Persuasione: la tenera storia di un’ameba

Sono passati diversi anni ormai, da quando ho divorato con una certa avidità opere che ho considerato magnifiche, intitolate Orgoglio e Pregiudizio/ Ragione e Sentimento. Grazie ad un’offerta occasionale sui Best Sellers, mi sono reimbattuta in Jane Austen con un titolo che non conoscevo, ovvero Persuasione.

Si tratta di un romanzo scritto nella piena maturità letteraria della scrittrice, dove come sempre compare, attraverso intrecci amorosi, una deliziosa satira dell’Inghilterra della prima metà dell’800. Le vicende ruotano intorno agli aristocratici Elliot, con a capo sir Walter, vedovo egocentrico e vanitoso, avente tre figlie: Elizabeth, la maggiore, la sua copia spiccicata al femminile e per questo motivo la sua preferita, Anne la mezzana, dolce come la madre ma tanto introversa da passare inosservata e, infine, Mary la capricciosa, unita in matrimonio con Charles Musgrove. Poiché ormai le ragazze non possono più contare su una figura materna, l’educazione di Anne in particolare viene affidata a Lady Russell, cara amica della defunta. Quest’ultima considera Anne come una figlia e, quando viene a sapere che la ragazza si è innamorata di un ufficiale di Marina, la persuade a rompere il fidanzamento in quanto lo considera poco vantaggioso. Otto anni dopo la fanciulla, amaramente pentita di aver dato ascolto alla sua tutrice, rincontra il suo primo amore, che nel frattempo è diventato colonnello dopo una carriera fortuita. Riuscirà a riconquistare ciò che si era lasciata alle spalle?

Devo essere sincera: per me scegliere di leggere Jane Austen vuol dire andare sul sicuro e certamente non è un caso se si tratta di una delle maggiori figure di spicco nella narrativa inglese. Dopo qualche lettura deludente, avevo proprio bisogno di “rifarmi gli occhi”. Devo, tuttavia, precisare che non mi ricordavo che il ritmo dei suoi romanzi procedesse tanto a rilento o forse è la protagonista che non mi ha fatto entusiasmare. Sì perché, lontana anni luce dalla vivace Elizabeth di Orgoglio e Pregiudizio, Anne mi è sembrata più vicina al personaggio di Jane, con una personalità all’inizio molto più spenta. In 2/3 del romanzo ho trovato il suo atteggiamento insopportabile: semplicemente un’ameba. Nella trama in quarta pagina dice che “decide di giocarsi ogni possibilità” per conquistare il suo amato. E che strategia avrebbe adottato? Quella di appostarsi nascosta sotto la sabbia per attaccare nel caso in cui il colonnello Wentworth fosse PER CASO passato vicino a lei? No, perché la tattica non stava funzionando molto, tanto che lui all’inizio sembra addirittura provarci con un’altra. E non è finita! Questa ragazza ha la straordinaria capacità di farsi film mentali dal più piccolo gesto di attenzione, che sia una fugace occhiata o un sospiro di troppo, ma non capisce che un gentiluomo (di cui non dirò il nome per non spoilerare troppo) ci prova con lei da almeno due settimane. Alla fine del romanzo Anne finalmente sembra abbia deciso di tirare fuori il carattere, arrivando a fare ragionamenti del tipo “ah ma io lo sapevo che questo qui era una brutta perzona! Sì, sì!”. Certo e fino al giorno prima il soggetto in questione lo considerava una piacevolissima compagnia.

