Bullismo e dark web

Mi è capitato di recente di recarmi presso una fiera di zona, dove oltre alla presenza di bancarelle a tema videogames e fumetti, c’erano anche stand di autori esordienti che presentavano il proprio romanzo. Per lo più si trattava di genere fantasy, al quale ancora sto cercando di avvicinarmi in punta di piedi, mentre in una in particolare ho conosciuto il giovane autore di un thriller. In questo articolo vi parlo proprio del suo libro, Dark Dar10, scritto da Federico Caffagni.

La storia è incentrata sul giovane Dario, un ragazzo costretto a trasferirsi da Padova a Trieste con la mamma, dopo la morte del padre, al quale era molto legato. Difatti, grazie a lui si appassiona al mondo dell’informatica ed è per questo che conserva gelosamente il suo pc. Un giorno, notando che esistono dei file criptati nell’hard disk del padre, comprende che in realtà c’è un segreto di cui non è a conoscenza. Inizia così la ricerca della verità, destreggiandosi tra bulli, amori, amici e…dark web!

Si tratta di un romanzo molto scorrevole, che si legge anche in una giornata. La mia paura, quando acquisto libri di esordienti, è che le case editrici non abbiano “ripulito” a sufficienza il testo, rendendo la lettura ostica e pesante. Qui, a parte qualche uso eccessivo della virgola al posto del punto (forse legato allo stile dell’autore, ma comunque ci si abitua quasi subito), non ho riscontrato delle problematiche degne di nota. Anzi, la lettura prosegue veloce pagina dopo pagina, nonostante a tratti le azioni del protagonista sia spiegate molto dettagliatamente.

Ciò che ho apprezzato tanto di questo romanzo è la spiegazione chiara e alla portata di tutti delle nozioni base che riguardano l’informatica. Se non siete molto esperti in materia, riuscireste comunque a seguire le vicende perché l’autore, con una certa arguzia, semplifica molto le spiegazioni con esempi e metafore. Inoltre, attraverso la storia di Dario, si affrontano tematiche molto importanti, soprattutto nel mondo adolescenziale. Primo fra tutti il bullismo, perpetrato da parte di ragazzi problematici (Caffagni ci tiene a precisarlo) ai danni di chi è incapace di difendersi in autonomia. La soluzione adottata nel libro per certi versi può sembrare discutibile, alla stregua di una legge del taglione, ma capisco il nobile intento.

Altra tematica importante è la questione del web: non tutto il mondo di internet è clear (per dirla come l’autore), ma esistono luoghi più oscuri e nascosti, dove si annidano traffici illeciti, insieme alle teorie del complotto più disparate. Oltre che essere illegale accedervi, è molto pericoloso, e questo viene ribadito più volte nel romanzo.

Insomma, un libro che secondo me dovrebbe essere consigliato soprattutto agli adolescenti, che spesso sottovalutano il pericolo di internet. Ma può senz’altro essere utile anche agli adulti, per imparare qualcosa di più sul mondo informatico. Per me è un 4/5 come voto.

Julia

“Adorava il padre. Gli aveva insegnato tutto quello che sapeva di informatica, lo portava alle fiere e sosteneva i suoi interessi, come i fumetti o i videogiochi. Ma, soprattutto, era l’unico che capisse qualcosa di quello che davvero gli interessava: gli altri quando Dario iniziava a parlare si perdevano quasi subito o peggio si stufavano.” Dark Dar10, F. Caffagni

Grandi Classici: I Malavoglia

Mentre molti sgomitano per accaparrarsi il secondo volume della saga dei Florio, scritta da Stefania Auci, ecco che io, sempre sul pezzo, scelgo letture più classiche, sempre ambientate in Sicilia, sempre avendo a che fare con la discesa di una nota famiglia, ma con uno degli autori che più apprezzo. Eh già, sto proprio parlando de I Malavoglia di Giovanni Verga.

Impossibile non conoscere la storia, anche solo vagamente, dato che si tratta di un testo che si studia alle superiori, quando si parla della corrente letteraria del “verismo”. A tal proposito, mi sento di chiedere scusa alla mia insegnante di italiano, che dopo averci caldamente invitato a leggerlo, l’ho ignorata spudoratamente, preferendo altre letture molto più leggere. A quei tempi, infatti, la dura realtà raccontata dal Verga, unita ad uno stile d’altri tempi, la consideravo fin troppo pesante. Difatti, preferivo sognare ad occhi aperti i vampiri della Meyer o i galantuomini romantici della Austen. Ebbene sì, l’ho confessato! Ma sapete? Come sul cibo, anche sulla lettura si cambiano gusti dopo anni (per fortuna, in certi casi!).

