Magari domani…non lo leggo!

Avete presente quando trovate lo stand con i mega sconti sui libri, ma ci sono tanti titoli e non sapete quale scegliere? E nello stesso tempo avete fretta perché il marito o i figli all’improvviso si rendono conto di essere studi, perciò iniziano a mettere ansia? Ecco, in queste circostanze si afferrano un paio di libri al volo leggendo velocemente la trama e facendosi catturare dalla copertina. In un’occasione del genere ho preso Magari Domani Resto di Lorenzo Marone.

Luce di Notte è una giovane donna che vive a Napoli, precisamente nei Quartieri Spagnoli, un vulcano sempre in eruzione che sembra avercela con il modo intero, forse un po’ perché ha una famiglia disastrata e un po’ perché nonostante sia un avvocato laureato a pieni voti, il massimo che ottiene come lavoro è di smistare scartoffie. Un giorno le viene affidata la causa per l’affidamento di un minore che forse, si rivelerà l’occasione per sciogliere i nodi del suo passato e fare un po’ d’ordine nella propria vita.

Diciamo che ho scoperto l’autore attraverso questo romanzo e purtroppo ho toppato alla grande, dato che non è nemmeno il più riuscito. E menomale, dico io! Perché nonostante il web pulluli di elogi per la storia di Luce, io l’ho trovata così noiosa che ho fatto davvero fatica a finire di leggerla. Prima di tutto partiamo dalla scrittura, appesantita da parecchie frasi dialettali, presentate anche quando non servono, e riflessioni filosofiche sulla vita degne dei Baci perugina. Per non parlare della volgarità della protagonista, perché una tosta dice una parolaccia ogni tre e attacca la gente prima ancora di capire il significato di ciò che le viene detto. A tutto questo si aggiunge la fiera delle banalità con tutti gli stereotipi che vi vengono in mente su Napoli e una protagonista che in quanto amore ispira ben poco. Voto 2/5.

ATTENZIONE: SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!! Insomma io a questa Luce non riesco proprio a farmela piacere, una donna che vuole fare la dura a tutti i costi, ma diventa solo cafona e alla fine si scopre che anche lei ha un cuore grande accussì. Diciamo che è piacevole l’evoluzione del personaggio che alla fine impara ad apprezzare ciò che la vita ha da darle, senza cercare continuamente un capro espiatorio su cui scaricare le proprie frustrazioni. Buona anche la descrizione della città in sé perché ti coinvolge in quei quartieri che profumano di fritto (esatto, per me è un profumo!) e di mare. Per il resto, come accennato prima, irritante la continua ricerca di trarre perle di saggezza da ogni dialogo, fra l’altro alcune illogiche e di una banalità sconcertante. Ognuno è saggio sulla vita altrui, ma son tutti falliti, mistero! I personaggi surreali non aiutano in questa epopea di dialoghi impossibili, a metà fra il terra- terra e l’università della vita: non c’è né uno che esce fuori dalla figura che rappresenta, come la madre bigotta, il fratello scapestrato, gli anziani sempre saggi e buoni, la bella ignorante, un bambino prodigio…Il finale conserva questa coerenza: happy ending inverosimile ed affrettato, con un boss mafioso che diventa bravo perché restituisce il figlio alla madre e una famiglia “speciale” che festeggia non si sa cosa alla “vissero tutti felici e contenti”.

Questa volta mi è andata male con Marone, ma sarei curiosa di leggere il suo romanzo di esordio La Tentazione di Essere Felici, apprezzato molto di più di questo.

Grazie per aver letto l’articolo 🙂

Julia Volta

“Che buffa la vita, ti impegni con tutta te stessa a sembrare diversa da tua madre, anno dopo anno, e poi, ad un certo punto, una mattina qualsiasi, ti guardi allo specchio e rivedi il suo volto, le sue stesse rughe e gli stessi occhi stanchi.” Magari Domani Resto, L.Marone

Leggere per aprire gli occhi

Apriamo questo mese con un libro rimasto in vetta alle classifiche dei best sellers per diverse settimane, vendendo, ad oggi, circa 10 milioni di copie in tutto il mondo. Non si tratta di una storia, ma di una denuncia vera e propria nei confronti di un mondo oscuro che si cela dietro la parola “mafia” intesa in senso generale. Sto parlando di Gomorra, scritto da Roberto Saviano.