Scherzi a parte, al di là della descrizione ironica della protagonista, penso che l’illusione della lentezza del ritmo sia data solo dal suo carattere. In alcuni momenti sembra quasi che la storia raggiunga una sorta di stallo rallentando fino alla noia (più volte mi sono addormentata dopo 10 pagine di lettura). Ma il bello della Austen è che il meglio lo serba per il finale, perciò vale la pena continuare per sapere come finiscono i personaggi. Senza contare che abbiamo un soggetto diverso dalle sognanti giovincelle dei romanzi precedenti. Qui c’è una donna adulta di 27 anni, vista quasi al pari di una zitella (considerate che già ai tempi di mia nonna era considerato tardivo sposarsi dopo i 22/23 anni), che ha dovuto fare i conti con le conseguenze di scelte dettate dalla logica nella conservazione del prestigio sociale. E’ meglio vivere una vita modesta con l’uomo che si ama o scegliere un buon partito per accedere a maggiori privilegi? Se per noi la risposta è abbastanza scontata, non lo era per le donne di quell’epoca. Nei romanzi precedenti giovani protagoniste hanno la fortuna di contrarre matrimoni più che vantaggiosi per se stesse, pur non avendoli richiesti proprio per i soldi. Qui Anne si pente della propria scelta praticamente subito, nonostante Wentworth fosse ancora un signor nessuno. Anche se comunque per me rimane sempre il dubbio: si sarebbe fatta il sangue tanto amaro se lui non fosse tornato con più soldi di suo padre e una carriera coi fiocchi? Voto 4/5.

Grazie per la lettura 🙂

Julia Volta

“Uno spirito remissivo può essere paziente; una mente acuta può fornire risolutezza; ma in questo caso c’era qualcos’altro: c’era quell’elasticità mentale, quella tendenza a sapersi consolare, quella capacità di passare prontamente dal male al bene e di trovare occupazioni tali da distrarla dai suoi problemi, che poteva essere solo un dono di natura.” Persuasione, J. Austen

Correre verso la meta (o metà)

Il best seller di questo mese è un libro che risale al primo biennio di Liceo, assegnato da una professoressa che, in generale, aveva pessimi gusti in termini di lettura. Questa volta però, ci aveva azzeccato e questo compito non era stato poi così male, come temevo. Si tratta di Qualcuno con cui Correre di David Grossman, romanzo celebre dal quale è stato tratto un film omonimo nel 2006 (regista Oded Davidoff).

Il protagonista è Assaf, un sedicenne timido e impacciato a cui viene affidato il compito di ritrovare il proprietario di un cane abbandonato, seguendolo per le vie di Gerusalemme. Correndo dietro all’animale, il ragazzo giunge in luoghi impensati, conoscendo strani e inquietanti personaggi. E a poco a poco ricompone i tasselli di un drammatico puzzle: la storia di Tamar, una ragazza solitaria e ribelle fuggita di casa per salvare il fratello tossicodipendente, finito nella rete di una banda di malfattori. E’ la svolta nella vita di Assaf, che decide di andare fino in fondo per conoscere questa misteriosa eroina.

Ho trovato questo romanzo piacevole, prima di tutto perché i protagonisti sono degli adolescenti ai quali la gente adulta non darebbe due lire. Assaf è fin troppo introverso e nessuno si immagina che la piccola Tamar sia in grado di affrontare il mondo esterno da sola per riprendersi il fratello. Insomma una storia che rende omaggio alla tenacia che possono avere i più giovani, vicende eroiche dei giorni nostri in realtà difficili, lontane dalle tresche amorose alla Gossip Girl. Anche i sentimenti vengono affrontati con una leggerezza disarmante, appena pizzicati come le note di una chitarra, ma capaci di produrre una musica fantastica. Per me merita eccome, con un 4.5/5. Non mi è piaciuto molto il film, invece. Forse perché i personaggi me li ero immaginati diversi e l’ho visto dopo aver letto il libro, o forse perché la tenerezza che traspariva nello scritto, sembrava un po’ persa per strada. Andrebbe visto per curiosità, secondo me.