In tutto ciò, non ho ancora parlato della trama. In questo romanzo si parla delle sventure continue della famiglia Toscano, detti Malavoglia, pescatori di Acitrezza, con una descrizione estremamente cruda della loro vulnerabilità di fronte alla natura e alla storia.

Nonostante si tratti di un romanzo risalente alla fine del XIX secolo, ho trovato degli spunti di riflessione molto attuali, soprattutto per quanto riguarda i contrasti all’interno della stessa famiglia. Il giovane ‘Ntoni mi ha ricordato molto i discorsi che ho sentito da parte di ragazzi molto più piccoli di me: la perplessità di fronte ad una vita di stenti, spaccandosi la schiena per quattro spiccioli. Mentre per il patriarca il duro lavoro era un’attività dignitosa e onesta, per il nipote non era altro che un accontentarsi a sopravvivere. Penso che di fronte ad un contrasto del genere, da parte delle nuove generazioni ci si possono aspettare due strade: una maggiore ambizione per rompere la catena del “volersi accontentare, tanto è pur sempre un lavoro”, oppure soccombere nel proprio malcontento. E chi ha letto il libro, sa come sia andata a finire per ‘Ntoni.

Un’altra questione interessante è legata agli abitanti di Acitrezza. Mi hanno ricordato tanto le chiacchere che sentivo dai più anziani del paese di origine di mio padre, quando scendevamo per le vacanze. In queste piccole realtà, ho riscontrato gli stessi pettegolezzi presenti nel libro, i medesimi motivi futili per offendersi con qualcuno, le dicerie che corrono e si basano sul sentito dire oppure su un’occhiata veloce, la cattiva reputazione che a volte viene affibbiata per malintesi…insomma, a più di cento anni di distanza, le cose non sembrano essere cambiate per alcuni posti.

Lo stile di Verga mi piace molto: descrive le vicende dei Malavoglia con molta crudezza, senza indorare la pillola al lettore, ma allo stesso tempo traspare una sorta di tenerezza nei confronti di questa famiglia che, dopo ogni mala sorte, cerca di riprendersi con dignità. Il tutto senza scadere nel populismo.

Unico neo, se proprio voglio fare la pignola, è che ci ho messo un po’ ad abituarmi ai suoi salti di punti di vista, che cambiavano in maniera repentina da un paragrafo ad un altro, nonostante mantenesse la terza persona. A parte questo, direi voto 4.5/5.

“Quando uno lascia il suo paese è meglio che non ci torni più, perché ogni cosa muta faccia mentre egli è lontano, e anche le facce con cui lo guardano sono mutate, e sembra che sia diventato straniero anche lui.” I Malavoglia, G. Verga

Harry, il ritorno!

Dopo settimane mi accingo finalmente a scrivere una breve recensione sul secondo volume della saga fantasy più famosa del mondo: Harry Potter di J. K. Rowling.

La trama de La Camera dei Segreti è nota a tutti: Harry si trova al secondo anno di magia e stregoneria di Hogwarts, raggiunto non senza impedimenti, che gli sono costati quasi l’espulsione per colpa dell’elfo Dobby. Tuttavia, Harry e i suoi amici cominciano a notare che i compagni di scuola vengono colpiti da uno strano incantesimo, legato in qualche modo all’origine della leggendaria Camera dei Segreti. Come sempre si ritroveranno alle prese con un mistero legato alla magia oscura, per far luce su ciò che sta realmente succedendo e risolvere l’enigma che mette in pericolo tutti.

Quando ho letto il secondo capitolo, ormai avevo già visto il film non so quante volte, quindi posso dire che mi è sembrato abbastanza fedele. Devo ammettere, che avendo ormai la mia breve memoria occupata dalla trasposizione cinematografica, mi risulta difficile ricordarmi eventi essenziali nella narrativa che hanno segnato la linea di demarcazione. Forse, perché in fin dei conti non ci sono. È risaputo infatti che C. Columbus, regista dei primi due, si sia mantenuto abbastanza vicino agli eventi.

Le differenze non sono molte e inoltre, risultano un po’ insignificanti a parer mio. Per esempio, quando Ron e Harry si recano nel bosco alla ricerca di Aragog, vengono scortati di peso insieme al cane Thor e portati dal capo, trovandosi a penzoloni tenuti dalle zampe di ragni giganti. Oppure, nel libro viene spiegato meglio il ruolo di Ginny e il suo rapporto con il diario di Riddle, mentre nel film il collegamento non mi era sembrato così esplicativo. O ancora, la strategia di Harry per liberare il povero Dobby, che prevedeva sempre un calzino, ma usato come sacca per contenere il libro.

Per quanto riguarda lo stile, stiamo ancora parlando di un libro che si avvicina più al mondo fanciullesco, pur senza annoiare e lo dice una che, oramai, la storia dei primi volumi la sa a memoria. È anche vero che lo sprone per proseguire è dovuto alla curiosità di scoprire maggiori dettagli sul passato di Voldermort, Silente o altri personaggi secondari, particolari che si sono persi per strada con i lungometraggi successivi.

