Se non puoi salvarli tutti, occorre salvarne uno alla volta

Ci sono libri che raccontano vicende epiche, grandi guerre fra popoli, famose faide familiari,…e poi esistono quelli che prendono la lente di ingrandimento e raccontano storie più piccole di persone comuni, costrette a subire per via indiretta le scelte di chi sta al potere. Fra questi abbiamo La Danzatrice Bambina di Anthony Flacco.

Zubaida ha nove anni e vive in Afghanistan in periodo storico triste e vergognoso: imperversa la guerra e i talebani sembrano decisi ad annullare qualsiasi cosa che doni un briciolo di gioia, sotto un regime di terrore. Zubaida sembra non curarsi di ciò che accade fuori dal suo piccolo villaggio e danza a piedi nudi a ritmo di una musica che sente dentro. Un giorno, però, accade il peggio: a causa di un incidente domestico, rimane bruciata. La situazione è disperata, dato che non si può sperare in un’assistenza sanitaria adeguata e le condizioni della bambina sono angoscianti. Ma il padre di Zubaida non si arrende ed è disposto a portare sua figlia in capo al mondo pur di salvarla, persino recarsi nell’accampamento militare degli americani.

Penso che la storia di questo libro sia un elogio non solo alla determinazione, ma anche all’amore paterno che spicca ancora di più riscontrato in una Paese dalla cultura restrittiva, dove la vita di una figlia femmina vale poco. Vediamo un padre disposto a tutto pur di salvare la sua amata bambina, che viaggia giorni non curandosi del resto del mondo. Non gli importa se gli americani non li capisce e hanno una cultura completamente diversa dalla sua. Lui sa che loro possono salvarla.

Una storia toccante che affronta tematiche molto profonde in maniera dolce e delicata, adatta anche ad un pubblico più fanciullesco. Nel libro si affronta molto bene anche tutta la parte degli interventi chirurgici affrontati dal dott. Peter Grossman per salvare Zubaida Hassan: un lavoro lungo e meticoloso che viene descritto progresso dopo progresso. La storia di questa bambina, accaduta nel 2001, diventa un caso mediatico e viene conosciuta in tutto il mondo. Per rispetto nei confronti dei più sensibili evito di postare la foto delle condizioni della bambina quando si è presentata per la prima volta nell’accampamento militare, ma per chi volesse approfondire esistono numerosi articoli nel Web dove se ne parla.

Grazie per aver letto l’articolo 🙂

Julia Volta

“Perché così tanto per un’unica ragazzina?” Non si poteva negare che fosse una domanda legittima e che alcuni – forse tanti – avrebbero trovato giusto obiettare sul caso di Zubaida.
Del resto, a quella domanda non si potevano dare che tre risposte. Perché il caso ha voluto che si trovasse lì. Perché il caso ha voluto che le altre persone che si trovavano lì fossero quelle giuste. E soprattutto perché quando non è possibile salvarli tutti, occorre fare la seconda miglior cosa possibile: salvarne uno alla volta.” La Danzatrice Bambina, A. Flacco

“Storie da libro Cuore”

Dopo più di un mese, fra vacanze e impegni non rimandabili, ritorno per condividere le recensioni su un altro grande classico della letteratura italiana. Sto parlando di Cuore di Edmondo de Amicis.

Ho scoperto questo libro in estate, fra la seconda e la terza media. Faceva parte di un gruppo di letture (consigliate e non) assegnateci dalla mia prof di Letteratura. Mi ricordo che per diverse ragioni personali non mi ero potuta dedicare a tutti i 10 titoli, ma quelli che ho letto me li ricordo ancora oggi. Fra questi c’era appunto, Cuore.

Per chi non lo sapesse, si tratta di un’opera pubblicata nell’ottobre del 1886, diventato fin da subito un successo nazionale con ben 40 edizioni nel giro di un anno! Il titolo suggerisce i sentimenti con i quali è stato scritto dall’autore che si rivolge in primis ad un pubblico fanciullesco con le vicende di Enrico, sottendendo un significato simbolico più ampio diretto agli adulti.