ATTENZIONE: SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!!!! Come dicevo, Grossman affronta con delicatezza i sentimenti che legano le persone nel corso di queste avventure. Un timido adolescente cerca per giorni una ragazza sconosciuta, scoprendo di provare dei sentimenti per lei man mano che scopre nuove cose sul suo conto. Se vogliamo Tamar è il suo esatto opposto, il rovescio della medaglia, a cui lui si è sentito attratto inconsciamente, grazie all’espediente della cagnolina Dinka, che fa da legante fra i due. Quando alla fine la trova, in una specie di nascondiglio segreto, non ci pensa su due volte ad aiutarla nel gestire il fratello Shay appena salvato dai malfattori, ma in piena crisi di astinenza. In questa storia sono rimasta particolarmente colpita da due cose: la prima è la morte dell’amica Shelly. Un personaggio problematico, rimasto solo fino alla fine, nonostante per un attimo ci abbia fatto credere ad un barlume di speranza per la sua uscita dal tunnel degli orrori. Shelly viene ingoiata dal suo stesso vizio e caos di vita, e l’unica cosa a rendergli omaggio è una “serata pizza” nel lager dove viveva da tempo. Un’altro punto che mi ha colpito, ma nel senso che non mi è piaciuto, è la fine di Teodora, una sorta di monaca di clausura che ad un certo punto, verso la fine, trova il coraggio di uscire dai confini del suo alloggio e vedere il mondo con i propri occhi. Una signora anziana con una fitta corrispondenza, che Facebook levati proprio, ma che vive reclusa da decenni. Mi sarebbe piaciuto sapere che fine abbia fatto, una volta varcata la soglia, ma non ci è dato saperlo. Adesso che ci penso, la descrizione del suo modo di vivere, sembra un po’ una metafora di questa generazione: giovani che hanno vita sociale solo virtualmente, ma fuori di casa vivono poco e niente. Ma mi rendo conto che forse sto vaneggiando un po’ troppo…

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Allora lei cantò. Così, su due piedi. I’m not your baby di Sinead O’Connor. Non avrebbe potuto scegliere canzone peggiore ma le sgorgò da dentro come un urlo, incontrollato. Forse perché lui l’aveva chiamata ‘piccola’ con tale disprezzo.” D. Grossman, Qualcuno con cui Correre

Leggere per aprire gli occhi

Apriamo questo mese con un libro rimasto in vetta alle classifiche dei best sellers per diverse settimane, vendendo, ad oggi, circa 10 milioni di copie in tutto il mondo. Non si tratta di una storia, ma di una denuncia vera e propria nei confronti di un mondo oscuro che si cela dietro la parola “mafia” intesa in senso generale. Sto parlando di Gomorra, scritto da Roberto Saviano.

“Il libro racconta il potere della Camorra, la sua affermazione economica e finanziaria e la sua potenza militare, la sua metamorfosi in comitato d’affari. Una scrittura in prima persona fatta dal luogo degli agguati, nei negozi e nelle fabbriche dei clan, raccogliendo testimonianze e leggende. La storia parte dalla guerra di Secondigliano, dall’ascesa del gruppo Di Lauro al conflitto interno che ha generato 80 morti in poco più di un mese. Una narrazione-reportage che svela i misteri del “Sistema” (così gli affiliati parlano della camorra, termine che nessuno più usa), di un’organizzazione poco conosciuta, creduta sconfitta e che nel silenzio è diventata potentissima superando Cosa Nostra per numero di affiliati e giro d’affari.” da Amazon

Se ci si aggira per i siti di compravendita dei libri, senz’altro noterete che le recensioni sono per la maggior parte entusiaste e non è certo un caso se ha fatto tanto successo anche all’estero. Da questa opera è stato addirittura tratto un film omonimo e una serie TV diventata molto popolare. Io vi dico sinceramente, che il libro non mi è piaciuto e, senza troppi giri di parole, il mio voto sarebbe 3 su 5 e spiego subito il perché.

