La tetralogia dei Libri Dimenticati

Per la prima volta ho deciso di presentare, come best seller, una celebre saga spagnola che ha abbracciato diversi anni di ambientazione, attraverso intrighi, racconti contorti e personaggi pittoreschi, terminata pochi anni fa con l’ultimo volume. Si tratta dei libri che appartengono alle serie del Cimitero dei Libri Dimenticati di Carlos Ruiz Zafòn: L’Ombra del Vento, Il Gioco dell’Angelo, Il Prigioniero del Cielo e Il Labirinto degli Spiriti.

Ho cominciato a leggerli quando ero un’adolescente, assegnati come compito delle vacanze estive dall’insegnante di italiano e da allora, mi sono appassionata alle vicende della famiglia Sempere. Intorno a questa libreria, attività di famiglia da sempre, in una Barcellona descritta alla perfezione con caratteri sinistri e surreali allo stesso tempo, si districano le storie di diversi personaggi partendo dagli anni ’20 del secolo scorso, fino ai giorni nostri. Il primo protagonista è Daniel Sempere che nel 1945 viene portato dal padre in un luogo nascosto chiamato Cimitero dei Libri Dimenticati, dove si trovano migliaia di volumi al riparo dall’oblio e pronti per essere scelti da chi se ne prenderà cura per il resto della sua vita. Ma il ragazzo, all’epoca undicenne, sceglie un manoscritto “maledetto” che cambierà la sua vita per sempre perché le vicende narrate in quel passato contorto, troveranno parallelismi nel suo presente. Dopo L’Ombra del Vento, con Il Gioco dell’Angelo, torniamo indietro nel tempo, prima che Daniel entrasse in scena, per conoscere l’infelice storia di David Martìn, autore maledetto che molti definiranno pazzo a causa del suo presunto rapporto con questa figura misteriosa chiamata Corelli. Nel terzo volume, Il Prigioniero del Cielo, scopriamo il passato burrascoso del mitico Fermìn e i motivi del suo terrore per il terribile Fuméro, una vicenda che coinvolge lo stesso Martìn e altri autori dal destino infausto, racchiusi in un luogo di prigionia remoto e dimenticato dal mondo. Infine, il tutto termina e trova risposte ne Il Labirinto degli Spiriti dove le storie dei tre volumi precedenti si intrecciano per trovare ciascuno la propria conclusione, un epilogo che coinvolga tutti, anche nuovi personaggi, e dia risposte a domande che risalgono ad anni addietro.

Questa tetralogia, secondo me, è stata davvero appassionante e un libro tira l’altro, davvero. Zafòn ha la capacità di creare numerosi personaggi molto complessi, che evolvono nel corso della storia, che vivono vicende che si intrecciano fra loro in maniera esemplare, nel quale ogni dettaglio non è mai fine a se stesso, ad eccezione di alcuni episodi che secondo me potevano essere evitati, ma comunque la mestrìa con il quale unisce i destini delle persone, fa perdonare le sporadiche note stonate. Per me è un 4 su 5.

ATTENZIONE, SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!! Mi ricordo che al liceo una professoressa, parlando delle motivazioni per le quali non amava gli scritti di questo autore, diceva che secondo lei a tratti le sembrava che allungasse il brodo per aumentare il numero delle pagine. La pulce è entrata nell’orecchio e ho cominciato anche io a farci caso: le storie, seppur interessanti, a volte contengono episodi che non servono a niente e riempiono interi capitoli, come l’incontro tra Martìn e Chloé nel secondo volume, che ancora non ho capito. Un’altro punto è che, quando si scrivono vicende che si estendono per tanti anni e con numerosi personaggi, a volte è difficile mantenere una logica costante. Nel secondo volume, il più triste a mio avviso, il cuore di David Martìn appartiene a Christina, considerando l’assistente Isabella come una ragazzina che si è presa una cotta per lui e per la quale manifesta un atteggiamento affettuoso e paternalistico. Successivamente la storia cambia, di Christina non si sente nemmeno più nominare, neanche per quanto riguarda il finale de Il Gioco dell’Angelo che la vedeva bambina affidata alle cure di Martìn, come maledizione di Corelli. A quanto pare Isabella e David hanno avuto una relazione e lo stesso Daniel sembra sia il figlio del celebre autore. Non so, mi sembra un cambiamento dell’ultimo volume per arricchire la trama. Stessa cosa per quanto riguarda il destino di Fermìn che prima succede ad Isaac dopo che questo muore, poi in realtà è stato lui stesso a cedergli il posto. Si sa che ha avuto 4 figli da L’Ombra del Vento, ma poi la sua famiglia prosegue la sua vita nel mistero. Altra cosa, ma quanto vive sto Julian Carax? 200 anni? Dopo 3 generazioni INIZIA ad invecchiare, aiutando l’ultimo erede Sempere a scrivere questa saga…Wow, auguri! Tutto sommato, parliamo sempre di inezie se pensiamo all’imponente lavoro di scrittura che c’è stato dietro.