Narrato in prima persona, attraverso le circa 250 pagine, scopriamo una realtà storica e sociale contemporanea all’autore comprensibile agli occhi di un bambino, poiché il primo ad essere così piccolo è lo stesso protagonista. Enrico, di ceto borghese, frequenta la terza elementare in un sistema scolastico molto lontano dal nostro. Trascrive i suoi pensieri, le sue esperienze e le novelle che vengono raccontate. Attraverso i suoi occhi conosciamo uno spaccato di vita che forse potrebbe associarsi all’infanzia dei nostri nonni, quando non sempre c’era la possibilità di studiare e il lavoro minorile era la prassi. Secondo me, è un libro adatto agli adolescenti perché ti spinge a riflettere, a guardare la tua situazione scolastica in uno specchio di altri tempi e considerare quanti passi avanti abbia fatto il nostro sistema sociale. Mi ricorda i racconti di mia nonna, sebbene sia nata quasi mezzo secolo dopo e appartenesse ad un grado sociale differente da Enrico, quando da piccola riceveva a scuola bacchettate sulle mani se si comportava male e le famiglie molto povere preferivano farsi aiutare nel lavoro dai figli, spesso avviandoli ad un mestiere che già apparteneva ai genitori. Mia nonna così si è ritrovata a lavorare nei campi a meno di 10 anni.

Non manca nella narrazione, un chiaro intento da parte dell’autore, di ispirare sentimenti di patriottismo, reduci dall’Unità d’Italia avvenuta proprio il 17 marzo del 1861. I fatti narrati si svolgono durante il regno di Umberto I, incoronato nel 1878. Insieme all’elogio per la patria, scorgiamo riferimenti alla sacralità, alle festività cristiane e, infine, molto importante, i valori di famiglia attraverso il rispetto e l’ubbidienza ai propri genitori, la devozione, lo spirito di sacrificio, la solidarietà fra ceti sociali differenti,…ecc..insomma, delle fondamenta sulle quali, secondo l’autore, l’Italia stava costruendo il suo glorioso presente e futuro.

Sarei curiosa di sapere cosa ne penserebbe ora De Amicis del nostro Paese, fra valori forse andati perduti e un popolo sempre più deluso. Voto massimo naturalmente.

“I tuoi libri sono le tue armi, la tua classe è la tua squadra, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civiltà umana.” Cuore, E. De Amicis

La saga dei vampiri di Abercrombie

Frequentavo ancora il liceo, quando ho sentito parlare per la prima volta di Stephenie Meyer e l’ho scoperta grazie ad una mia compagna di classe che aveva cominciato a leggere la saga di Twilight entusiasta, presentando la storia a me e alla mia amica con occhi sognanti a cuoricino. Non vi nascondo che per un certo periodo anche io mi sono lasciata trascinare dalla corrente Edwardiana, ma non vi preoccupate, sono guarita da anni 😛

Per i pochi individui superstiti al mondo che ancora non conoscono la trama, la storia ruota intorno all’intreccio amoroso fra Bella Swan, un noiosissimo esemplare di essere umano, e il vampiro Edward, direttamente dal sottomondo Abercrombie. Un amore impossibile per certi versi, visti i mondi dai quali provengono, oltre che ostacolato dal terzo incomodo Jacob, più volte friendzonato senza pietà. Insomma una love story tutta adolescenziale, dai tratti fantasy, caposaldo di tutte le saghe amorose vampiresche che esistono oggi, molto meno serie dell’audace Buffy che i vampiri li ammazzava.

La saga, composta da ben quattro volumi, è stata divorata dalla sottoscritta e dalle proprie coetanee nel giro di pochissimo tempo. E con occhi ancora sognanti, abbiamo atteso con trepidazione la scelta degli attori che avrebbero interpretato i ruoli dei nostri paladini. Gli stessi, fra i quali sicuramente spicca Robert Pattinson alias Cedric Diggory, che ancora oggi si rifiuta di parlarne e la considera una storia imbarazzante e a tratti disgustosa (vedi quando Eddy, per salvare Bella va, a dare una leccata alle sue ferite sanguinanti o mangia la placenta), nonostante abbia segnato l’ascesa della sua carriera cinematografica. Non che avesse tutti i torti, eh. Ma cosa c’è che non piace esattamente di questa saga?