Prima di ogni cosa, ci tengo a dire che ho apprezzato moltissimo il coraggio dell’autore nel voler affrontare una tematica così delicata che riguarda praticamente tutti, perché la Camorra non è certo una leggenda o un prodotto della fantascienza, ma si tratta di un sistema losco che opera di nascosto, prendendo radici nell’oscurità come un cancro sociale. Nessuno vuole parlarne oppure vuole ammettere il suo potere. Grazie a questo libro, guarderete molti aspetti della società in maniera differente: il mercato economico, la politica, la moda, persino Hollywood! Ciò che davvero ho trovato fastidioso è il modo in cui questi temi vengono trattati: una serie di episodi senza un nesso logico, un monologo filosofico lunghissimo nel quale si intrecciano il senso critico dell’autore con episodi reali tratti da atti processuali e indagini di polizia. Ciò che mi ricordo di questo libro sono sequenze sporadiche di argomenti diversi e non perché l’abbia letto diversi anni fa, ma già ai tempi ho fatto davvero fatica a finirlo. Avrei preferito una descrizione più giornalistica delle vicende, un occhio super partes con un inizio e una fine per ogni argomento, magari trattarne uno solo per capitolo, ma in maniera lineare e ordinata. Invece mi è sembrata una successione confusa “di cose”, sicuramente interessante e utile per capire, ma alla fine cosa rimane? Ho avuto come l’impressione che Saviano volesse esprimere tutto ciò che sapeva tutto d’un fiato, una miriade di informazioni senz’altro fondamentali, ma buttate giù prima che potessero acquisire un ordine.

Mi rendo conto che la mia critica riguarda solo la forma, per questo non mi sento di biasimare la popolarità che ne è conseguita dalla sua pubblicazione. Si tratta comunque di uno schiaffo in piena faccia per chiunque abbia ancora le fette di salame incollate sugli occhi. Ma io quando recensisco un libro, amo considerarlo sotto ogni suo aspetto e per me anche la forma ha la sua importanza, perché ritengo che, per quanto sia utile e importante ciò che hai da trasmettere, se lo fai in maniera “non ottimale” alla fine una parte si perde. In ogni caso lo consiglio, perché scritto bene o meno, tutti DEVONO SAPERE.

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“C’è chi comanda le parole e chi comanda le cose. Tu devi capire chi comanda le cose, e fingere di credere a chi comanda le parole. Comanda veramente solo chi comanda le cose.” Gomorra, R. Saviano

Da spettatrice a protagonista

In questo articolo parlerò di un best seller mondiale dal quale hanno tratto un film, che io non ho visto 😛 Il libro La Ragazza del Treno di Paula Hawkins, mi è stato regalato dopo il suo clamoroso successo ed all’inizio ero curiosissima di leggerlo. Ma andiamo con ordine.

Dunque, la protagonista indiscussa è Rachel, donna sola, senza amici, con problemi di alcool, che ogni giorno a Londra percorre in treno la strada che la porta al suo noioso lavoro. Durante il viaggio, osserva fuori dal finestrino le strade e le case che scorrono, ma ce n’è una che trova particolarmente interessante, che può spiare più a lungo allo stop del treno. Rachel ogni mattina vede una coppia sconosciuta fare colazione in veranda e, benché non li conosca nemmeno, comincia ad affezionarcisi, immaginando i loro nomi e le loro vite. Un giorno, però, si rende conto che alla coppia perfetta è accaduto qualcosa di strano e questo cambia tutto.

Devo dire che le mie aspettative erano piuttosto alte, dato l’enorme successo. Ma ad essere sincera, il mio entusiasmo è andato scemando sulle prime pagine e so che probabilmente molti non saranno d’accordo, ma questa è solo una mia opinione. Per me, almeno nella prima parte, il libro è noioso e ripetitivo, soprattutto per quel che concerne la descrizione di Rachel. Fa e pensa sempre le stesse identiche cose che puntualmente e giustamente vengono riportate dall’autrice. Se voleva farci sentire il peso della sua vita piatta e infelice, ci è riuscita in pieno. I personaggi che via via compaiono nella storia li ho trovati un pochino stereotipati, come se fosse la stessa Rachel a descriverli. Per me il voto è 2,5 su 5.