Mi rendo conto che questo articolo può essere considerato più confusionario degli altri, ma la mole di argomenti era grande e non potevo parlare di un volume senza citare gli altri. Ho cercato di scrivere in maniera sintetica il mio punto di vista. Il mio preferito è stato Il Labirinto degli Spiriti, un po’ perché ricco di colpi di scena, un po’ perché per la prima volta abbiamo una protagonista donna non succube di qualcuno o povera vittima, o inutile, ma piena di carattere che sa il fatto suo, astuta e senza paura. Ma il personaggio migliore per me resta Fermìn, divertente, ironico e per questo, secondo me, il più difficile da descrivere.

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, per chi non l’avesse ancora fatto, vi auguro anche una buona lettura dei libri 🙂

“Il tempo, comprese, fluisce sempre con velocità inversa alla necessità di chi lo vive.” Il Labirinto degli Spiriti, C. R. Zafòn

Robot: progresso o minaccia?

Per il mese di settembre ho deciso di proporre un best seller che ha fatto la storia per quanto riguarda le leggi della robotica. Un titolo che ha ispirato l’omonimo film con Will Smith, le cui analisi ho portato all’esame di terza media (si ero una secchiona :P). Sto parlando di Io, Robot di Isaac Asimov.

Per chi non l’avesse letto, dovete sapere che è stato scritto nel 1950 segnando una rivoluzione nel genere perché per la prima volta vengono formulate e applicate le tre celeberrime Leggi della Robotica, norme che regolano il comportamento della “macchine pensanti”, la base di tutta la letteratura e filmografia che ne seguì. Quali sono le tre leggi? 1. Un robot non può recar danno a un essere umano, né permettere che, a causa della propria negligenza, un essere umano patisca danno; 2. Un robot deve sempre obbedire agli ordini degli esseri umani, a meno che contrastino con la Prima Legge; 3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questo non contrasti con la Prima o la Seconda Legge.

Sulla base di queste, prende vita il romanzo che è una raccolta di storie che mostrano con ironia e divertimento, i lati bizzarri e ambigui della natura umana. Nei racconti di Asimov abbiamo dei robot che entrano in conflitto con le Leggi in svariati modi, a dimostrazione del fatto, per ammissione implicita dell’autore, che l’essere umano non può tener conto delle infinite variabili del caso. Si possono creare macchine sulla base di proprie leggi morali? Sì, ma quanto più queste diventano sofisticate, tanto più il paradosso non tarda a manifestarsi. Un romanzo da pieni voti che tutti dovrebbero leggere, soprattutto in un’epoca di continui progressi tecnologici come la nostra.

ATTENZIONE, SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!! Vorrei aggiungere un piccolo confronto con il film che ha preso lo stesso titolo del romanzo, diretto da Alex Proyas, dove fin dall’inizio abbiamo un poliziotto diffidente nei confronti delle “macchine” a causa di esperienze personali. Come nell’antologia di Asimov e secondo la logica dell’ultimo racconto Conflitto Evitabile, anche qui le tre Leggi entrano in conflitto con l’AI Viki presente nella US Robotica. Gli esseri umani, nella loro ambizione e, talvolta, presunzione, non tengono conto del fatto che essi stessi rappresentano un pericolo per la loro razza, costringendo i robot a prenderne il controllo e, nel caso, eliminare chi costituisce una minaccia. Così, mentre nei racconti del celebre autore, ogni conflitto viene risolto, in maniera utopica direi, grazie all’ingegno degli esseri umani che comunque dimostrano ancora una volta la loro superiorità, nonché complessità unica della propria mente, nel film il tutto viene risolto resettando come un virus il cervello di Viki. Niente test di logica, niente risoluzione utilizzando l’intelligenza, perché effettivamente l’AI non aveva tutti i torti: gli uomini si autodistruggono davvero e forse, nella loro ambiguità, non sono ancora pronti a far fronte a questo nuovo tipo di tecnologia. Da notare che nel film l’ago della bilancia pende a favore degli uomini, anche grazie al contributo di Sonny, unico androide dotato di sentimenti, una specie di umano 2.0, che con inganno riesce a salvare la pelle alla Calvin e Spooner. Penso che sia il libro sia il film forniscano degli ottimi spunti di riflessione…

