Chi rode di più: Attilio o gli oggetti dei falò?

Capitano anche a voi quei periodi in cui le letture che scegliete non vi piacciono per niente? Il mio è uno di quelli, purtroppo. Con gli ultimi libri scelti credo di aver fatto un buco nell’acqua e comincio a chiedermi se non sia giunto il momento di fare un passo indietro e fiondarmi per un po’ nei grandi classici. L’ultima delusione ieri sera: tentativo fallito di dar credito ad un romanzo di un autore emergente. Scritto benissimo, ma dalla trama ripetitiva e assurda. Colpa mia che ho comprato l’ebook senza leggermi bene la trama prima o un estratto gratuito. Ma in questo articolo vorrei parlare di un testo facente parte delle opere del famoso giornalista Michele Serra, ovvero Le Cose che Bruciano.

Il protagonista è Attilio Campi, ex politico che decide di ritirarsi a vita privata in campagna a Roccapane, dopo le aspre critiche ricevute a seguito della sua proposta di legge che prevedeva l’introduzione delle uniformi nelle scuole di ogni ordine e grado. Attilio cerca di seguire un percorso tutto suo per raggiungere l’umiltà che non ha mai avuto, lottando con il fantasma del passato del suo acerrimo rivale politico, tale Ettore Mirabolani, e lavorando come bracciante di Severino. Il culmine della sua espiazione, secondo lui, è un falò con tutti gli oggetti ereditati dalla madre e zia Vanda defunte, nonché le scartoffie burocratiche che risalgono ormai a diversi anni addietro.

Dunque, nulla da dire sulla scrittura, a parte qualche parolaccia di troppo che, come ho già detto, non trovo piacevole da leggere. Ma del resto, come stile scorre abbastanza, anche nei momenti in cui vengono descritti i ragionamenti contorti del protagonista. Il problema per me è stata la storia, come per il libro dell’esordiente che vi accennavo sopra: la diversità è che qui è proprio noiosa! Arrivata a metà volevo mollarlo, ma ormai mi ero imposta di finirlo e ho sperato in un colpo di scena, in un qualche stravolgimento della trama. Quando poi finalmente è arrivato, mi è parso messo lì così tanto per rendere il ritmo meno monotono. Voto 2.5/5.

ATTENZIONE: SPOILER NEL PARAGRAFO!! Mi sono stupita nel leggere tante recensioni super positive sul web, ma poi ho ipotizzato che a garantire il successo di un romanzo, tante volte è la fama che precede l’autore. Michele Serra è molto apprezzato come giornalista e lavora nel campo da molti anni, probabilmente questo gioca a suo favore quando in mezzo a diversi romanzi pubblicati, ce ne sono uno o due che non corrispondono alla media. Ma queste sono considerazioni personali. Se devo giudicare solo la storia, posso dire che non mi è piaciuta per niente. Attilio è il classico personaggio antipatico, spocchioso e arrogante. Di fatto rimane un uomo fallito dall’inizio alla fine, ma il suo percorso è volto per lo più a cercare di non ammetterlo a se stesso. Meglio riversare la propria frustrazione sul rivale politico che ha saputo raggiungere il successo, su un Testimone di Geova che ha conosciuto per mezz’ora e se n’è andato senza troppo insistere sulla sua conversione, sulla sorella Lucrezia che ha trovato un modo tutto suo di vivere appieno la vita, sui giovani nipoti che considera viziati e drogati senza averli mai visti. Nonostante il falò mi rimane l’impressione che Attilio non impari niente. Ore di lettura per scoprire che è figlio di un altro uomo, in una confessione buttata lì a casaccio da Lucrezia e che non dà nulla di fatto al resto della storia. Nel finale l’autore lascia intendere che Attilio ha fatto il primo passo verso l’umiltà, conservando il ricordo del predicatore defunto…Convinto lui…

Grazie per aver letto l’articolo 🙂

Julia Volta

“Il passato che ci imprigiona è solo in piccola misura il nostro. Si tratta del passato degli altri che si traveste, pur di sopravvivere, da nostra memoria.” Le Cose Che Bruciano, M. Serra

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