“Il libro racconta il potere della Camorra, la sua affermazione economica e finanziaria e la sua potenza militare, la sua metamorfosi in comitato d’affari. Una scrittura in prima persona fatta dal luogo degli agguati, nei negozi e nelle fabbriche dei clan, raccogliendo testimonianze e leggende. La storia parte dalla guerra di Secondigliano, dall’ascesa del gruppo Di Lauro al conflitto interno che ha generato 80 morti in poco più di un mese. Una narrazione-reportage che svela i misteri del “Sistema” (così gli affiliati parlano della camorra, termine che nessuno più usa), di un’organizzazione poco conosciuta, creduta sconfitta e che nel silenzio è diventata potentissima superando Cosa Nostra per numero di affiliati e giro d’affari.” da Amazon

Se ci si aggira per i siti di compravendita dei libri, senz’altro noterete che le recensioni sono per la maggior parte entusiaste e non è certo un caso se ha fatto tanto successo anche all’estero. Da questa opera è stato addirittura tratto un film omonimo e una serie TV diventata molto popolare. Io vi dico sinceramente, che il libro non mi è piaciuto e, senza troppi giri di parole, il mio voto sarebbe 3 su 5 e spiego subito il perché.

Prima di ogni cosa, ci tengo a dire che ho apprezzato moltissimo il coraggio dell’autore nel voler affrontare una tematica così delicata che riguarda praticamente tutti, perché la Camorra non è certo una leggenda o un prodotto della fantascienza, ma si tratta di un sistema losco che opera di nascosto, prendendo radici nell’oscurità come un cancro sociale. Nessuno vuole parlarne oppure vuole ammettere il suo potere. Grazie a questo libro, guarderete molti aspetti della società in maniera differente: il mercato economico, la politica, la moda, persino Hollywood! Ciò che davvero ho trovato fastidioso è il modo in cui questi temi vengono trattati: una serie di episodi senza un nesso logico, un monologo filosofico lunghissimo nel quale si intrecciano il senso critico dell’autore con episodi reali tratti da atti processuali e indagini di polizia. Ciò che mi ricordo di questo libro sono sequenze sporadiche di argomenti diversi e non perché l’abbia letto diversi anni fa, ma già ai tempi ho fatto davvero fatica a finirlo. Avrei preferito una descrizione più giornalistica delle vicende, un occhio super partes con un inizio e una fine per ogni argomento, magari trattarne uno solo per capitolo, ma in maniera lineare e ordinata. Invece mi è sembrata una successione confusa “di cose”, sicuramente interessante e utile per capire, ma alla fine cosa rimane? Ho avuto come l’impressione che Saviano volesse esprimere tutto ciò che sapeva tutto d’un fiato, una miriade di informazioni senz’altro fondamentali, ma buttate giù prima che potessero acquisire un ordine.

Mi rendo conto che la mia critica riguarda solo la forma, per questo non mi sento di biasimare la popolarità che ne è conseguita dalla sua pubblicazione. Si tratta comunque di uno schiaffo in piena faccia per chiunque abbia ancora le fette di salame incollate sugli occhi. Ma io quando recensisco un libro, amo considerarlo sotto ogni suo aspetto e per me anche la forma ha la sua importanza, perché ritengo che, per quanto sia utile e importante ciò che hai da trasmettere, se lo fai in maniera “non ottimale” alla fine una parte si perde. In ogni caso lo consiglio, perché scritto bene o meno, tutti DEVONO SAPERE.

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“C’è chi comanda le parole e chi comanda le cose. Tu devi capire chi comanda le cose, e fingere di credere a chi comanda le parole. Comanda veramente solo chi comanda le cose.” Gomorra, R. Saviano