Grazie per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Il robot aprì le mani a ventaglio con un gesto di disapprovazione. -Non accetto spiegazioni assurde solo perché mi siete gerarchicamente superiori. Ogni teoria deve avere un supporto razionale, altrimenti non è valida. E che mi abbiate creato voi è un’ipotesi che contrasta con tutti i principi della logica.” Io, Robot di I.Asimov

Vicini e irraggiungibili

Il best seller che vi propongo questo mese è un romanzo di esordio un pochino datato, ma certamente degno di essere riportato alla luce per il profondo significato dietro alla storia narrata. Si tratta de La Solitudine dei Numeri Primi di Paolo Giordano.

I protagonisti sono due: Alice e Mattia, entrambi segnati da un evento traumatico accaduto durante l’infanzia, che li accompagna come un marchio col fuoco per il resto della loro vita, soprattutto in ambito emotivo. Li vediamo crescere e cercare di costruirsi una vita, ma i loro destini si incrociano senza farli toccare, come due numeri primi separati da un numero pari, tanto vicini ma mai abbastanza. Diciamo che questo lo considero come uno di quei romanzi che ti fanno scoprire un talento, fino a prima magari rimasto celato. Un libro che si è guadagnato ampiamente il titolo di best seller, tradotto in 40 lingue, insomma un successo. Ma perché? Secondo me è la storia di questo amore impossibile a renderlo unico, come voler spiegare un concetto matematico nei sentimenti, due anime legate dalla sofferenza, ma incapaci di unirsi. L’autore ci fa conoscere e apprezzare i protagonisti, gli stessi che gli altri personaggi non riescono proprio a capire, e facciamo il tifo per loro fino all’ultima pagina. Per me è un 4 su 5, considerato anche lo stile di narrazione semplice e per nulla prolisso.

ATTENZIONE SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!! La riflessione che mi viene da fare considerando questa storia, è che a volte nella vita esistono delle sofferenze capaci solo di isolarci dagli altri, convinti che nessuno potrebbe mai capire. La vergogna e il forte senso di colpa costringono a celare per sé pensieri e sentimenti che a volte sfociano nell’autolesionismo. Alice e Mattia ne sono un esempio, lampante, ma per quanto si reputino simili, non riescono mai ad incontrarsi, nemmeno alla fine. Questo a mio avviso, perché l’uno vede nell’altra la proiezione di se stesso e fa troppo male guardare in faccia la propria realtà. Nel libro sembra che i protagonisti tentino di ricostruirsi una vita, ma appare più come un lasciarsi guidare passivamente dal corso degli eventi, difatti non si può dire che raggiungano una sorta di serenità, non superano nemmeno i loro traumi. Rimangono semplicemente sospesi nel limbo della loro angoscia, due numeri soli in mezzo ad una sequenza infinita…

Una nota di demerito va al film che hanno tratto dal romanzo: terribile! Si tratta di una successione disordinata di episodi di vita di Alice e Mattia, senza nessun senso logico, rendendo quasi impossibile capire la trama, soprattutto per chi non ha letto il libro. Le interpretazioni mi sono molto piaciute, così come il finale sospeso che ricorda quello originale, ma per il resto non mi sono sentita di consigliarlo.

Grazie per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Nel corso di una cena faceva sparire almeno tre tovaglioli pieni nelle tasche della tuta. Prima di lavarsi i denti li svuotava nel gabinetto e guardava tutti quei pezzetti di cibo ruotare verso lo scarico. Con soddisfazione si passava una mano sullo stomaco e lo sentiva vuoto e pulito come un vaso di cristallo.” La Solitudine dei Numeri Primi, P. Giordano

Servi della gleba

In questo articolo parlo di un libro storico che ha fatto molto successo, tanto che su Netflix gli è stata dedicata una serie tv che, confesso, sono curiosa di vedere, più che altro per come sono state interpretate le vicende e i personaggi. Inizialmente acquistato come regalo per uno zio professore in pensione, sono rimasta affascinata dal titolo e dalla copertina scura che non fa trasparire quasi nulla della storia: La Cattedrale del Mare di Ildefondo Falcones.

