Delicato come la Seta

Dopo le delusioni lasciate dai precedenti libri, ho deciso di buttarmi sui grandi classici ed è così che, approfittando degli sconti della Feltrinelli, ho acquistato Seta di Baricco. Chiariamoci, non è detto che se un libro sia considerato universalmente un capolavoro, debba piacere per forza a tutti. Tuttavia, nell’immaginario comune, si pensa che questa etichetta riduca la percentuale di possibilità di ricevere una delusione. Senza contare il fatto che spesso è la stima nei confronti dell’autore a farci apprezzare di più una sua opera, seppur con qualche nota stonata che non sentiamo.

Ad ogni modo, ecco la trama. Il giovane Hervé Joncour conduce una vita routinaria con la moglie a Lavilldieu, partendo ogni anno per comprare le uova di bachi da seta. Dapprima i suoi spostamenti sono abbastanza circoscritti per lo più all’Europa, ma non appena le uova iniziano ad ammalarsi, gli viene proposto di partire per il lontano Giappone. Siamo dopo la metà del XIX secolo e cimentarsi in viaggi del genere voleva dire stare fuori casa per mesi e mesi. Dopo il primo commercio in questa meta così lontana ed esotica ci ritornerà ogni anno, soprattutto per raggiungere una passione segreta.

Una cosa particolare che ho notato è che, fra numerosi lettori, Baricco è uno di quegli autori che o si ama o si disprezza, senza vie di mezzo. Ho letto di opinioni di grandi appassionati che pendono letteralmente da ogni sua riga scritta, ma al contempo ce ne sono altri che lo considerano sopravvalutato e spocchioso. Dal canto mio, devo dire che non è il mio primo approccio con lui, dato che mesi fa avevo letto Novecento. Apprezzo molto la forma di scrittura di Baricco: veloce, scorrevole, semplice, ma mai banale. Per quanto questo, come Novecento, si leggano davvero in pochissimo tempo, si tratta comunque di una prosa che possiede una nota poetica nel suo modo di esprimersi. E’ anche vero, che come alcuni hanno fatto notare, in Seta ci sono parecchie ripetizioni, come per la descrizione dei suoi viaggi, ma penso che siano messe apposta per sottolineare quanto il Giappone fosse un mondo tanto lontano rispetto a Lavilldieu, quasi come se Hervé stesse viaggiando verso un altro pianeta lontano dal suo. Voto personale 3.5/5.

ATTENZIONE: SPOILER NEL PARAGRAFO!!! Cosa racconta Seta? Una storia d’amore naturalmente. Ma non fra il detestabile protagonista e una donna orientale che non raggiungerà mai, piuttosto è la storia d’amore di Hélène la moglie, raccontata concentrandosi sul marito. Joncour penso che sia la reincarnazione dell’insoddisfazione: vive in un paese piccolo dove si vive come in una grande famiglia, ha molti soldi, una moglie che lo ama, un amico bizzarro, una carriera avviata…insomma, visto da fuori avrebbe tutte le carte in regola per vivere sereno. Ma no, lui va a desiderare ardentemente qualcosa che non può avere e vive a migliaia di km di distanza da lui. Quello che penso io, è che non si sia innamorato della donna in sé lì in Oriente, ma dell’idea del mistero che stuzzicava la sua fantasia, risvegliandolo dal suo mondo sempre uguale e ripetitivo. La moglie, che inizialmente sembra un personaggio senza spessore, alla fine ci sorprende, dimostrando di essere molto più profonda dello stesso Joncour. Mentre lui rimane accecato da qualcosa di effimero, lei escogita un piano per riprendersi il ruolo da protagonista scrivendo una lettera struggente e facendo credere che sia stata inviata dalla misteriosa dama del Giappone. Joncour, che ci mette anni a capire l’inghippo, fa pure la figura del babbeo rendendosi conto troppo tardi di aver sprecato il suo tempo dietro ad aria fritta. Che dire? Non te la meritavi proprio una moglie così…

“E’ uno strano dolore […] Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai.” Seta, A. Baricco