Insomma, una storia che a livello letterario ancora non esplode, ma comunque piace. Voto 4/5.

Julia

“Sono le scelte che facciamo che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità.” Harry Potter e la Camera dei Segreti, J. K. Rowling

Poesia o confusione?

Essendo domenica, oggi avrei dovuto dare degno riposo alla mia tastiera, oltre che ai miei occhi! A maggior ragione, avendo la mia gatta che continua a fissarmi con aria truce da sotto la sedia, mentre allunga una zampa per darmi una graffiata al braccio! Ma non potevo rischiare di far passare altri giorni senza recensire un libro appena finito: Tutto torna di Giulia Carcasi.

Cominciamo dalla trama: Diego è un professore universitario di Pisa che sta lavorando alla revisione di un vocabolario. Nella sua vita cataloga tutto, comprese le emozioni, un po’ come fa con le parole che chiude nei barattoli. Un giorno, durante uno dei suoi spostamenti tra Roma, dove abita, e Pisa, il treno si ferma in galleria per un guasto. Le luci si spengono e Diego sviene. Sarà la voce di Antonia a tirarlo fuori dallo stato di incoscienza. Fra loro nasce una storia d’amore che sembra perfetta, fino a quando non entra in scena la menzogna.

Un romanzo brevissimo, che si legge in un giorno se si è di luna buona (io ce ne ho messi due, tanto per dire). Le 120 pagine proseguono con un ritmo altalenante, un po’ a singhiozzi: frasi brevi, ripetizioni continue, descrizioni concise. Gli unici periodi lunghi sono quelli che contengono massime di vita, a volte non immediatamente comprensibili. Le vicende dei personaggi vengono catalogate in base al giorno in cui sono avvenute, in linea con la personalità di Diego, ma all’interno di un capitolo si possono saltare anni di vita nell’arco di due parole, lì per lì lasciando un po’ confusi.

Penso che questo stile di scrittura o si ama o si odia. Dal mio punto di vista, per quanto comprenda la logica di scelta, non l’ho apprezzato per niente. Procedere a singhiozzi non mi coinvolge abbastanza nella storia: preferisco una prosa più articolata, che mi fa addentrare dolcemente e costruisce un mondo di particolari. Così no, mi sembra una serie di appunti non finiti, una bozza di libro che potrebbe evolversi in una bellissima storia d’amore, ma rimane lì, a darsi solo una definizione come parole sul vocabolario. Senza contare che, con questo tipo di narrazione, i personaggi mi sono sembrati bidimensionali.

Le pagine scorrono perché semplicemente c’è poco da leggere, tutto qua. Quando l’ho finito non mi ha lasciato niente, solo l’esclamazione sul finale: due secondi di stupore e fine. Di solito, quando termino un romanzo ci penso per giorni, ma qui la mattina dopo già me lo stavo scordando.

E niente, il “prendi 2 a 9,90” non sempre va a nostro favore… =) Tuttavia, sarei curiosa di provare gli altri suoi successi: Io sono di legno e Ma le stelle quante sono.

Voto 2/5.

Julia

“Se qualcuno non sta al proprio posto, dopo vari aggiustamenti, quel posto verrà occupato da qualcun altro.” Tutto torna, G. Carcasi

Grandi classici: l’amore ai tempi del colera

Avrei voluto scrivere questa recensione stanotte, ma i miei occhi dopo il lavoro urlavano pietà, perciò ho lasciato perdere. Anche perché, visto che avrei dovuto scrivere riguardo ad un grande classico “intoccabile”, sarebbe stato meglio farlo con la coscienza lucida e attiva!

Veniamo alla trama, che riporto soprattutto per quelle brutte perzone che, come me, sono rimaste indietro nella lettura dei grandi classici. Il protagonista indiscusso di questo romanzo, non è tanto Florentino Ariza, ma il suo amore incondizionato nei confronti di Fermina Daza, una fanciulla con la quale ha vissuto per breve tempo un amore platonico, e che poi l’ha rifiutato una volta diventata più matura. Florentino non la dimentica mai, struggendosi mentre lei prosegue con la sua vita e si sposa con il giovane medico Juvernal d’Urbino. Dovrà attendere esattamente cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, prima di poter vedere realizzato il suo sogno.

Un romanzo celebre, pubblicato per la prima volta agli inizi degli anni ’80 e che, a distanza di decenni, ancora continua ad essere apprezzato anche dalle generazioni più giovani.