Le vicende sono ambientate nella Barcellona del XIV secolo, dove Arnau e suo padre si rifugiano per poter sfuggire dalle grinfie del crudele padrone delle loro terre di coltivazione. Mentre Bernat lavora nella bottega del cognato, il figlio gironzola per la città rimanendo catturato dal fascino della cattedrale Santa Maria del Mar in costruzione. All’ombra di quelle torri gotiche, si snoderanno tutte le vicende della vita di Arnau, tra tormenti, passioni, lotte per la fame e la giustizia e per difendere un amore che dovrà sopravvivere contro i pregiudizi del tempo. Quando ho letto questo libro, devo dire sinceramente che mi sono annoiata parecchio nelle prime 140 pagine ed ero sul punto di metterlo da parte. Ci sono momenti nei quali secondo me lo scrittore si dilunga troppo, oltre al fatto che alcune vicende appaiono surreali. Falcones stesso alla fine spiega a quali eventi storici si sia ispirato, sui quali poi ha costruito particolari fittizi. Ritmo a parte, la narrazione a tratti scorrevole, è comunque semplice e per certi versi coinvolgente. Il protagonista, più che l’essere l’amore proibito, è Arnau con tutto il suo percorso di crescita e maturazione; oltre che l’influenza che esercita su di lui la Cattedrale dal quale nasce il titolo, che permette al ragazzo di legarsi alla religione a tal punto da trarre forza nella benevolenza nella statua della Madonna in essa contenuta. I personaggi che vanno e vengono nel romanzo, non spariscono mai del tutto (cosa molto apprezzata), ma in qualche modo si concatenano gli uni agli altri per influenzare gli eventi che coinvolgono Arnau stesso. Per me è un 3 su 5, consigliato per chi è appassionato del genere.

ATTENZIONE SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!!! Dunque, ho detto che le prime 140 pagine mi hanno annoiata, ma non sono l’unica cosa che non mi è piaciuta. Nel riassunto sul retro del libro si parla di un amore che va oltre le convenzioni sociali del tempo, ma questo compare ben oltre la metà del libro, quasi verso la fine, dove la figlia dell’amico bastaixos ormai cresciuta mostra interesse nei suoi confronti. Perché descriverla come una parte fondamentale della storia, quando in realtà se ne parla solo nella sezione finale? Ma questo è un appunto da precisina, forse anche esagerato, però sinceramente quando ho letto il libro mi sono chiesta per un bel pezzo quale fosse questo grande amore citato, tanto che pensavo fosse quello nei confronti di Aledis. Un’altra questione è l’apprensione di Francesca che fin da quando è nato, ha trattato il figlio con freddezza in quanto frutto di violenze che certamente voleva dimenticare. All’inizio della storia Arnau addirittura stava per morire di stenti per causa sua, se non l’avesse rapito il padre salvandolo. Quindi per lei poteva pure essere morto e, invece, alla fine, quando ormai è una matrona anziana dice che l’ha affidato a Bernat che sicuramente poteva dargli un futuro migliore (ah quindi aveva previsto che abbandonandolo sarebbe venuto a prenderselo!?) e ora ha tutto sto amor proprio da rinunciare a rivelare la sua identità. Questa cosa l’ho trovata assurda e incoerente. Questi sono i motivi per i quali ho abbassato la mia valutazione…

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Da quando era fuggito con Arnau, non aveva smesso un attimo di pensare a quella città, la grande speranza di tutti i servi della gleba. Ne aveva sentito parlare quando andavano a lavorare la terra del signore, a riparare le mura del castello o a fare qualsiasi altro lavoro di cui il signore di Bellera avesse bisogno.” La Cattedrale del Mare, I. Falcones

La diversità che unisce

Il best seller di questo mese appartiene ad un celebre autore che ha scritto diversi romanzi, uno dei quali diventato un film omonimo molto toccante che vi consiglio di vedere (Il Cacciatore di Aquiloni). Il romanzo di questo articolo è Mille Splendidi Soli, autore Khaled Hosseini, letto quando ero adolescente. La sua lettura mi ha colpito tanto che l’ho consigliato anche a mia madre e lei stessa lo considera uno dei libri più belli che abbia mai letto.

Andiamo con ordine. Per chi non l’avesse letto, le protagoniste sono due donne, Mariam una ragazza di quindici anni , romantica e sognatrice, ma figlia illegittima e Laila, nata a Kabul la notte in cui i russi hanno invaso la città, sollecitata dal padre a proseguire gli studi per poter contribuire alla salvezza del suo Paese grazie all’istruzione. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Ed è proprio questo periodo di difficoltà e adattamento a nuove leggi in Afghanistan a fare da sfondo in questa storia struggente, in questa lotta per sopravvivere. Un libro meraviglioso che sa raccogliere ed esporre sapientemente la psicologia dei personaggi, nonché il loro cambiamento nel tempo. Leggendo questo romanzo si cresce con i personaggi stessi che maturano dalla prima all’ultima pagina. Consiglio a tutti di leggerlo, soprattutto per gli appassionati di romanzi veristi stile Verga. Per me è un 5 su 5.