Prima di tutto partiamo dai pregi. Nonostante tutti adesso deridano persino i film omonimi, quando era appena uscito, ai tempi che furono, moltissime adolescenti impazzivano letteralmente per queste vicende ed altrettante cercavano di immedesimarsi nella mummia Bella. Per non parlare del fatto che erano nati dei veri propri schieramenti, chi a favore del tenebroso Edward e quelle che apprezzavano il sangue caliente di Jacob. Quando la Meyer ha annunciato che stava riscrivendo la storia dal punto di vista di lui, Midnight Sun, erano tutte impazienti di sapere quando sarebbe uscito. Beh, grazie ad un hacker che ha distribuito nel web ben 13 capitoli dell’opera, le stesse fanciulle hanno dovuto aspettare forse un decennio, facendo in tempo a guarire dall’incanto vampiresco. Devo ammettere, tuttavia, che fra alti e bassi si tratta di un’idea che in origine mi è sembrata davvero originale. Nata da un sogno della stessa autrice, si è sviluppata con ritmo serrato e avvincente, tanto che i libri venivano letteralmente divorati. Mi piaceva molto anche la scelta dei titoli dei vari capitoli, una metafora che anticipava a grandi linee ciò che sarebbe accaduto. Delle copertine davvero studiate, una cosa che ho visto fare poco ultimamente…

Cosa, dunque, mi ha fatto ricredere? Col senno di poi ti rendi conto che la storia con personaggi annessi, fa un po’ di acqua. Per intenderci, negli stessi anni sentivo molto parlare anche della saga di Harry Potter (J.K.Rowling), sempre universo fantasy, ma con valori e intreccio completamente diversi. Cosa insegna Twilight? Il valore dell’amore? Un sentimento profondo e unico riscontrabile solo con un uomo perfetto in tutto, dal fisico al carattere. Non ha niente che non va, nessuna divergenza di opinioni, neanche un difetto. Bella è legata a lui da un amore che gli altri inutili umani non possono capire. Già, un altro punto è la critica a se stessa, perché la ragazza non fa altro che ripetersi quanto faccia schifo in quanto essere destinato a perire, con mille difetti e sfaccettature, con una bellezza neanche lontanamente paragonabile a quella dei vampiri. Per accettarsi deve a tutti i costi diventare anche lei una bambola di marmo. Quindi un continuo rimando a quando sia triste essere semplicemente umani, senza minimamente prendere in considerazione ciò che ha di buono la nostra natura (ognuno con il proprio pensiero e diversità) e quanto sia bello amarsi nonostante tutto, ma mettendo la questione sul mero piano estetico. E che dire dell’amicizia? Non è stata capace di trattare con rispetto manco un amico, ma tutti diventano strumenti per appagare i suoi capricci infantili: per farmi compagnia, perché sono triste e sola come un cane (scusa, Jacob!), perché così convince Eddy a farmi diventare vampiro,ecc…Ciliegina sulla torta poi, l’assurda accondiscendenza dei suoi genitori nell’accettare di vedere una figlia cambiare fisicamente e diventare a dir poco inquietante, senza voler indagare le motivazioni.

Insomma una saga che sicuramente fa o faceva sognare le ragazzine, soprattutto anni fa, quando ancora era considerata originale, dato che il genere era poco diffuso e ha un po’ cambiato la concezione dei vampiri e licantropi. Ma non certo un ricettacolo di significati profondi…! Voto 3/5.

Grazie per aver letto l’articolo 🙂

Julia Volta

“Non ho mai pensato molto a come sarei morta, ma morire al posto di qualcuno che amo è un buon modo per andarmene” Twilight, S. Meyer

Wonder

Aggirandomi nella sezione dei libri per bambini e ragazzi, mi è capitato numerose volte di imbattermi in un titolo che non riusciva mai a catturare la mia attenzione al punto di prenderlo. Quando l’ho trovato anche a casa dei miei genitori, reperto archeologico rinvenuto durante gli scavi nei pressi della Camera dei Miei Fratelli, mi sono incuriosita soprattutto dopo aver letto la trama. Sto parlando di Wonder di R.J.Palacio.

Il protagonista del libro è il piccolo August “Auggie“, un bambino normale, ma che a causa di una rara malattia genetica che l’ha deformato e diversi interventi chirurgici facciali, si ritrova ad avere un viso fuori dal comune. Per 10 anni ha vissuto protetto dall’amore incondizionato della sua famiglia, studiando in casa, ma ora i genitori pensano che sia giunto il momento di integrarsi in una scuola, cominciando a frequentare dei coetanei. Per Auggie sarà una bella sfida: chi si siederà vicino a lui? chi lo guarderà davvero negli occhi? Riuscirà a farsi degli amici?

