Blossom Street vol. 2: un po’ delusa

Dopo circa due mesi, rieccomi con il secondo volume di una saga leggera, che intreccia vicende dei personaggi con la trama della maglia. Esatto, sto parlando di Blossom Street di Debbie Macomber. Il secondo volume di cui vi parlo oggi si intitola Diritto e Rovescio.

Prima di tutto vorrei specificare un paio di cose: 1. Ho notato che ogni volume può essere letto senza necessariamente seguire l’ordine cronologico; certo, la protagonista è sempre la stessa e il racconto della sua vita parte da dove era rimasto il libro precedente. Ma sovente l’autrice riassume le vicende pregresse e, inoltre, la nuova storia si incentra intorno a nuovi personaggi che frequentano il negozio. 2. La lettura e recensione di questa saga è un progetto che sto conseguendo in collaborazione con il negozio Filati Romance, con il quale collaboro da più di un anno e mezzo. Se oltre a leggere, vi piace anche sferruzzare, vi consiglio di farvi un giro perché oltre a vendere fantastici gomitoli, è sempre pieno di nuove iniziative coinvolgenti!

Detto ciò, iniziamo a presentare la trama. Come già accennato, la protagonista è sempre Lydia, proprietaria del negozio di lane L’Intreccio che attualmente gestisce con la sorella Margaret (se vi siete persi il volume 1, vi lascio il link per recuperare la mia recensione 🙂 Il Negozio di Blossom Street ). Ad uno dei tanti corsi di maglia che organizza, si presentano tre donne diversissime: Courtney, adolescente infelice per aver perso da poco la madre e con un padre impegnato in Sudamerica per lavoro, si ritrova a vivere temporaneamente dalla nonna Vera; Bethanne, super insicura, fresca di divorzio e con due adolescenti da gestire da sola, senza soldi e senza un’idea su come tirare avanti in autonomia; Elise, bibliotecaria in pensione, costretta a vivere con la figlia dopo aver perso i soldi a causa di un’impresa edilizia truffaldina. Come sempre, seguiamo le loro vicende alternando i diversi punti di vista che, in qualche modo, rendono dinamica la narrazione cercando di non stancare troppo il lettore. Le protagoniste crescono, cambiano, fanno amicizie e prendono letteralmente in mano la propria vita per stravolgerla. Ciò che le unisce è proprio la maglia, con la quale intrecciano non solo i fili, ma anche solidi legami di amicizia.

Dunque, per chi ha letto la precedente recensione, si sarà reso conto che la modalità di narrazione non è molto cambiata, anche se qui a volte mi è sembrata un po’ troppo ripetitiva. Sarà che avevo già letto il primo volume e il background di Lydia, ormai, lo sapevo a memoria. Tuttavia, ho notato che anche con gli altri personaggi i concetti sono stati ripetuti fino all’esasperazione, perciò a parer mio, qui la storia è narrata in maniera poco avvincente. Per non parlare del fatto che Carol, considerata grandissima amica del primo volume, qui quasi sparisce del tutto con la scusa che ha un bambino piccolo. Nessuno la coinvolge più praticamente, dato che è diventata madre. Ad un certo punto, poi, ho cominciato a storcere il naso anche riguardo a determinati eventi. Cerco di essere breve nella spiegazione.

ATTENZIONE SPOILER NEL PARAGRAFO! Prima di tutto, il personaggio di Bethanne è veramente irritante, oserei dire patetica. Proprio per questo, ho apprezzato tantissimo la sua evoluzione nella parte finale, anche se ancora non ho capito il motivo per il quale abbia respinto Paul: non devono dipendere l’uno dall’altra, ma “trovati una donna che sia il tuo tutto”. Ah okay, chiaro. Per quanto riguarda Elise, più che una donna di una certa età con la sua relativa maturità, mi sembra un’altra adolescente con occhi a cuoricino. A dir poco surreale la tresca fra lei e Maverick, rimasto scapolo decenni perché ancora innamorato di lei. Molto realistico…Fra l’altro, proprio con Maverick si minimizza una questione molto grave, ovvero il vizio del gioco, che ha portato intere famiglie in rovina. Qui non si capisce da che parte si schieri l’autrice: lui sembra che abbia distrutto il matrimonio proprio perché si giocava qualsiasi cosa, ma decenni dopo, quando va dalla figlia, è considerato un giocatore professionista, quindi in realtà non ci sarebbe niente di male. Tutto è giustificato perché sta morendo. Ragazzi, il vizio del gioco è una malattia e non si guarisce perché ci amiamo tanto tanto e l’amore guarisce ogni cosa, pucci pucci. Oltretutto, nessuno si rende conto che si ricorda di essere innamorato della moglie solo quando scopre di dover morire. Ciliegina sulla torta, diventa Babbo Natale e regala soldi a destra e a manca. Inoltre, vorrei spendere due parole su Courtney, che secondo me trasmette un messaggio sbagliato: quando dimagrisce (a dei ritmi così frettolosi che sembra sia diventata una malattia, ma va beh siccome è bella nessuno se ne accorge), giustamente si rende conto che non le basta per essere felice. Però, c’è un grosso però, non si perde occasione per sottolineare quanto il suo problema iniziale fosse il sovrappeso. Dunque??!? Concludo dicendo che, come nel volume precedente, gli uomini o sono tutti assolutamente perfetti, o dei falliti. Vie di mezzo non ne conosce Debbie…