ATTENZIONE SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!!! Questo è stato uno dei romanzi che mi hanno segnata di più e mi hanno fatto conoscere l’autore. Chi ha letto tutti i suoi romanzi, lo accusa di essere diventato un po’ troppo commerciale con le ultime pubblicazioni, ma io ho voluto concedermi il beneficio del dubbio comprando una delle pubblicazioni più recenti, E l’Eco Rispose, che ancora devo leggere. Quando ho letto questo libro, potevo toccare con mano la sofferenza che vivevano Mariam e Laila, dapprima rivali, poi astute alleate. Sono toccanti i dettagli di ricerca di serenità, in un contesto di sofferenza e tensione, come il té che bevevano insieme le due donne quando il marito dormiva, o la tenerezza fra Mariam e la piccola Aziza. Quello che hanno vissuto è stato un climax ascendente di disperazione sfociata in un tentativo di fuga fallito e alla fine, in un omicidio. Ci sono rimasta malissimo quando Mariam ha subìto la pena capitale prendendosi tutta la colpa, probabilmente la descrizione di una realtà crudele che sussiste ancora oggi in alcune zone del mondo. L’ultima frase del libro è stata la ciliegina sulla torta, che ha commosso fino alle lacrime.

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“E si vergognava anche di come aveva preso alla leggera l’aria infelice della madre, i suoi occhi gonfi. Nana l’aveva messa in guardia, e aveva avuto ragione sin dall’inizio.” Mille Splendidi Soli, K.Hosseini

Una persona, 24 identità

Il best seller di questo mese è sicuramente diventato famoso dopo l’uscita del film Split di M. Night Shyamalan che, vi dico subito, della storia vera alla quale si ispira, ha ben poco. Io l’ho scoperto leggendo i commenti sotto ad un articolo che riportava il caso di cronaca di cui parla, si intitola Una Stanza Piena di Gente ed è stato scritto da Daniel Keyes.

Il libro parla di uno dei casi di cronaca più sconvolgenti d’America che, il 27 ottobre del 1977, vede coinvolto un giovane di nome William Stanley Milligan, accusato di aver rapito, violentato e rapinato tre studentesse universitarie. Il ragazzo ha già diversi precedenti penali e ogni prova riporta a lui, ma da delle perizie psichiatriche richieste dalla difesa, emerge che soffre di una gravissima forma di disturbo dissociativo dell’identità. Man mano che proseguono le indagini, difatti, emerge che nella mente di Billy vivono ben 10 personalità distinte, ognuna con un proprio carattere, atteggiamento e persino accento diverso. Per la prima volta nella storia giudiziaria americana, viene emessa una sentenza di non colpevolezza per infermità mentale. Tuttavia, durante il ricovero in un istituto specializzato, a poco a poco affiorano altre 14 identità autonome, fra le quali spicca “il Maestro”, la sintesi della vita e dei ricordi di tutti i 23 alter ego. E’ grazie alla collaborazione di quest’ultimo che lo scrittore è stato in grado di scrivere il libro partendo dalla sua infanzia, fino alle motivazioni che l’hanno spinto a commettere i delitti per i quali è stato accusato.

Per quanto il libro sia molto lungo, vi assicuro che si legge quasi in un fiato, non solo per questa vicenda che ha dell’incredibile, ma anche per lo stile di scrittura slanciato di Keyes. Conoscendo la storia di Billy si apprende quali siano state le esperienze e i traumi che l’hanno portato a tale disturbo ed è pazzesco pensare che ognuna di quelle personalità sviluppate fosse autonoma. Ognuna aveva un nome, un’età e persino un’etnia diversa. Billy aveva costruito ciascuno estremizzando una parte di se stesso e senza rendersene conto, tant’è che lui stesso ne diventa vittima. Per me il libro vale 5 su 5 e consiglio la lettura soprattutto a coloro che sono appassionati di psichiatria e/o hanno letto manuali come L’uomo che Scambiò Sua Moglie per un Cappello, perché per quanto non adotti lo stile imparziale e rigorosamente medico di Sacks con descrizione dei casi e relativa spiegazione scientifica, ci si addentra in maniera approfondita nella descrizione di tale disturbo, oltre che le sue conseguenze sulla vita di chi ne soffre.