ATTENZIONE: PRESENZA DI SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!! Vorrei entrare nel merito di alcuni personaggi presenti nel libro, in particolare le donne, trovate stereotipate e irritanti, come già anticipato. Abbiamo Rachel, una donna vittima di sé stessa che si autocommisera e non prende mai in mano la situazione. Se qualcuno le dice che è colpa sua se il mondo sta finendo, lei risponde “Sì, è vero! Scusami!”. C’è Anna, l’amante presuntuosa e paranoica che, dopo essersi presa ciò che non le spettava, ora ha paura che il suo trofeo le venga soffiato dalle mani. Una vita perfetta costruita sulle macerie di un’altra, insomma. Infine, Megan la barbie girl/primadonna che ha il diritto a prendersi ciò che vuole solo perché bella e, se qualcuno la contrasta, non può sopportarlo. Ora, francamente questi personaggi non mi sono piaciuti perché dipingono il peggio che una donna può essere, fra l’altro in maniera superficiale. Non sono persone, sono caratteri di un teatro. Non le ho trovate profonde, con motivazioni intrinseche. Forse, sono io che non ho saputo coglierle e per questo mi dispiace. A mio avviso, il libro si è salvato sul finale che, quantomeno, ha riservato dei bei colpi di scena.

Intanto vi ringrazio per aver letto l’articolo e vi auguro una buona lettura 🙂

“Se non puoi avere figli, il problema è che il mondo fa di tutto per ricordartelo, specialmente se hai superato i trent’anni.” La Ragazza del Treno, Paula Hawkins

Il mondo di Chris

Quando andavo alle superiori, mi ricordo che fra i libri assegnati c’era Lo Strano Caso del Cane Ucciso a Mezzanotte di M.Haddon, forse da leggere per Pedagogia, ma ora non ricordo. A quei tempi non l’ho preso in considerazione e ho letto altro, ma un paio di anni fa, presa dalla curiosità, ero andata a cercare la lista dei migliori 100 libri e ne avevo trovata una della BBC. Fra questi compariva il romanzo in questione, così decisi di comprarlo e scoprire perché ha fatto tanto successo.

La storia penso la conoscano in molti: il protagonista è Christopher Boone, un quindicenne affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo che non gli permette di entrare in relazione con gli altri. Per questo non vuole essere toccato, detesta il giallo e il marrone, non comprende le espressioni del viso delle persone… In compenso eccelle in matematica e astronomia e ama moltissimo i romanzi gialli. Quando scopre il cadavere di Wellington, il cane della vicina, è intenzionato a risolvere il caso in pieno stile Sherlock Holmes per poter scrivere un libro. Ma questa sua indagine lo porta a scoprire segreti ben più profondi.

Mi unisco senza riserve al coro di coloro che considerano il libro avvincente e fantastico. La storia è interamente scritta dal punto di vista del protagonista e questa la considero una mossa geniale, perché quella che poteva sembrare una banale indagine di un ragazzino appassionato di gialli, diventa un percorso molto più complesso dove lo stesso Christopher è costretto ad affrontare le paure della sua sindrome. Ma non solo, con il suo sguardo sul mondo notiamo con stupore che persino coloro che sono considerati “normali”, alla fine hanno comportamenti insoliti. Otteniamo così un punto di vista sulla vita unico, insolito, dove a tratti ci sentiamo persino protagonisti, perché Chris non sembra poi così diverso da noi: a volte sembra l’esasperazione dell’unicità di ogni essere umano. Per me è un bel 5 su 5. E se mai voleste leggerlo vi consiglio di dare un’occhiata alla prefazione dell’autore, giusto per poter capire meglio l’intento dello scrittore facendovi addentrare nella profondità della vicenda. Questa volta non mi esprimo nemmeno sul finale, lascio a voi il piacere totale della scoperta.

Vi auguro una buona lettura 🙂

“Quelli che vanno nella mia scuola sono stupidi. Solo che non mi è permesso dirlo, anche se è vero. Vogliono che dica che hanno delle difficoltà nell’apprendimento o hanno delle esigenze particolari. Il termine tecnico esatto è Gruppo H. Questa sì che è una cosa stupida, perché tutti hanno problemi nell’apprendimento, […]” Lo Strano Caso del Cane Ucciso a Mezzanotte, Mark Haddon