Per quanto mi riguarda, la mia opinione si è letteralmente spaccata, perché ho dovuto prendere in considerazione aspetti diversi del libro e, ancora adesso, non saprei dare un voto personale univoco. Partendo dallo stile di scrittura, è innegabile quanto la mano di Marquez sia a dir poco magistrale. La sua narrazione, per quanto presenti molti punti ripetitivi, coinvolge e stupisce: le metafore sono usate con arguzia e le pagine scorrono veloci, in una narrazione che rispecchia lo stato d’animo del protagonista. Difatti, in maniera poetica ci viene trasmesso tutto il senso di frustrazione di Florentino di fronte ad una donna che non può avere. Certo, si consola con il restante 99,9% del pianeta Terra, ma alla fine rimane solo un senso di solitudine e, a parer mio, la sua figura suscita una grande pena. Del resto, persino Fermina quando lo scorgeva dalla finestra della sua abitazione, era solita esclamare “Pover’uomo!”.

Di contro, non sono riuscita a simpatizzare per niente con il protagonista. Non solo mi ha fatto pena all’inizio, ma via via che proseguivo nella lettura ho cominciato a non sopportarlo! Parto dicendo che per me, il suo non è amore, anzi, sembra più un’ossessione nei confronti di una donna che nemmeno conosce. Florentino si innamora dell’idea angelica che ha di Fermina, un po’ come Dante con la sua Beatrice.

Adesso parto con lo SPOILER!

Alla fine, quando lei rimane vedova, lui riprende a corteggiarla in maniera molto dolce, lo ammetto. Ma la magia si spegne subito: lei sembra che si conceda per fuggire alla cruda mediocrità della sua vita (non a caso si rifiuta di scendere dal battello, per continuare a vivere in una sorta di sogno sospeso), lui è contento perché ha raggiunto il suo scopo, che suona quasi come un accanimento egoistico. Fra l’altro, non dimentichiamoci che, proprio sul finale, Florentino raggiunge livelli di squallore degni di nota, quando da ultrasettantenne intraprende una relazione con una ragazza di appena quattordici anni, approfittando del fatto che sia stato nominato suo tutore. Lui stesso ci tiene a precisare che gli sembra una bambina, come se la cosa fosse normale. Quando lei si suicida, ciò che conta è aver raggiunto il suo scopo: due lacrime in bagno, della serie “ammazzà se l’ho fatta grossa stavolta!”, e passa la paura. Caro Florentino, non è che Fermina si sia persa sta grande occasione…

Voto 3/5.

“Ben diversa sarebbe stata la vita per tutti e due se avessero saputo per tempo che era più facile eludere le grandi catastrofi matrimoniali che le minuscole miserie di ogni giorno. Ma se avevamo imparato qualcosa insieme era che la saggezza ci arriva quando non serve più a nulla.” L’amore ai tempi del colera, G.G.Marquez

Coronavirus: sarà sicuro prendere libri usati?

Da quando è scoppiata la pandemia per noi lettori si è posto un quesito fondamentale: si potranno comprare i libri usati senza dover correre dei rischi? All’inizio mi ricordo che si brancolava un po’ nel buio, senza sapere se persino la merce del supermercato potesse costituire un vettore e perciò spesso ci si ritrovava a disinfettare tutta la spesa con l’alcool. Il caso più clamoroso è stato quando ci si è posti persino il problema degli animali da compagnia scoprendo, attraverso uno studio condotto su 919 cani e gatti, che benché possano essere contagiati dal virus, non sono in grado di trasmetterlo all’uomo. Ma questa è un’altra storia.

Torniamo ai nostri amati libri. Io stessa mi sono più volta interrogata sulla questione della merce usata e alla fine ho deciso di spulciare il web su siti autorevoli in cerca di risposte da poter condividere con chi apprezza la lettura, come la sottoscritta.

Fin dal principio ci si è posti il problema di capire come il coronavirus si comporti a contatto con superfici diverse. Secondo uno studio pubblicato sul The New England Journal of Medicine, il SARS-COV-2 sopravvive in tempi diversi su ciascuna tipologia. In particolare, si è rivelato poco resistente al rame e al cartone. Su quest’ultimo, dopo sole 5 ore si dimezza la capacità infettiva e, trascorse 24 ore si ha un abbattimento completo! Questo risultato è stato in parte confermato anche da un recentissimo studio condotto dall’Indian Istitute of Technology di Mumbai e pubblicato su Physics of Fluids, nel quale si parla di abbattimento su carta nell’arco di 3 ore! Ma c’è di più!

Nell’ottobre del 2020 viene un altro studio, questa volta australiano, sul Virology Journal dove si analizza il comportamento del virus su acciaio, vetro e banconote. Si scopre che la sua capacità di resistenza arriva fino a 28 giorni! Sì, lo so, non sembra una buona notizia, anzi! In realtà, gli stessi studiosi ci tengono a precisare che il tutto è stato eseguito mantenendo condizioni ideali di sopravvivenza per l’agente patogeno, ovvero buio totale e temperatura costante di 20 gradi. Quindi, la luce ultravioletta o una temperatura che supera i 40 gradi danneggiano il microrganismo nel giro di poche ore. Inoltre, il problema dei contagi non sono mai state le superfici, ma il contatto ravvicinato con le persone infette.