ATTENZIONE SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!! Nell’introduzione ho detto che il film Split non c’entra niente, ma è comunque liberamente ispirato a questa storia, anche se ne hanno preso spunto per costruire un horror che, personalmente, non ci tengo a vedere. Quello che aspettavo, invece, era il film che raccontava la vera storia di Billy Milligan con Leonardo di Caprio, ma ancora non mi sembra di aver visto niente del genere. In ogni caso è stata una storia toccante e alla fine si arriva a provare compassione per questa persona, scoprendo le sofferenze inaudite che ha dovuto passare fin da bambino, un susseguirsi di traumi che l’hanno spinto a rifugiarsi dietro a personalità inesistenti. La cosa gli riusciva talmente bene che alla fine ne è rimasto soffocato, tentando in più occasioni il suicidio. Per poter sopravvivere avevano persino adottato delle regole e ognuna poteva a turno manifestarsi per poter lavorare o svolgere i propri compiti. A causa di questo problema Billy ha passato gran parte della vita da solo e incompreso; il percorso per uscirne è stato duro e difficile ed è ben descritto da Keyes. Poiché quello di Milligan è stato il più celebre caso di disturbo dissociativo al mondo, su internet ci sono numerosi siti che raccolgono dati e informazioni aggiuntive sulla sua storia. Ci sono persino le immagini di alcuni suoi quadri, fra i quali uno che ritrae le rappresentazioni delle sue principali personalità. Nel link seguente potrete persino trovare un’analisi del caso dal punto di vista psicologico: https://psiche.cmsantagostino.it/2018/03/02/disturbi-dissociativo-identita-billy-milligan/

Vi ringrazio per aver prestato attenzione all’articolo; vi auguro una buona lettura del libro:)

“Di nuovo sbatté le palpebre con lo sguardo vuoto. Poi li aprì, si appoggiò allo schienale, si guardò in giro con un’espressione arrogante e congiunse la punta delle dita. Quando parlò, l’accento era quello dell’alta società britannica.” Una Stanza Piena di Gente, D. Keyes

Da spettatrice a protagonista

In questo articolo parlerò di un best seller mondiale dal quale hanno tratto un film, che io non ho visto 😛 Il libro La Ragazza del Treno di Paula Hawkins, mi è stato regalato dopo il suo clamoroso successo ed all’inizio ero curiosissima di leggerlo. Ma andiamo con ordine.

Dunque, la protagonista indiscussa è Rachel, donna sola, senza amici, con problemi di alcool, che ogni giorno a Londra percorre in treno la strada che la porta al suo noioso lavoro. Durante il viaggio, osserva fuori dal finestrino le strade e le case che scorrono, ma ce n’è una che trova particolarmente interessante, che può spiare più a lungo allo stop del treno. Rachel ogni mattina vede una coppia sconosciuta fare colazione in veranda e, benché non li conosca nemmeno, comincia ad affezionarcisi, immaginando i loro nomi e le loro vite. Un giorno, però, si rende conto che alla coppia perfetta è accaduto qualcosa di strano e questo cambia tutto.

Devo dire che le mie aspettative erano piuttosto alte, dato l’enorme successo. Ma ad essere sincera, il mio entusiasmo è andato scemando sulle prime pagine e so che probabilmente molti non saranno d’accordo, ma questa è solo una mia opinione. Per me, almeno nella prima parte, il libro è noioso e ripetitivo, soprattutto per quel che concerne la descrizione di Rachel. Fa e pensa sempre le stesse identiche cose che puntualmente e giustamente vengono riportate dall’autrice. Se voleva farci sentire il peso della sua vita piatta e infelice, ci è riuscita in pieno. I personaggi che via via compaiono nella storia li ho trovati un pochino stereotipati, come se fosse la stessa Rachel a descriverli. Per me il voto è 2,5 su 5.

ATTENZIONE: PRESENZA DI SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!! Vorrei entrare nel merito di alcuni personaggi presenti nel libro, in particolare le donne, trovate stereotipate e irritanti, come già anticipato. Abbiamo Rachel, una donna vittima di sé stessa che si autocommisera e non prende mai in mano la situazione. Se qualcuno le dice che è colpa sua se il mondo sta finendo, lei risponde “Sì, è vero! Scusami!”. C’è Anna, l’amante presuntuosa e paranoica che, dopo essersi presa ciò che non le spettava, ora ha paura che il suo trofeo le venga soffiato dalle mani. Una vita perfetta costruita sulle macerie di un’altra, insomma. Infine, Megan la barbie girl/primadonna che ha il diritto a prendersi ciò che vuole solo perché bella e, se qualcuno la contrasta, non può sopportarlo. Ora, francamente questi personaggi non mi sono piaciuti perché dipingono il peggio che una donna può essere, fra l’altro in maniera superficiale. Non sono persone, sono caratteri di un teatro. Non le ho trovate profonde, con motivazioni intrinseche. Forse, sono io che non ho saputo coglierle e per questo mi dispiace. A mio avviso, il libro si è salvato sul finale che, quantomeno, ha riservato dei bei colpi di scena.

