi letterali che prima non avevamo preso in considerazione. In questa occasione ho acquistato qualche thriller, uno dei quali esporrò in questo articolo, ovvero La Lunga Notte di Linda Castillo.

Già il titolo di per sé lo trovo intrigante, anche se la copertina in brossura lascia a desiderare. Apre la storia il brutale sterminio dei Plank, una delle famiglie della comunità amish di Painters Mill, Ohio. Si tratta di un padre, una madre e 5 figli che fino ad allora avevano vissuto concentrati routinariamente nella fede e nel lavoro, poi in una notte capita l’impensabile: qualcuno entra nella fattoria e fa un massacro, torturando e uccidendo anche le ragazze Mary e Annie. Kate Burkholder, capo della polizia della contea, viene chiamata a dirigere le indagini, ma non ci sono sospettati, nessuna traccia, nessun movente. Kate in passato è stata un’amish, sa che non possono esserci ombre nella vita delle vittime: eppure nel passato di Mary Plank cominciano ad emergere oscuri segreti. Fin dalle prime righe si capisce che c’è qualcosa di inquietante in questa vicenda dove si frappongono un mondo paradisiaco e una realtà orribile che si presenta senza alcuna apparente spiegazione. Le indagini proseguono con continue scoperte e colpi di scena, perciò le pagine scorrono veloci con un’ansia pazzesca fino alla fine. Quello che emerge, senza sbilanciarmi troppo, è che non è oro tutto ciò che luccica, e che persino in una comunità del genere può insinuarsi qualcosa di oscuro. Finale per niente prevedibile, anche se mi ha lasciata un pochino perplessa su certi aspetti, voto 4 su 5.

ATTENZIONE SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!!!! Un’altra questione su cui vorrei far luce è come sia nata tutta la vicenda: abbiamo una ragazza amish estremamente ingenua che si innamora di uno sconosciuto e ad un certo punto è portata a fare cose per le quali si vergogna terribilmente. Il punto è, si può seguire una religione vivendo come se il resto del mondo non esistesse? Mi spiego meglio, non voglio giudicare chi abbraccia una fede perché andrei contro i miei interessi, ma il fatto di doverla seguire in questo caso, che potrebbe rispecchiare molte realtà, soffoca a tal punto chi ne fa parte che ci troviamo, per esempio, una ragazza credulona che sbaglia e ha persino paura a parlarne con la sua famiglia. Io penso che questa sia un’altra critica sottesa presente nel libro che in parte condivido, perché ognuno ha il diritto di scegliere ciò in cui credere, ma gli estremismi portano a delle conseguenze disastrose. Con ciò non significa giustificare il killer pazzoide, ma dire che forse si poteva evitare, banalmente parlandone e rivolgendosi alle autorità competenti. Se Mary fosse stata informata prima su ciò che poteva trovare fuori dalla sua comunità, sarebbe stata più attenta? Forse. Altra questione, compiere un massacro per poi filmarlo e metterlo sul web e farci dei soldi. Cioè qui i criminali erano a centinaia, non solo chi ha compiuto tali schifezze per un profitto personale, ma anche coloro che fanno parte del giro di compravendita di tali video, giusto per far capire fino a che punto riprovevole è giunta la società contemporanea. Non mi ricordo se nel libro poi la polizia abbia cercato di indagare anche sui siti dove giravano questi materiali, ma anche se si fermasse il Jack o lo Scott di turno, sarebbero solo delle pedine di un sistema malato che andrebbe posto all’attenzione di autorità superiori e specializzate. Alla fine, per quanto sia positivo che il caso sia stato risolto, resta sempre l’amaro in bocca per quanto accaduto che ormai non si può cambiare.

Grazie per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“E’ la solitudine più profonda del mondo desiderare l’amore e il sostegno dei propri genitori, e sentire di non meritarlo.” La Lunga Notte, L. Castillo

I segreti dell’idilliaca perfezione

Già dal titolo questo libro attira subito l’attenzione, come preludio di un thriller mozzafiato e infatti non si è smentito con la lettura. Si tratta de La Donna Silenziosa, romanzo d’esordio di Debbie Howells.

Ci troviamo in una cittadina relativamente piccola, dove gli abitanti si conoscono uno per uno e la vita sembra idilliaca. Questo fino a quando non scompare Rosie Anderson, una ragazza di diciotto anni, sconvolgendo tutti, soprattutto la giardiniera Kate che la conosceva molto bene e non riesce a capacitarsi di come qualcuno possa aver fatto del male ad una ragazza tanto dolce e bella, proveniente per altro da una famiglia amorevole. Queste sono le premesse di un thriller psicologico interessante fino all’ultima pagina, perché man mano che si prosegue con la storia ci si rende conto che niente è mai come sembra e le certezze che si fa anche il lettore, possono crollare da un capitolo all’altro come fossero fatte di cristallo che va in pezzi. Il finale poi è stata la ciliegina sulla torta, anche se ho trovato alcuni punti della trama che poco mi sono piaciuti, come dei veri buchi o il ritmo troppo lento in alcuni frangenti. Per me è un 3 su 5 e consiglio comunque di leggerlo perché per essere un thriller di esordio, nel complesso ha una bella storia che fa riflettere.