Dunque, possiamo tirare un sospiro di sollievo? Sì, certo! Naturalmente, restano valide le norme da adottare per ogni circostanza di compravendita: indossare sempre la mascherina (anche sul naso) e disinfettarsi le mani. Esistono in commercio, poi, degli spray disinfettanti per ogni superficie che secondo me sono ottimi anche in questi casi: sia che compriate direttamente dal venditore, sia che ve li facciate spedire a casa.

Insomma, spero di aver dissipato anche i vostri dubbi, oltre che i miei 🙂

Alla prossima!

Julia

Nuovi Acquisti!

Un articolo un po’ fuori dall’ordinario, ma mi sembrava carino condividere con voi la mia gioia nel ricevere il pacco di libri che ho ordinato!

A dicembre mi è stata regalata un gift card di Mondadori del valore di trenta euro e ci ho messo un po’ a decidere come spenderli. Ogni volta mi sembrava di sprecarlo! Ecco l’evoluzione dei miei pensieri:

“Okay, adesso mi prendo gli ultimi best seller di cui parlano tutti nei gruppi di lettura con 150 post al giorno, così valuto se davvero sono così belli come dicono”

“Mi servono assolutamente manuali di scrittura creativa!”

“Allora, un best seller e dei libri sconosciuti.”

“I classici! Devo recuperare i classici!”

Poi, finalmente decido di navigare direttamente sulla pagina di Mondadori, e…ecco qui!

Bene, esaminiamo la logica dietro a questi titoli. La mia idea era quella di prendere il maggior numero di libri possibili sfruttando al massimo il buono, perciò mi sono recata direttamente nella sezione Reminders. Siccome ho la sensazione di non aver letto abbastanza classici – ogni volta che vengono postati nel gruppo di lettura, toh guarda, proprio quello che ancora devo leggere – non appena trovavo un titolo che mi mancava, lo aggiungevo subito al carrello. E così, ecco spiegati i classici sulla sinistra, compreso Pirandello.

Per quanto riguarda Tutto Torna, è una lettura consigliata nel corso di scrittura creativa che sto seguendo. Mentre, La Sovrana Lettrice è un romanzo che vorrei leggere da anni ormai e mi è stato consigliato da un paio di ragazze anni fa in risposta alla mia mail. Non mi ricordo più come si chiamano, ma, in pratica, se una persona gli avesse inviato una breve presentazione di sé, loro avrebbero suggerito dei titoli da leggere. Così a me hanno indicato un paio di libri, fra i quali questo. Ancora stanno aspettando le mie impressioni al riguardo…

Dopo questo bottino e i 50 libri che ancora mi aspettano nella libreria, una persona normale penserebbe “A posto così”. Ma io non sono normale 🙂 Perciò, non appena mi sono imbattuta in uno di quegli angoli con titoli in supersconto “prendi 2 a 9,90”, ecco che ci sono ricascata!

Kitchen desidero comprarlo da mesi, ma non lo trovavo mai in sconto! Ho letto la sua recensione in un blog di WordPress, di cui ora purtroppo non ricordo il nome, e ha fin da subito stuzzicato la mia curiosità. L’altro, l’ho trovato interessante dopo aver letto la trama.

Che dire? Ci vediamo nel duemilaecredici con le recensioni di tutti questi titoli! 🙂

Julia Volta

Blossom Street vol. 2: un po’ delusa

Dopo circa due mesi, rieccomi con il secondo volume di una saga leggera, che intreccia vicende dei personaggi con la trama della maglia. Esatto, sto parlando di Blossom Street di Debbie Macomber. Il secondo volume di cui vi parlo oggi si intitola Diritto e Rovescio.

Prima di tutto vorrei specificare un paio di cose: 1. Ho notato che ogni volume può essere letto senza necessariamente seguire l’ordine cronologico; certo, la protagonista è sempre la stessa e il racconto della sua vita parte da dove era rimasto il libro precedente. Ma sovente l’autrice riassume le vicende pregresse e, inoltre, la nuova storia si incentra intorno a nuovi personaggi che frequentano il negozio. 2. La lettura e recensione di questa saga è un progetto che sto conseguendo in collaborazione con il negozio Filati Romance, con il quale collaboro da più di un anno e mezzo. Se oltre a leggere, vi piace anche sferruzzare, vi consiglio di farvi un giro perché oltre a vendere fantastici gomitoli, è sempre pieno di nuove iniziative coinvolgenti!