Intanto vi ringrazio per aver letto l’articolo e vi auguro una buona lettura 🙂

“Se non puoi avere figli, il problema è che il mondo fa di tutto per ricordartelo, specialmente se hai superato i trent’anni.” La Ragazza del Treno, Paula Hawkins

Il mondo di Chris

Quando andavo alle superiori, mi ricordo che fra i libri assegnati c’era Lo Strano Caso del Cane Ucciso a Mezzanotte di M.Haddon, forse da leggere per Pedagogia, ma ora non ricordo. A quei tempi non l’ho preso in considerazione e ho letto altro, ma un paio di anni fa, presa dalla curiosità, ero andata a cercare la lista dei migliori 100 libri e ne avevo trovata una della BBC. Fra questi compariva il romanzo in questione, così decisi di comprarlo e scoprire perché ha fatto tanto successo.

La storia penso la conoscano in molti: il protagonista è Christopher Boone, un quindicenne affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo che non gli permette di entrare in relazione con gli altri. Per questo non vuole essere toccato, detesta il giallo e il marrone, non comprende le espressioni del viso delle persone… In compenso eccelle in matematica e astronomia e ama moltissimo i romanzi gialli. Quando scopre il cadavere di Wellington, il cane della vicina, è intenzionato a risolvere il caso in pieno stile Sherlock Holmes per poter scrivere un libro. Ma questa sua indagine lo porta a scoprire segreti ben più profondi.

Mi unisco senza riserve al coro di coloro che considerano il libro avvincente e fantastico. La storia è interamente scritta dal punto di vista del protagonista e questa la considero una mossa geniale, perché quella che poteva sembrare una banale indagine di un ragazzino appassionato di gialli, diventa un percorso molto più complesso dove lo stesso Christopher è costretto ad affrontare le paure della sua sindrome. Ma non solo, con il suo sguardo sul mondo notiamo con stupore che persino coloro che sono considerati “normali”, alla fine hanno comportamenti insoliti. Otteniamo così un punto di vista sulla vita unico, insolito, dove a tratti ci sentiamo persino protagonisti, perché Chris non sembra poi così diverso da noi: a volte sembra l’esasperazione dell’unicità di ogni essere umano. Per me è un bel 5 su 5. E se mai voleste leggerlo vi consiglio di dare un’occhiata alla prefazione dell’autore, giusto per poter capire meglio l’intento dello scrittore facendovi addentrare nella profondità della vicenda. Questa volta non mi esprimo nemmeno sul finale, lascio a voi il piacere totale della scoperta.

Vi auguro una buona lettura 🙂

“Quelli che vanno nella mia scuola sono stupidi. Solo che non mi è permesso dirlo, anche se è vero. Vogliono che dica che hanno delle difficoltà nell’apprendimento o hanno delle esigenze particolari. Il termine tecnico esatto è Gruppo H. Questa sì che è una cosa stupida, perché tutti hanno problemi nell’apprendimento, […]” Lo Strano Caso del Cane Ucciso a Mezzanotte, Mark Haddon

La realtà fittizia del circo

Come primo articolo vorrei parlare di una lettura recentissima, scelta da mio marito durante un giro in libreria. E’ vero che è sbagliato giudicare un libro dalla copertina, ma ce ne sono alcuni che ti attirano per una qualche strana ragione. Come se avessero una freccia sopra e ci invitassero a prenderli. Non so come fate voi, ma io di solito quando adocchio un libro eseguo sempre le stesse azioni come fossero rituali: prima esamino la copertina, poi leggo il riassunto che nel 95% delle volte dimentico anche nel corso della lettura dello stesso libro, infine, lo apro e leggo qualche riga in una pagina casuale. Non so perché lo faccio, ma solo quando un manoscritto mi attira anche per come è scritto allora decido di prenderlo. Ad ogni modo, ora passo al libro in questione.