A detta della scrittrice, il romanzo nasce da un episodio personale che comunque viene inserito in qualche modo all’interno del romanzo, seppur cambiando protagonisti. Un giorno era seduta su una panchina con i suoi due figli e vide passare una bambina che aveva evidentemente la sindrome di Treacher-Collins, una rara malattia ereditaria che colpisce i tratti facciali, lasciando inalterato tutto il resto. La scrittrice racconta che, presa dal panico, si alzò di scatto e si allontanò di corsa con i figli, più che altro per evitare commenti a sproposito dal parte del più piccolo. Ma nel momento in cui si stava avviando, alle sue spalle sentì la voce della madre della bambina dire dolcemente che era ora di andare a casa. Insomma quella di August è una storia verosimile che nasce con l’intento, probabilmente, di sensibilizzare altre persone, soprattutto i ragazzi, per fargli comprendere che le apparenze non sono tutto. Dietro una facciata che può essere piacevole o meno, può nascondersi un mondo e una personalità più o meno profonda. Ciò che ho amato, oltre alla scrittura scorrevole, è il fatto che ha raccontato il mondo di Auggie anche attraverso altri punti di vista. Voto personale 5/5.

ATTENZIONE: SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!! Non mi dilungo troppo perché non penso ci sia molto da dire in un libro che parla da sé e vale davvero la pena leggere. Ho molto apprezzato scoprire in maniera profonda anche i pensieri degli altri personaggi, una tecnica che ha “normalizzato” Auggie stesso, dal momento che scopriamo che nel mondo reale, chiunque purtroppo affronta situazioni difficili nella propria vita, più o meno gravi: Julian è ricco materialmente, ma povero di animo e con due genitori a dir poco ignoranti, Jack vive in un quartiere malfamato ed è molto povero, Miranda sta affrontando il divorzio dei genitori ed è costretta a vedere la madre che si lascia andare con l’alcool, Justin è vissuto come un peso in casa sua…insomma la lista è infinita. In tutto questo Auggie diventa un esempio di coraggio e forza d’animo, un bambino straordinariamente intelligente capace di affrontare situazioni difficili prendendole di petto e senza farsi sopraffare. E lui stesso alla fine si rende conto che tutti a proprio modo sono speciali e tutti meritano una standing ovation per come affrontano le difficoltà della vita.

Dallo stesso libro è stato tratto il film omonimo di Stephen Chbosky, non fedelissimo alla trama, ma comunque apprezzabile, con Owen Wilson (super adatto nel ruolo del padre giocherellone) e Julia Roberts nei panni della madre.

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura e visione di Wonder 🙂

“Via non mi considera normale. lei dice di sì, ma se non fossi normale non avrebbe tutto questo bisogno di proteggermi. Nemmeno mamma e papà mi considerano normale. Credo che l’unica persona al mondo che capisce quanto sono normale sono io.” Wonder, R.J.Palacio

Storia di Iqbal, forse non abbastanza approfondita

Fra le letture per bambini che più apprezzo in assoluto, ci sono quelle che raccontano storie vere e straordinarie, come quelle di giovani attivisti, pionieri dei diritti umani, piccoli eroi che hanno coraggio da vendere, lottando contro un sistema marcio e diffuso per amore di giustizia. Fra queste, oggi si parla del giovane Iqbal, una figura associata alla lotta contro lo sfruttamento minorile nel mondo, scomparso tragicamente a 12 anni.