Detto ciò, iniziamo a presentare la trama. Come già accennato, la protagonista è sempre Lydia, proprietaria del negozio di lane L’Intreccio che attualmente gestisce con la sorella Margaret (se vi siete persi il volume 1, vi lascio il link per recuperare la mia recensione 🙂 Il Negozio di Blossom Street ). Ad uno dei tanti corsi di maglia che organizza, si presentano tre donne diversissime: Courtney, adolescente infelice per aver perso da poco la madre e con un padre impegnato in Sudamerica per lavoro, si ritrova a vivere temporaneamente dalla nonna Vera; Bethanne, super insicura, fresca di divorzio e con due adolescenti da gestire da sola, senza soldi e senza un’idea su come tirare avanti in autonomia; Elise, bibliotecaria in pensione, costretta a vivere con la figlia dopo aver perso i soldi a causa di un’impresa edilizia truffaldina. Come sempre, seguiamo le loro vicende alternando i diversi punti di vista che, in qualche modo, rendono dinamica la narrazione cercando di non stancare troppo il lettore. Le protagoniste crescono, cambiano, fanno amicizie e prendono letteralmente in mano la propria vita per stravolgerla. Ciò che le unisce è proprio la maglia, con la quale intrecciano non solo i fili, ma anche solidi legami di amicizia.

Dunque, per chi ha letto la precedente recensione, si sarà reso conto che la modalità di narrazione non è molto cambiata, anche se qui a volte mi è sembrata un po’ troppo ripetitiva. Sarà che avevo già letto il primo volume e il background di Lydia, ormai, lo sapevo a memoria. Tuttavia, ho notato che anche con gli altri personaggi i concetti sono stati ripetuti fino all’esasperazione, perciò a parer mio, qui la storia è narrata in maniera poco avvincente. Per non parlare del fatto che Carol, considerata grandissima amica del primo volume, qui quasi sparisce del tutto con la scusa che ha un bambino piccolo. Nessuno la coinvolge più praticamente, dato che è diventata madre. Ad un certo punto, poi, ho cominciato a storcere il naso anche riguardo a determinati eventi. Cerco di essere breve nella spiegazione.

ATTENZIONE SPOILER NEL PARAGRAFO! Prima di tutto, il personaggio di Bethanne è veramente irritante, oserei dire patetica. Proprio per questo, ho apprezzato tantissimo la sua evoluzione nella parte finale, anche se ancora non ho capito il motivo per il quale abbia respinto Paul: non devono dipendere l’uno dall’altra, ma “trovati una donna che sia il tuo tutto”. Ah okay, chiaro. Per quanto riguarda Elise, più che una donna di una certa età con la sua relativa maturità, mi sembra un’altra adolescente con occhi a cuoricino. A dir poco surreale la tresca fra lei e Maverick, rimasto scapolo decenni perché ancora innamorato di lei. Molto realistico…Fra l’altro, proprio con Maverick si minimizza una questione molto grave, ovvero il vizio del gioco, che ha portato intere famiglie in rovina. Qui non si capisce da che parte si schieri l’autrice: lui sembra che abbia distrutto il matrimonio proprio perché si giocava qualsiasi cosa, ma decenni dopo, quando va dalla figlia, è considerato un giocatore professionista, quindi in realtà non ci sarebbe niente di male. Tutto è giustificato perché sta morendo. Ragazzi, il vizio del gioco è una malattia e non si guarisce perché ci amiamo tanto tanto e l’amore guarisce ogni cosa, pucci pucci. Oltretutto, nessuno si rende conto che si ricorda di essere innamorato della moglie solo quando scopre di dover morire. Ciliegina sulla torta, diventa Babbo Natale e regala soldi a destra e a manca. Inoltre, vorrei spendere due parole su Courtney, che secondo me trasmette un messaggio sbagliato: quando dimagrisce (a dei ritmi così frettolosi che sembra sia diventata una malattia, ma va beh siccome è bella nessuno se ne accorge), giustamente si rende conto che non le basta per essere felice. Però, c’è un grosso però, non si perde occasione per sottolineare quanto il suo problema iniziale fosse il sovrappeso. Dunque??!? Concludo dicendo che, come nel volume precedente, gli uomini o sono tutti assolutamente perfetti, o dei falliti. Vie di mezzo non ne conosce Debbie…

Spero che con il terzo volume ci sia una svolta positiva…Intanto, voto 2.5/5.

Julia Volta

“Stava rileggendo Emma di Jane Austen, cosa che faceva più o meno ogni decennio. C’era libri così: i veri classici a cui tornava con piacere più e più volte. La Austen, le sorelle Bronte, Flaubert e la sua preferita, George Eliot. Questi scrittori descrivevano la vita e le emozioni delle donne in modi ancora attuali oltre un secolo dopo.” Diritto e Rovescio, D. Macomber

Harry Potter, ne avete mai sentito parlare?