Si intitola La Ragazza della Neve (titolo originale The Orphan’s Tale), scritto da Pam Jenoff e pubblicato in Italia nel 2018 da Newton Compton Editori. So che non è molto sconosciuto, ma mi ha stupito non averlo visto almeno fra i primi letti in Italia, mentre in America è stato un best seller.

La storia è incentrata su due donne: la sedicenne Noa cacciata di casa perché rimasta incinta dopo una notte passata con un soldato nazista, e Astrid, figlia di celebri artisti circensi che, in quanto ebrei, furono costretti a chiudere i battenti proprio mentre la donna si trovava a Berlino, sposata con un ufficiale tedesco. Noa partorisce il bambino in un rifugio per madri, ma le viene strappato dalle braccia dalle infermiere. Cacciata dal posto trova lavoro come sguattera in una stazione e, una notte, salva un bambino da un convoglio diretto ad un campo di concentramento, fuggendo nei boschi. Verrà trovata da Peter, il compagno di Astrid, che la porta al circo di Neuhoff dove le viene offerto un luogo sicuro per vivere in cambio di esibizioni sul trapezio con la stessa Astrid.

Le vicende sono narrate in terza persona, ma l’autrice sposta l’attenzione ora su una, ora sull’altra protagonista facendoci immergere nei sentimenti dei personaggi, nonché le loro angosce e paure. Il circo diventa per tutti un rifugio, una tenue speranza mentre fuori imperversa la guerra. Di questo romanzo ho apprezzato il racconto da un punto di vista differente di un fatto atroce affrontato da numerosi altri scrittori. I rapporti dei diversi personaggi si evolvono col tempo e vediamo le protagoniste maturare nel corso del racconto. Non so se sia una scelta stilistica, ma mi è dispiaciuto non aver trovato maggiori riferimenti storici rispetto all’epoca di cui si sta parlando. I fatti esterni sono appena accennati e molto generici. Forse l’autrice voleva sottolineare come ciò che accadeva nel mondo, non poteva riguardare il circo che sembra vivere come un essere a sé stante fuori dal tempo. Per queste ragioni il mio voto è 4 su 5.

Se volete acquistarlo, oltre che nelle librerie, lo trovate anche su internet a prezzi che non arrivano nemmeno a 5 euro ed è in formato rilegato. Vi lascio anche il link del sito ufficiale della scrittrice per chi volesse saperne di più anche su altri suoi titoli:

http://pamjenoff.com/index.cfm

ATTENZIONE QUESTO PARAGRAFO CONTIENE SPOILER! PASSATE OLTRE SE NON AVETE LETTO IL LIBRO! In linea di massima ho spiegato in generale cosa mi è piaciuto e cosa un po’ meno. Entrando nei dettagli, sinceramente ho trovato più reale la storia d’amore fra Astrid e Peter, due anime perse nel mare di sofferenza che si sono incontrate e restano unite, senza definire la loro relazione per paura di avere ancora qualcosa da perdere. Difatti, una volta che decidono di esporsi, la situazione precipita in maniera drammatica e questo segna per sempre Astrid che rifiuta ogni storia futura. La relazione fra Luc e Noa, invece, mi è sembrata un po’ troppo forzata, come un amore estivo travolgente che vuole illudersi di poter sopravvivere. E, ad un certo punto, quasi stavano per riuscirci se non fosse per la morte improvvisa del ragazzo. Sarò cinica, ma lui era disposto a tutto per qualcuna che conosceva appena e, forse, se n’è resa conto anche la scrittrice che ad un certo punto introduce la stessa perplessità a Noa che, comunque, che io ricordi, non approfondisce con Luc la questione. Per quanto riguarda il finale, direi che sono rimasta sorpresa: per tutto il libro ero convinta che la donna della prefazione fosse Noa, invece, si trattava di Astrid! Infatti, mentre leggevo della morte della ragazza continuavo a dirmi “Ma sicuramente si salva…certo…si salva, vero?”. Un meraviglioso inno alla sopravvivenza dall’inizio alla fine, fra gomitate, compromessi, soluzioni al limite del possibile e amori che nascono in contesti improbabili…

Vi ringrazio per la lettura 🙂

“Rimango pietrificata. Ci sono stati momenti in cui ho visto la morte da vicino – mentre partorivo e la vita sembrava fuggire via rapida dal mio corpo, oppure quando ho trovato i bambini sul treno, e ancora mentre arrancavo nella neve con Theo, pochi giorni fa. Ma ora è più reale che mai, si para davanti a me nell’abisso fra la piattaforma e il suolo.” La Ragazza della Neve, Pam Jenoff