Uno dei testi famosi che tratta di lui è Storia di Iqbal, di Francesco d’Adamo, un libro per bambini di almeno 12 anni che racconta, in forma romanzata e a grandi linee, gli ultimi anni prima della morte del protagonista. I fatti vengono narrati in prima persona dal punto di vista di Fatima, una figura fittizia che fa la parte della migliore amica di Iqbal, insieme ad altri bambini che fungono da contorno in queste vicende ambientate nella bottega tessile di Hussain Khan. Forse è proprio questa approssimazione di eventi che mi ha fatto parecchio storcere il naso, perché di Iqbal si approfondisce poco e niente. Fra l’altro l’autore presenta il libro dicendo che del protagonista ha letto un articolo con foto sfocate e non è mai stato in Pakistan, perciò le descrizioni di ambienti appaiono approssimative e a volte scorrette, come il cielo pakistano uguale a quello di una qualsiasi città occidentale piena di illuminazioni artificiali (ma quando mai!) o le case di macchine che i bambini poverissimi sanno riconoscere, nonostante non sappiamo leggere. Mah….Passi per l’ambientazione, ma questo libro non mi pare abbia reso davvero onore alla sua figura. Basta fare un giro su Wikipedia per scovare altre informazioni interessanti che valeva la pena approfondire. In ogni caso, della storia di questo bambino non si hanno moltissime informazioni, ma perché quelle poche a disposizione non vengono inserite in maniera più precisa? Iqbal sapeva bene cosa voleva dire lavorare in una fabbrica di mattoni, perché ci era stato lui stesso a 4 anni, mentre nel testo sembra stupito di vedere come lavorano questi operai durante una delle sue missioni con la BLLF. Inoltre, una volta che fu costretto a tornare nella fabbrica, si rifiutò categoricamente di lavorare, nonostante percosse e insulti, tanto che la sua stessa famiglia fu costretta a fuggire sotto minacce. Il contributo internazionale che ha dato viene appena accennato e non si dice nulla riguardo alle tracce rimaste a livello mondiale, grazie alla sua coraggiosa battaglia per difendere tutti i bambini sfruttati. In sostanza, non ho apprezzato la scelta di lasciare Iqbal come personaggio secondario, anche in considerazione delle aspettative che avevo anche solo leggendo il titolo del libro, ma tutta questa è una personalissima opinione. Per me il voto è 2/5.

Per contro mi è piaciuta la postfazione finale dell’autore che dona diversi spunti di riflessione e altre letture per approfondire l’argomento.

Grazie per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura e approfondimento degli argomenti trattati nel libro 🙂

Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite. Da grande voglio fare l’avvocato e lottare perché i bambini non lavorino affattoIqbal (1983-1995)

Ma in fondo i ratti non sono poi così male…

Nonostante abbia già qualche volume per bambini nella mia libreria personale, risalenti almeno a un decennio fa (ma pure di più), ho deciso di leggere e recensirne uno che non avevo. Difatti, l’ultima volta che sono stata a trovare i miei genitori, ho deciso di tentare la sorte con un’impresa epica: entrare nella camera dei miei fratelli! C’è da chiedersi il motivo, in effetti. Il fatto è che in mezzo a cadaveri di vestiti in putrefazione sparsi ovunque, un campo minato di calze usate e cavi che ti si avvinghiano alle gambe, come edera impazzita, ho visto una libreria! Perciò mi sono addentrata in questa giungla per vedere se qualcosa fosse sfuggita alla mia attenzione dal mio trasloco. Siccome il tempo per preservare la mia sopravvivenza era scarso, ho raccolto in fretta e furia 3 volumi e uno di questi lo recensisco in questo articolo.

Manco a farlo apposta, visto il contesto per cui mia madre ha perso la guerra a colpi di “Riordinate la cameraaaaaaa!!” ormai da secoli, è un libro che parla di ratti. Si intitola Un’Avventura Rattastica di Derek Bernardson ed è adatto ad un pubblico di almeno 7 anni. I protagonisti sono 4 simpatici ratti fratelli che conoscono una bambina di nome Emma e decidono di aiutarla a scappare quando questa viene rapita dal signor Tizz e la sua banda, per ottenere un riscatto a 6 zeri. Secondo me la storia è carina e spiritosa, adatta sicuramente al divertimento dei più piccoli, ma vi assicuro che strappa un sorriso anche agli adulti. Il ritmo è molto veloce e lineare, molto prevedibile con happy ending persino per i “brutti e cattivi”, ma d’altronde è una storiella per pargoli, quindi va bene così. Voto 3.5/5.

Certo, se avete difficoltà a convincere i vostri figli a pulire la stanza, magari la eviterei come lettura. Si sa mai che evitano di riordinare per attirare i topi e farci amicizia, come la piccola Emma. Adesso che ci penso, magari era questo lo scopo iniziale dei miei fratelli…Chi lo sa! Anzi, a dirla tutta, uno dei due si è anche preoccupato di dirmi di riportarglieli quanto prima…!