Ebbene sì, lo confesso. Appartengo a quegli ultimi quattro gatti rimasti sulla faccia della terra che, pur apprezzando la saga del maghetto più famoso del mondo, non hanno ancora finito di leggerla. Però ho iniziato, eh!

La prima volta che ho sentito parlare di Harry Potter, frequentavo le medie e ci era stato assegnato per compito da leggere. Ho confessato alla mia prof di italiano, circa quindici anni dopo e per caso sui social, che non avevo mai assolto al mio dovere! Mia madre aveva comprato il libro che aveva ancora quell’orrenda copertina di Harry con un cappello da topo e un ratto enorme di fianco a lui, su uno sfondo giallo ittero. Nonostante sapessi già di amare la lettura, ogni volta che si presentava una storia fantasy, non venivo attirata per nulla. Preferivo leggere Calvino, rendiamoci conto! La cosa ancora più sorprendente è che mio fratello è stato il primo a leggerlo e anche con un certo entusiasmo (il periodo più prolifico per lui in termini di lettura libera).

Niente, ho dovuto attendere i miei..cof, cof.…27 anni prima di iniziare! Secondo voi mi è piaciuto? Lo dico sinceramente, prima di addentrarmi ne La Pietra Filosofale, avevo delle aspettative altissime. L’entusiasmo è andato scemando, quando mi sono resa conto che è proprio un libro per bambini. Okay, avrei dovuto saperlo, ma mi aspettavo un linguaggio più vicino ai ragazzi. Nonostante ciò, non annoia più di tanto e la narrazione scorre veloce fino alla fine. Niente colpi di scena per me che ho già visto i film 175 volte, ma ero curiosa di capire quanto fosse diversa la narrazione scritta. In effetti, a parte qualche piccola differenza di trama, la parte finale ha acquisito maggior significato: sto parlando delle prove prima di arrivare alla stanza con Raptor. Non sembrano messe a caso come nel film, ma acquisiscono un senso determinato dai professori che le hanno ideate, rispecchiando la loro stessa materia di studio. Fantastico! Peccato che non ci fossero tutte nella trasposizione, ma alla fine della fiera, il regista è stato abbastanza fedele.

Tornando allo stile del primo libro, mi sono chiesta cosa abbia scatenato tanto successo nel pubblico. Sapevate che il manoscritto era stato rifiutato da ben 14 case editrici? Da non credere, vero? A mio parere, la Rowling è stata un genio nel rivoluzionare il mondo della magia, come se fosse un universo reale vicino al nostro, un po’ come nelle storie medioevali. La differenza è che qui ha ricreato la stessa interdipendenza ai giorni nostri. La concezione del mago e della strega è stata stravolta: prima di tutto non ci immaginiamo più vecchi barbuti e saggi (Silente a parte, che conserva il fascino del buon Merlino), spesso antagonisti di ciabatte rinsecchite e crudeli, dedite a magie oscure, ma persone neutrali: entrambi possono essere sia buoni, che cattivi. Tutte le stranezze che ha costruito intorno a queste figure, per dare un senso a questa nuova natura, è semplicemente fantastico. Adesso mi rivolgo agli altri 3 gatti di cui parlavo all’inizio: vi consiglio di leggerlo!

Voto 4.5/5.

Julia Volta

“Le prime vittime sono sempre gli innocenti.” Harry Potter e la Pietra Filosofale, J K Rowling

Divergent: scegli bene che poi non puoi cambiare “proprio mai”

Non ho letto molti libri di genere fantascientifico, ma mi piacciono i film ambientati in futuri distopici, post evento apocalittico, dove la società umana in qualche modo si è riorganizzata sperando di non ricommettere gli stessi errori del passato. Non è un caso che, proprio in questo periodo, mi sto dilettando a giocare ad Horizon Zero Dawn 😛 Comunque, quando mio marito mi ha regalato Divergent di Veronica Roth, ero carica di curiosità.

Premesso, avevo già visto tutta la trasposizione cinematografica e diciamo che l’ho trovata godibile. Ma, avendo sentito che, per esempio, per Hunger Games i libri sono meglio dei film, ho pensato che anche in questo caso valesse il medesimo discorso. Allora, prima di tutto partiamo dalla trama del primo volume. Siamo in un futuro non ben specificato, nella città di Chicago post megacasinomondiale che ha distrutto tutto. All’interno delle mura, la società umana si è riorganizzata dividendosi in cinque fazioni: Abneganti, dediti all’altruismo e capi di tutti; Eruditi dediti alla conoscenza, diretti rivali dei precedenti; i Candidi che, per la loro inclinazione all’assoluta trasparenza, gestiscono la parte giurisdizionale della società; i Pacifisti che si occupano dell’agricoltura e sono simili ai figli dei fiori; e infine, gli Intrepidi che elogiano il coraggio e fanno da polizia di stato. In disparte e sostenuti solo dalla generosità degli Abneganti, ci sono gli Esclusi, ovvero tutti quelli che per un motivo X sono stati cacciati dalla fazione di appartenenza e ora sono condannati a fare l’elemosina.

