Sam, l’adolescente “normale”

Ogni tanto capita, mentre siamo presi dal lavoro o faccende domestiche, che torni alla nostra memoria un libro letto parecchi anni prima, come un flash improvviso. A me è successo proprio oggi e così mi è venuto in mente di parlarvene.

Ero al secondo anno di liceo, quando la nostra prof. ci aveva assegnato un paio di titoli da scegliere, per leggerli e poi farne il riassunto o la scheda (ora non ricordo bene). Probabilmente la mia amica I. che ogni tanto dà una sbirciata al mio blog, si ricorderà meglio di me. Comunque, i libri in questione erano: Un Ragazzo e Tutto per una Ragazza, entrambi di Nick Hornby. Del primo vidi il film diretto dai f.lli Weitz quando ero una bambina e ci misi anni a collegare le due trame: 1. perché il libro non l’avevo mai letto e 2. si intitolava About a Boy. Sì, lo so, vogliono dire la stessa cosa. Non ero molto sveglia, eh…E mi sono sentita pure un genio quando finalmente ho capito che la trama era uguale per entrambi!

Insomma, scelsi il secondo. Sam è un sedicenne molto immaturo che vive in una famiglia sgangherata: i suoi sono separati, ma il padre non paga gli alimenti e la giovanissima madre dall’aspetto avvenente fa cadere la mascella anche agli amici del figlio. Sam ha una grande passione: lo skateboard e il suo idolo è Tony Hawk, perciò tutto quello che non c’entra con queste due cose, fatica a comprenderlo. Quando conosce la coetanea Alicia, si innamora perdutamente nell’arco di un battito di ciglia e, dopo pomeriggi romantici passati in cameretta, quando ormai il rapporto si stava già rompendo, lei scopre di essere incinta.

Sicuramente non il più riuscito fra i suoi romanzi, chissà perché. Qui i problemi di un adolescente incasinato si dispiegano in una trama a tratti surreale nel vero senso del termine, ma non dico altro per non togliervi il piacere di conoscere di persona il giovane protagonista. Per carità, non credo che questo romanzo abbia chissà che pretese. Dal web si dice che Hornby abbia voluto rappresentare un sedicenne diverso dallo stereotipato ribelle o estremamente maturo, descrivendolo come “normale”. Ah però Nick, che grande stima nei confronti dei giovani! Il romanzo non l’avevo molto compreso a quei tempi e pure adesso non saprei dare maggiore significato, soprattutto per in finale che secondo me è inconcludente. Se sono riuscita a finirlo è perché bene o male scorre, oppure speri che Sam prima o poi maturi qualcosa. O magari era solo per obbligo nei confronti della mia prof. che assegnava spesso e volentieri titoli di dubbio gusto.

La personalità di questo ragazzo, che all’inizio mi strappava qualche sorriso, ad un certo punto ha iniziato ad irritarmi. Non solo per il fatto che non ha imparato niente dagli errori degli altri, trovandosi a commettere lo stesso identico pasticcio dei suoi genitori, ma il suo modo di fare che sembra sempre fuori posto in qualunque situazione, della serie “ma che ci faccio qui?”, ti fa venir voglia di tirargli il classico ceffone per risvegliarlo dal coma di stupidità nella quale è intrappolato. Manco i super poteri di Hawk gna’ fanno… E’ proprio Sam che è così tonto. Ma poi per carità, che nome orribile Rufus, abbreviato Ufo!

Sicuramente avrò scelto il titolo sbagliato…Voto 2.5/5

“Ci sono molte differenze tra un figlio e un iPod. Una delle più grosse è che di solito non ti aggrediscono per portarti via tuo figlio.” Tutto per una Ragazza, N. Hornby

Grandi classici: Il Buio Oltre la Siepe

Per quanto ami leggere da una vita, mi sono resa conto che sono molto carente per quanto riguarda i grandi classici della letteratura, quelli che hanno fatto un successo strepitoso che perdura nel tempo. Molti di questi autori sono studiati anche nelle scuole italiane, ma devo ammettere che finché ero una studentessa, non ero in grado di apprezzarne la qualità. Forse, essendo alcuni titoli imposti, li trovavo noiosi a prescindere.

Ad ogni modo, Il Buio Oltre la Siepe di Harper Lee è un recente acquisto, spinta dalla curiosità, dato che per anni l’ho ignorato ingiustamente insieme ad altri autori. Per chi non lo conoscesse, la storia è ambientata a Maycomb, una cittadina del Sud degli Stati Uniti, dove vivono la piccola Scout, suo fratello Jem e suo padre Atticus insieme alla domestica Calpurnia. Atticus è un avvocato onesto che viene incaricato della difesa d’ufficio di un afroamericano accusato di violenza carnale. La vicenda, che costituisce la parte più celebre del romanzo, viene raccontata dal punto di vista della figlia.

Che dire? Vi aspetterete che ora inizi a tessere le lodi di questo libro. E invece, no! Mi spiego: quando ho iniziato questa lettura ero carica di aspettative, perché per quanto non l’avessi mai preso in considerazione, è cosa risaputa che abbia riscosso uno strepitoso successo fin dal premio Pulitzer del 1960, dato che tocca temi importanti e sempre attuali come il razzismo, l’ingiustizia, l’ignoranza,..). Sinceramente sono rimasta parecchio delusa, e vi spiego il motivo. Per gran parte del romanzo viviamo le esperienze dei figli di Atticus, attraverso noiosissimi intrecci che non portano da nessuna parte. Ogni volta che l’autrice si apprestava a raccontare un altro episodio della loro vita, mi chiedevo dove volesse andare a parare. Invece non succede nulla fino a quando non si arriva a 2/3 della storia. Fino ad allora dovrete sorbirvi dettagli minuziosi su come passavano le giornate Scout e Jem, fra scuola, giochi, dispetti, dialoghi con vicini di casa…e per inciso, quella bambina l’ho trovata semplicemente maleducata e antipatica. La nota accattivante iniziale è data solo dal mistero della casa dei Radley, nella quale si dice viva nascosto il sig. Arthur/Boo ormai da molti anni. Il processo al giovane afroamericano che ha reso celebre il libro, diventa così un avvenimento marginale rispetto a tutto il resto. Fra l’altro trattato sempre concentrando l’attenzione su Scout invece che sulla vicenda in sé. Quindi si ha come l’impressione che avvenga tutto troppo in fretta per riuscire a realizzarlo. Una scelta stilistica che ho trovato ingiusta: in fin dei conti la prima parte del romanzo poteva essere riassunta in pochi capitoli, a favore di argomenti ben più importanti. Mi sarebbe piaciuto un approfondimento sulla vita degli afroamericani in quel contesto, per esempio, magari concentrandosi su Tom e la sua famiglia. Che fine hanno fatto poi i numerosi Ewell?

La cosa incomprensibile, per altro, è il riassunto in quarta pagina che parla solo della difesa di Atticus nei confronti di Tom Robinson, spoilerando che muore nonostante sia innocente. Okay, il libro è famoso per questo, ma è solo una minima parte rispetto al logorroico contorno costruito dalla Lee. Per me è stato come dover apprezzare un quadro piccolissimo, ma significativo ed emozionante all’interno di una cornice imponente scialba e insignificante…Voto 2.5/5.

Grazie per la lettura 🙂

Julia Volta

“C’è qualcosa nel nostro mondo che fa perdere la testa alla gente: non riescono ad essere giusti neanche quando lo vogliono.” Il Buio Oltre la Siepe, H. Lee