Intanto vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona puliz…ehmm lettura del libro 🙂

“A questo punto vi chiederete perché i Rattaquattrini erano detti Rattaquattrini. Adesso ve lo spiego. Quando richiamava in casa i piccoli ratti che stavano giocando fuori, la mamma gridava: <<Rattini! Voi quattro! Ehi, voi quattro! Rattini!>> ma finiva coll’imbrogliarsi e chiamava: <<Voi quattro! Ehi, rattini! Quattrini! Dove siete?>>. Così diventarono i Rattaquattrini. (E Papà rata trovava che era un nome adatto, perché mantenerli gli costava un sacco di soldi).” D. Bernardson, Un’avventura rattastica

Storie della Preistoria

L’abitudine di raccontare storie ai bambini prima di metterli a letto appartiene a molti genitori ed è un piacevole ricordo che rimane poi da adulti. Il libro che propongo questo mese è del celebre Alberto Moravia, una raccolta di Storie della Preistoria, divertente e simpatica.

I protagonisti di questi racconti sono una serie di animali umanizzati, che parlano e si comportano come noi, le cui storie, oltre a divertire, mostrano delle caratteristiche nostre, un po’ estremizzandole se vogliamo, come la furbizia, la saggezza, l’arroganza, la stupidità, ecc…L’intento dell’autore non credo sia quello di dare per forza un duro insegnamento alla fine di ogni storia, come facevano Esopo o Fedro, oppure di criticare aspramente l’andazzo odierno con una nota amara che si nasconde dietro a personaggi esilaranti, come in alcuni romanzi di Benni, ma preferisce esporre una morale attraverso eventi che ricordano quelli della vita quotidiana.

I racconti che si susseguono sono brevi, ben descritti in maniera semplice e gli stessi personaggi possono comparire più volte in altre storie, come se facessero parte di un medesimo universo senza tempo né spazio. Sì, perché Moravia non ci dice a quando risalgono queste storie, ma appartengono ad un passato surreale nel quale si cerca di spiegare in maniera spiritosa l’origine dell’aspetto di alcuni animali che si vedono oggi. Io lo consiglio con un 3.5 su 5.

Un piccolo passatempo, uno spunto per raccontare nuove storie, che senz’altro divertirà sia grandi che piccini.

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Tra un ballo e l’altro, gironzolando per la balera, Sto Rione notò che dalla parte superiore della bocca di Cocco Drillo, incurvata come una volta, piovevano giù grosse gocce di acqua. Queste gocce si formavano come da sole e cadevano giù appena si erano formate. In realtà, Cocco Drillo aveva l’acquolina in bocca perché pregustava il momento in cui si sarebbe mangiato tutti quei pesci di ottima qualità.” Storie della Preistoria, A. Moravia

Quando la cosa più social da fare era andare a caccia di mammut

Con questo, siamo alla terza proposta di una delle collane più famose e temute durante le nostre estati di più di una quindicina di anni fa, quando eravamo ancora bambini e le maestre ci assegnavano il lunghissimo eserciziario per “ripassare” con libro annesso.

Il titolo di questo mese è adatto per bambini di classe terza, quindi intorno agli 8/9 anni minimo, e si intitola Cacciatori di Mammut di S.V. Pkrovskij. Ammetto di non averlo mai letto fino a qualche giorno fa, snobbandolo per anni insieme a tutti gli altri fratellini della stessa collana. Inoltre, si trattava di un testo assegnato a mio fratello, perciò, vista la sua agonia nel doverlo studiare per le interrogazioni, non mi sono preoccupata di indagare su quale fosse la sua storia. E invece, devo dire che ho fatto male perché si tratta di un racconto divertente e stranamente avvincente visto il target a cui si riferisce (lo sappiamo tutti che la maggior parte dei libri assegnati insieme agli eserciziari sono noiosi :P). Insomma, qual è la trama?

Ci troviamo indietro nel tempo di 20.000 anni, in un villaggio di uomini primitivi fra i quali spiccano alcuni nomi di cacciatori come Nasodilupo, Aò e Ulla (evidentemente corrispettivi dei nomi odierni Mario, Alessandro e Leonardo) facenti parte della tribù delle Volpi Rosse. I loro vicini e amici sono le Volpi Argentate. Insieme cacciano mammut, quando disponibili, e fanno banchetti, fra danze di dubbio gusto e mangiate abbondanti degne di essere paragonate ai mega cenoni festivi con i miei parenti. Sopra di loro, tuttavia, incombe l’ombra del potente stregone Kaolu, un personaggio che dalla descrizione sembra rimasto ancora a qualche stadio precedente di evoluzione, fra la scimmia e l’Homo Erectus, che vive con le sua numerosa famiglia in disparte dopo essere stato cacciato dal villaggio, minacciando tutti di maledizioni se non riceve i suoi omaggi.