ATTENZIONE SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!!! Per spiegare meglio i punti di debolezza, non posso fare a meno di spoilerare la trama. Prima di tutto trovo che nel corso della storia ci siano dei buchi assurdi e delle questioni piantate lì senza un perché. Alcuni personaggi fondamentali nel corso delle vicende, all’improvviso sono tagliati fuori dalla scena, come per esempio Alex, il fidanzato di Rosie, che per gran parte del libro non si sa dove sia finito. Inoltre mi sorgono alcune domande su un’indagine che sembra anche peggio dei Ris delle cronache italiane: nessuno ha interrogato Delphine, la sorella minore? Chiunque noterebbe che quella ragazzina ha dei seri disagi psicologici, ma sembra che la polizia nemmeno se ne accorga. Nessuno indaga nemmeno sul passato della madre Joanna o del padre Neal. Qualche scoop viene riportato dai giornali, ma tutti gli elementi chiave utili per svolgere l’indagine non vengono nemmeno presi in considerazione dalla polizia. In pratica ho notato che il ruolo di questi ultimi è più che marginale, diventano un’ombra che compare solo quando l’ingenua Kate porta qualche indizio. E parliamoci chiaro, non è che la protagonista sia un segugio eh; a volte sembra che la sua ingenuità sia così forzata che sembra quasi stupida. E infine, chi sarebbe la donna silenziosa? Rosie? o Joanna? C’è un tentativo da parte dell’autrice di rendere anche Rosie protagonista, ma secondo me senza successo, perché se all’inizio era carina e originale l’idea di riportare le sensazioni della ragazza nei suoi ultimi istanti di vita, poi diventa del tutto sconnesso il suo vagare nel passato della madre. E’ un fantasma che viaggia nel tempo o vive nel presente? Non si capisce. Le protagoniste alla fine sono senz’altro Kate e Joanna, non certo Rosie e non so se fosse questo il tentativo di Debbie.

Grazie per la lettura dell’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Una cosa che ho imparato è che il dolore si manifesta in modi diversi per ciascuno di noi. Assume parecchie forme. Il paese è ammutolito e tutti hanno chiuso le porte, come per lasciare fuori anche il male. Ho imparato che un volto assente o un sorriso flebile sono capaci di nascondere la più profonda e intima agonia.” La Donna Silenziosa, D. Howells

Da spettatrice a protagonista

In questo articolo parlerò di un best seller mondiale dal quale hanno tratto un film, che io non ho visto 😛 Il libro La Ragazza del Treno di Paula Hawkins, mi è stato regalato dopo il suo clamoroso successo ed all’inizio ero curiosissima di leggerlo. Ma andiamo con ordine.

Dunque, la protagonista indiscussa è Rachel, donna sola, senza amici, con problemi di alcool, che ogni giorno a Londra percorre in treno la strada che la porta al suo noioso lavoro. Durante il viaggio, osserva fuori dal finestrino le strade e le case che scorrono, ma ce n’è una che trova particolarmente interessante, che può spiare più a lungo allo stop del treno. Rachel ogni mattina vede una coppia sconosciuta fare colazione in veranda e, benché non li conosca nemmeno, comincia ad affezionarcisi, immaginando i loro nomi e le loro vite. Un giorno, però, si rende conto che alla coppia perfetta è accaduto qualcosa di strano e questo cambia tutto.

Devo dire che le mie aspettative erano piuttosto alte, dato l’enorme successo. Ma ad essere sincera, il mio entusiasmo è andato scemando sulle prime pagine e so che probabilmente molti non saranno d’accordo, ma questa è solo una mia opinione. Per me, almeno nella prima parte, il libro è noioso e ripetitivo, soprattutto per quel che concerne la descrizione di Rachel. Fa e pensa sempre le stesse identiche cose che puntualmente e giustamente vengono riportate dall’autrice. Se voleva farci sentire il peso della sua vita piatta e infelice, ci è riuscita in pieno. I personaggi che via via compaiono nella storia li ho trovati un pochino stereotipati, come se fosse la stessa Rachel a descriverli. Per me il voto è 2,5 su 5.

ATTENZIONE: PRESENZA DI SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!! Vorrei entrare nel merito di alcuni personaggi presenti nel libro, in particolare le donne, trovate stereotipate e irritanti, come già anticipato. Abbiamo Rachel, una donna vittima di sé stessa che si autocommisera e non prende mai in mano la situazione. Se qualcuno le dice che è colpa sua se il mondo sta finendo, lei risponde “Sì, è vero! Scusami!”. C’è Anna, l’amante presuntuosa e paranoica che, dopo essersi presa ciò che non le spettava, ora ha paura che il suo trofeo le venga soffiato dalle mani. Una vita perfetta costruita sulle macerie di un’altra, insomma. Infine, Megan la barbie girl/primadonna che ha il diritto a prendersi ciò che vuole solo perché bella e, se qualcuno la contrasta, non può sopportarlo. Ora, francamente questi personaggi non mi sono piaciuti perché dipingono il peggio che una donna può essere, fra l’altro in maniera superficiale. Non sono persone, sono caratteri di un teatro. Non le ho trovate profonde, con motivazioni intrinseche. Forse, sono io che non ho saputo coglierle e per questo mi dispiace. A mio avviso, il libro si è salvato sul finale che, quantomeno, ha riservato dei bei colpi di scena.

Intanto vi ringrazio per aver letto l’articolo e vi auguro una buona lettura 🙂

“Se non puoi avere figli, il problema è che il mondo fa di tutto per ricordartelo, specialmente se hai superato i trent’anni.” La Ragazza del Treno, Paula Hawkins