Grandi classici: Il Buio Oltre la Siepe

Per quanto ami leggere da una vita, mi sono resa conto che sono molto carente per quanto riguarda i grandi classici della letteratura, quelli che hanno fatto un successo strepitoso che perdura nel tempo. Molti di questi autori sono studiati anche nelle scuole italiane, ma devo ammettere che finché ero una studentessa, non ero in grado di apprezzarne la qualità. Forse, essendo alcuni titoli imposti, li trovavo noiosi a prescindere.

Ad ogni modo, Il Buio Oltre la Siepe di Harper Lee è un recente acquisto, spinta dalla curiosità, dato che per anni l’ho ignorato ingiustamente insieme ad altri autori. Per chi non lo conoscesse, la storia è ambientata a Maycomb, una cittadina del Sud degli Stati Uniti, dove vivono la piccola Scout, suo fratello Jem e suo padre Atticus insieme alla domestica Calpurnia. Atticus è un avvocato onesto che viene incaricato della difesa d’ufficio di un afroamericano accusato di violenza carnale. La vicenda, che costituisce la parte più celebre del romanzo, viene raccontata dal punto di vista della figlia.

Che dire? Vi aspetterete che ora inizi a tessere le lodi di questo libro. E invece, no! Mi spiego: quando ho iniziato questa lettura ero carica di aspettative, perché per quanto non l’avessi mai preso in considerazione, è cosa risaputa che abbia riscosso uno strepitoso successo fin dal premio Pulitzer del 1960, dato che tocca temi importanti e sempre attuali come il razzismo, l’ingiustizia, l’ignoranza,..). Sinceramente sono rimasta parecchio delusa, e vi spiego il motivo. Per gran parte del romanzo viviamo le esperienze dei figli di Atticus, attraverso noiosissimi intrecci che non portano da nessuna parte. Ogni volta che l’autrice si apprestava a raccontare un altro episodio della loro vita, mi chiedevo dove volesse andare a parare. Invece non succede nulla fino a quando non si arriva a 2/3 della storia. Fino ad allora dovrete sorbirvi dettagli minuziosi su come passavano le giornate Scout e Jem, fra scuola, giochi, dispetti, dialoghi con vicini di casa…e per inciso, quella bambina l’ho trovata semplicemente maleducata e antipatica. La nota accattivante iniziale è data solo dal mistero della casa dei Radley, nella quale si dice viva nascosto il sig. Arthur/Boo ormai da molti anni. Il processo al giovane afroamericano che ha reso celebre il libro, diventa così un avvenimento marginale rispetto a tutto il resto. Fra l’altro trattato sempre concentrando l’attenzione su Scout invece che sulla vicenda in sé. Quindi si ha come l’impressione che avvenga tutto troppo in fretta per riuscire a realizzarlo. Una scelta stilistica che ho trovato ingiusta: in fin dei conti la prima parte del romanzo poteva essere riassunta in pochi capitoli, a favore di argomenti ben più importanti. Mi sarebbe piaciuto un approfondimento sulla vita degli afroamericani in quel contesto, per esempio, magari concentrandosi su Tom e la sua famiglia. Che fine hanno fatto poi i numerosi Ewell?

La cosa incomprensibile, per altro, è il riassunto in quarta pagina che parla solo della difesa di Atticus nei confronti di Tom Robinson, spoilerando che muore nonostante sia innocente. Okay, il libro è famoso per questo, ma è solo una minima parte rispetto al logorroico contorno costruito dalla Lee. Per me è stato come dover apprezzare un quadro piccolissimo, ma significativo ed emozionante all’interno di una cornice imponente scialba e insignificante…Voto 2.5/5.

Grazie per la lettura 🙂

Julia Volta

“C’è qualcosa nel nostro mondo che fa perdere la testa alla gente: non riescono ad essere giusti neanche quando lo vogliono.” Il Buio Oltre la Siepe, H. Lee

4 pensieri riguardo “Grandi classici: Il Buio Oltre la Siepe

  1. Nooo, io l’ho adorato! Ma i gusti son gusti 🙂
    Ahah, la piccola Scout è sicuramente un po’ “vivace”. Secondo me sbagliano la critica e tutti i riassunti che ne vengono fatti a concentrarsi solo sull’episodio del processo. Anche io ero rimasta un po’ spiazzata all’inizio, non trovando quello che mi aspettavo. Però credo che l’autrice volesse fare proprio un discorso più ampio. Io vi ho letto l’importanza di abbattere qualsiasi pregiudizio o idea stereotipata, non solo nei confronti dei neri, ma di tutto quello che è ignoto, diverso e ci fa paura (compresi i vicini più “strani”). O che non rientra nei canoni. Scout stessa si discosta quanto più possibile da quello che la società impone se sei nata femmina. Dare la voce ai più piccoli secondo me è stata la scelta vincente, perché sono ancora parzialmente protetti dall’innocenza dell’età, ma stanno crescendo e devono imparare a interpretare il mondo che li circonda.

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    1. Anche secondo me la critica sbaglia a parlare solo di un singolo episodio, perché lei stessa in questo modo sminuisce il resto del romanzo. Difatti quando l’ho iniziato, pure io ho pensato “ma del processo quando si parla?”. L’articolo si può dire l’abbia scritto a mente fresca, appena finito di leggere, ma mi capita spesso di riflettere sopra le letture anche nei giorni successivi e mi sono resa conto proprio di quello che giustamente fai notare tu: il tema centrale non è tanto il razzismo, ma il pregiudizio, forse è stato proprio qui il mio errore di valutazione. La gente pensa male di Atticus perché difende un nero, di Scout perché è un maschiaccio, della famiglia Radley perché è particolarmente riservata, e così via.

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      1. Anche io spesso cambio idea (in un senso o nell’altro) a distanza di tempo. Ma ci sta, le impressioni devono avere il tempo di sedimentarsi. I tuoi articoli mi piacciono molto per la spontaneità con cui sono scritti 🙂

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