Vi dirò, per quanto la storia sia proposta a dei bambini, risulta essere interessante anche per gli adulti. Un libro scorrevole che si legge in un pomeriggio, capace di presentare in maniera divertente la vita degli uomini delle caverne, data la minuziosa descrizione di come adoperavano i loro strumenti, i rituali che accompagnavano i momenti più importanti della loro vita e i rapporti sociali. Un po’ frettoloso il finale, ma tutto sommato non rovina niente, quindi va bene così. Direi che si merita un 4 su 5.

Fra l’altro su Amazon lo potete trovare in formato E-Book gratuitamente.

Intanto vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“I cacciatori si inginocchiarono davanti alla piccola statua bianca. Così si sentivano al sicuro, perché li difendeva la potenza magica della Madre delle Madri, protettrice del loro villaggio, colei che scagliava potenti maledizioni sulle forze nemiche, l’invisibile compagna delle cacce pericolose.” Cacciatori di Mammut, S. V. Pokrovskij

Un Pinguino, una Gallina e un Piccione: il Mago Blu colpisce ancora!

Torniamo questo mese con un’altra proposta per bambini, ripescata ancora fra i meandri della mia infanzia e di quella di mio fratello. Il Mago Blu colpisce ancora con una storia che questa volta ho affrontato io in classe, con la maestra che si aggirava fra i banchi a leggerla ad alta voce, mentre io dormivo di nascosto. Il peggio è stato quando ci ha chiesto di farne un riassunto e io non ricordavo niente! Si tratta di Chi Trova un Amico… di Giuseppe Lisciani.

A differenza dell’agghiacciante riassunto della Leggenda di Re Artù della stessa collana, che ho riassunto in un precedente articolo, si tratta di una storia piacevole da leggere anche da adulti. Anzi, a dire il vero mi è dispiaciuto non averla seguita quando avevo solo 8 anni, ma il tono monotono della voce della maestra rendeva il tutto insopportabile. Non avevo capito nemmeno il titolo e l’unico protagonista di cui mi ricordavo era il Pinguino. In realtà sono due, lui sicuramente e in più c’è la Gallina. Che fanno questi due pennuti? Il Pinguino sa che nella sua specie è il maschio che cova le uova e si prende cura dei piccoli, perciò passa le giornate a deprimersi per evitare questo triste destino. Un giorno il Piccione gli racconta che nel Pollaio avviene il contrario, così il Pinguino ha un’idea assurda quanto geniale: avrebbe sposato la Gallina! Peccato che quest’ultima, ignara del piano architettato alle sue spalle, pensa di avere l’occasione per smettere di allevare pulcini una volta per tutte. Insomma un libro da 4 punti su 5, perché io che sono adulta l’ho trovato davvero divertente. Il grosso della storia narra di come il Piccione organizza le nozze, chiedendo prima il permesso al Consiglio del Cielo e poi coinvolgendo altri uccelli.

Un racconto da leggere a bambini che hanno almeno 8 anni, perché ad un certo punto i personaggi sono così numerosi, da rendere i fatti confusi. Un ottimo modo per far conoscere ai pargoli alcuni fra i principali volatili, perché per quanto le vicende siano esilaranti, prendono spunto dalle loro reali abitudini.

Il finale è stato un NI: ad un certo punto la Gallina spiega l’origine della famosa Gallina dalle Uova D’oro, mentre il Pinguino diventa Imperatore, dando luogo alla specie omonima che esiste ancora oggi. Il Piccione va a finire in un luogo sperduto dove tutti sono blu, a fare il saggio dei sogni degli altri (perché poi? da quando si dice “saggio come un piccione?!) e del Colibrì si sa solo che torna a casa come se nulla fosse, nonostante sia stato nominato Eroe di mezza altezza. Quindi, se non capite cosa c’entri il titolo con la storia, dovete aspettare l’epilogo dei personaggi, della serie “ho scritto un intero libro partendo dal titolo e poi, siccome mi sono accorto che non ci azzecca niente, aggiungo un finale forzato così gli do un senso”. Impressione mia, eh…