Beatrice, la protagonista, fa parte del primo gruppo ma, dopo aver fatto il test attitudinale prima della Cerimonia della Scelta della fazione per la vita, si scopre essere Divergente: i risultati sono incerti, perché i suoi tratti dominanti corrispondo al profilo di tre gruppi differenti. Mantenendo comunque questo segreto e sentendo di non riuscire a vivere seguendo le restrizioni degli Abneganti, decide di andare con gli Intrepidi. Ma per entrare nella fazione occorre superare delle prove fisiche durissime e lei non crede di potercela fare.

Parto subito dicendo che l’idea di fondo l’ho considerata originale. È vero, visto il periodo in cui è uscito il romanzo, non era di certo nuovo il tema di una società futura post apocalittica. Tuttavia, trovavo interessante la suddivisione creata dalla Roth, dove gli umani, in maniera super ottimista, pensavano di fare funzionare le cose estremizzando delle nostre tendenze e segregandole in soli cinque gruppi. Difatti, le crepe di questo sistema iniziano a vedersi in maniera evidente e la struttura cigola rumorosamente. Dunque, dove sta il problema? Nello sviluppo naturalmente! Non si salva niente, né lo stile, né il contenuto. Parte benissimo e poi si perde diventando ripetitivo, banale, superficiale e ridicolo. Ci sono dei costrutti sintattici che ho trovato degni di un romanzetto per adolescenti, con parole che ritornano in maniera ridondante, molte incentrate sul fisico dei personaggi.

La storia, a mio avviso, è troppo concentrata su questa tresca amorosa adolescenziale dove un bisteccone super palestrato ma dal cuore d’oro si innamora perdutamente e senza ragione alcuna (non c’è niente di profondo, state tranquilli) di una tizia che un giorno fa la gatta morta e il giorno dopo diventa Wonder Woman nelle spoglie di una dodicenne. Una coppia che non mi dice niente e non mi ha fatto sentire per nulla coinvolta. All’improvviso si amano da morire e tu sei lì che cerchi di capire “ah ma ci stavano provando seriamente fra loro…”. Gli altri personaggi idem con patate: senza spessore e senza ragioni. Peter è cattivo perché sì, con i cani da guardia Molly e Drew monellacci che non sono altro! Non c’è pietà nemmeno per gli amici di Tris (wow che nome da dura!), che compaiono solo quando lei ne ha bisogno. Forse Ali aveva capito tutto e si è tolto di scena per darsi un minimo di dignità.

Ma poi vogliamo parlare del discorso fazioni? Come dicevo, era bella l’idea di mostrare quanto una società del genere non fosse auspicabile, ma proprio perché l’essere umano è così complesso da non poter essere segregato nel pensiero di una sola fazione. Si può essere altruisti e amare lo studio, per esempio. Ma questa cosa non la capiscono nemmeno i cervelloni Eruditi, tacciando come minacciosi i Divergenti. In ogni caso, i peggiori sono gli Intrepidi. Cioè, una fazione più scema della loro non potevano farla! “Bella zio, siamo troppo coraggiosi e avanti, per dimostrare di avere fegato saltiamo sul treno in corsa perché non ho sbatti di aspettare che si fermi, ci facciamo tatuaggi e piercing (ma perché dovrebbe essere una prerogativa di questa fazione? Posso capire gli Abneganti, ma gli altri?), accettiamo qualunque forma di violenza perché se sei intrepido non piangi come una frignina ecc…” Profondi eh…La loro filosofia non regge per un cavolo e ad un certo punto se n’è resa conto pure l’autrice perché accenna al fatto che una volta (tempo imprecisato) era una fazione migliore, più virtuosa, mentre ora sono rimasti solo palloni gonfiati.

Insomma, mi sarebbe piaciuto sapere di più su questo sistema, cosa studiavano i ragazzi a scuola? Quali erano le origini che raccontavano? E poi, “la conoscenza degli eruditi li ha portati alla sete di potere”, ma seriamente? Quindi voler studiare è una colpa? In questo primo volume, sinceramente, ho apprezzato di più la scelta di Caleb: aveva le idee chiare fin da piccolo a quanto pare, poi, non appena si è reso conto del marcio, è tornato indietro.

Voto 2,5/5.

Ora starete pensando: “Va beh, vista la recensione, sicuro non legge i prossimi.”

Julia Volta