Spero che con il terzo volume ci sia una svolta positiva…Intanto, voto 2.5/5.

Julia Volta

“Stava rileggendo Emma di Jane Austen, cosa che faceva più o meno ogni decennio. C’era libri così: i veri classici a cui tornava con piacere più e più volte. La Austen, le sorelle Bronte, Flaubert e la sua preferita, George Eliot. Questi scrittori descrivevano la vita e le emozioni delle donne in modi ancora attuali oltre un secolo dopo.” Diritto e Rovescio, D. Macomber

Per chi ama leggere e sferruzzare: lettura leggera

Nei gruppi di lettura ultimamente si è scatenato un acceso dibattito per quanto riguarda le cosiddette “letture leggere“. Per alcuni si tratta di libri con storie scontante, pieni di cliché, trame trite e ritrite, la cui lettura comunque ci permette di passare un pomeriggio senza troppi cavigli per la testa. Per altri, è definibile come “leggero” un romanzo piacevole, intrigante, appassionante, possibilmente appartenente ad autori celebri e acclamati dalla letteratura. Per quanto mi riguarda, la mia opinione sta nel mezzo. Ho trovato leggeri alcuni autori classici, che mi hanno portata al finale fin troppo velocemente, così come ho letto bestseller prolissi e impegnativi.

Ma dopo tutta sta manfrina sulle letture leggere, vi introduco il libro di cui vi voglio parlare: il Negozio di Blossom Street di Debbie Macomber. La trama intreccia le vicende di quattro donne diversissime fra loro: Lydia, giovane sopravvissuta al cancro, che decide di aprire un negozio di filati e organizzare un corso base di maglia al quale partecipano le altre tre protagoniste; Alix, una ventenne ribelle in libertà vigilata, che si iscrive per impiegare le ore di servizio pubblico imposte dal giudice; Jacqueline, borghese di mezza età, sta per diventare nonna, ma non sopporta che il figlio si sia sposato con una campagnola; Carol, dolce giovane donna, ossessionata dal desiderio di avere un bambino che tarda ad arrivare.

Si tratta del primo di una serie di sei volumi appartenenti alla saga di Blossom Street, che ruota tutta intorno al negozio di filati di Lydia. Sono stata spinta alla lettura principalmente per una collaborazione con il negozio di gomitoli per cui lavoro, Filati Romance, e devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa, perché tutto sommato mi ha tenuta incollata alle pagine fino alla fine senza troppi problemi. Sarà anche stato per la modalità di scrittura, che scorre veloce, non si perde in inutili descrizioni e risulta poco impegnativa. Alla fine del romanzo è anche presente una chicca che fa sicuramente piacere alle amanti del mestiere.

Per quanto riguarda gli aspetti negativi, non posso non parlare dei luoghi comuni che a volte compaiono, manco stessimo parlando dell’universo della Mulino Bianco: mariti perfetti, sempre comprensivi, donne dolcissime, anche nel profondo del cuore (l’unica che ce l’aveva col mondo intero, pare debba essere ricoverata), bambini bellissimi e amabili. Insomma, se avete bisogno di qualcosa che vi trasmetta positività, della serie “ogni cosa è possibile” anche in maniera del tutto surreale, allora è il libro giusto.

Voto 3/5

Julia Volta

“Dovevo cercare la mia felicità e smetterla di aspettare che lei trovasse me.” Il Negozio di Blossom Street, D. Macomber