Grazie per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“La città delle Galline non è bella e misteriosa come la terra bianca e gelida dei Pinguini. Nel Pollaio il sole è generoso, ma vi si conduce una vita senza sorprese. Qui la natura non si degna di offrire spettacoli grandiosi, né improvvisi e drammatici mutamenti; qui non trema mai il cuore.” Chi Trova un Amico…, G.Lisciani

La non-leggenda di Re Artù

Per scegliere la lettura mensile per bambini, sono andata a pescare romanzi remoti risalenti alla mia infanzia e a quella dei miei fratelli. Proprio quel che si dice “un libro ritrovato”! Questa volta però l’ho trovato a casa dei miei genitori, un po’ impolverato su una mensola in mezzo ad altri volumi e, sarà per la celeberrima storia che narra, sarà perché ero curiosa di leggere qualcosa che fosse un sunto di questa, ho deciso di prenderlo. Si tratta de La Leggenda di Re Artù distribuito dalla GIUNTIscuola insieme al libro delle vacanze estive Il Mago Blu.

Non so quanti bambini all’epoca abbiamo passato l’estate con quel libro. Fra questi di sicuro ci sono mio fratello e mio marito che ancora si ricordano le pagine di esercizi e i volumi allegati. Quello che ho preso io era adatto a bambini di quarta elementare, un piccolo manoscritto di 124 pagine con esercizi alla fine.

Sulla leggenda di Re Artù ne hanno fatte di tutti i colori, dai romanzi ai film, fino alle serie tv e devo dire, sinceramente, che a parte leggere qualche spunto qui e là dei cavalieri dediti al Santo Graal (come nei romanzi di Calvino) o del mago Merlino, non sapevo molto di più. Con grandi aspettative, ho pensato di poter trarre un’infarinatura generale attraverso un libro per bambini e sono rimasta davvero molto delusa. Comincio col dire che a mio avviso non mi sembra per nulla adatto al pubblico per il quale è destinato e, lungi da me fare un’analisi da esperta dell’età evolutiva, che non mi compete affatto, vorrei solo spiegare le ragioni di questa mia personalissima opinione. Prima di tutto il titolo davvero fuorviante perché parla della leggenda di Re Artù, ma a parte nella parte iniziale e finale del racconto, per il resto rimane una figura di sfondo quasi inutile. Semmai poteva intitolarsi “Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda“, avrebbe avuto più senso. In secondo luogo, man mano che proseguivo con la lettura, ho capito che forse sarebbe troppo pretenzioso riassumere un classico così lungo in appena 124 pagine e, difatti, quella che ne risulta è una successione ansiogena di eventi, a volte narrati in maniera sconnessa fra loro, con salti temporali incomprensibili, che ho fatto fatica a seguire io che sono adulta, figuriamoci un bambino di 9 anni! Altra cosa, la celebrazione continua di credenze di stampo cattolico che hanno reso questo libretto quasi alla pari di un manuale di catechismo. Per ultimo, illustrazioni in bianco e nero fatte benissimo, per carità, ma tristissime e per nulla invitanti se ci si mette nei panni di un bambino che deve essere invitato alla lettura. Per queste ragioni e per la prima volta, do il minimo come voto. E devo dire che sinceramente ci sono rimasta male, perché non avrei creduto di imbattermi in una lettura così poco piacevole, soprattutto trattandosi di un testo dato come compito a centinaia di scolari.

Perciò, considerato quanto scritto sopra, consiglierei di far leggere questa storia una volta raggiunta l’età giusta per capire manuali un po’ più impegnativi, per avere un quadro completo di una leggenda che si tramanda da secoli, cosa che forse farò anche io. In ogni caso, ci tengo a precisare che si tratta di un’opinione personale, come ogni mia recensione, pertanto sono consapevole che le mie considerazioni possono essere considerate sbagliate e non condivisibili.

Comunque vi ringrazio per aver letto l’articolo e vi auguro una buona lettura di altri libri 🙂

“Meraviglia! Nel centro della piazza c’era una roccia maestosa, mai vista prima, e sulla roccia poggiava un’incudine e nell’incudine era piantata una spada splendente. Nessuno osava avvicinarsi.” La leggenda di Re Artù, GIUNTIscuola