La saga dei vampiri di Abercrombie

Frequentavo ancora il liceo, quando ho sentito parlare per la prima volta di Stephenie Meyer e l’ho scoperta grazie ad una mia compagna di classe che aveva cominciato a leggere la saga di Twilight entusiasta, presentando la storia a me e alla mia amica con occhi sognanti a cuoricino. Non vi nascondo che per un certo periodo anche io mi sono lasciata trascinare dalla corrente Edwardiana, ma non vi preoccupate, sono guarita da anni 😛

Per i pochi individui superstiti al mondo che ancora non conoscono la trama, la storia ruota intorno all’intreccio amoroso fra Bella Swan, un noiosissimo esemplare di essere umano, e il vampiro Edward, direttamente dal sottomondo Abercrombie. Un amore impossibile per certi versi, visti i mondi dai quali provengono, oltre che ostacolato dal terzo incomodo Jacob, più volte friendzonato senza pietà. Insomma una love story tutta adolescenziale, dai tratti fantasy, caposaldo di tutte le saghe amorose vampiresche che esistono oggi, molto meno serie dell’audace Buffy che i vampiri li ammazzava.

La saga, composta da ben quattro volumi, è stata divorata dalla sottoscritta e dalle proprie coetanee nel giro di pochissimo tempo. E con occhi ancora sognanti, abbiamo atteso con trepidazione la scelta degli attori che avrebbero interpretato i ruoli dei nostri paladini. Gli stessi, fra i quali sicuramente spicca Robert Pattinson alias Cedric Diggory, che ancora oggi si rifiuta di parlarne e la considera una storia imbarazzante e a tratti disgustosa (vedi quando Eddy, per salvare Bella va, a dare una leccata alle sue ferite sanguinanti o mangia la placenta), nonostante abbia segnato l’ascesa della sua carriera cinematografica. Non che avesse tutti i torti, eh. Ma cosa c’è che non piace esattamente di questa saga?

Prima di tutto partiamo dai pregi. Nonostante tutti adesso deridano persino i film omonimi, quando era appena uscito, ai tempi che furono, moltissime adolescenti impazzivano letteralmente per queste vicende ed altrettante cercavano di immedesimarsi nella mummia Bella. Per non parlare del fatto che erano nati dei veri propri schieramenti, chi a favore del tenebroso Edward e quelle che apprezzavano il sangue caliente di Jacob. Quando la Meyer ha annunciato che stava riscrivendo la storia dal punto di vista di lui, Midnight Sun, erano tutte impazienti di sapere quando sarebbe uscito. Beh, grazie ad un hacker che ha distribuito nel web ben 13 capitoli dell’opera, le stesse fanciulle hanno dovuto aspettare forse un decennio, facendo in tempo a guarire dall’incanto vampiresco. Devo ammettere, tuttavia, che fra alti e bassi si tratta di un’idea che in origine mi è sembrata davvero originale. Nata da un sogno della stessa autrice, si è sviluppata con ritmo serrato e avvincente, tanto che i libri venivano letteralmente divorati. Mi piaceva molto anche la scelta dei titoli dei vari capitoli, una metafora che anticipava a grandi linee ciò che sarebbe accaduto. Delle copertine davvero studiate, una cosa che ho visto fare poco ultimamente…

Cosa, dunque, mi ha fatto ricredere? Col senno di poi ti rendi conto che la storia con personaggi annessi, fa un po’ di acqua. Per intenderci, negli stessi anni sentivo molto parlare anche della saga di Harry Potter (J.K.Rowling), sempre universo fantasy, ma con valori e intreccio completamente diversi. Cosa insegna Twilight? Il valore dell’amore? Un sentimento profondo e unico riscontrabile solo con un uomo perfetto in tutto, dal fisico al carattere. Non ha niente che non va, nessuna divergenza di opinioni, neanche un difetto. Bella è legata a lui da un amore che gli altri inutili umani non possono capire. Già, un altro punto è la critica a se stessa, perché la ragazza non fa altro che ripetersi quanto faccia schifo in quanto essere destinato a perire, con mille difetti e sfaccettature, con una bellezza neanche lontanamente paragonabile a quella dei vampiri. Per accettarsi deve a tutti i costi diventare anche lei una bambola di marmo. Quindi un continuo rimando a quando sia triste essere semplicemente umani, senza minimamente prendere in considerazione ciò che ha di buono la nostra natura (ognuno con il proprio pensiero e diversità) e quanto sia bello amarsi nonostante tutto, ma mettendo la questione sul mero piano estetico. E che dire dell’amicizia? Non è stata capace di trattare con rispetto manco un amico, ma tutti diventano strumenti per appagare i suoi capricci infantili: per farmi compagnia, perché sono triste e sola come un cane (scusa, Jacob!), perché così convince Eddy a farmi diventare vampiro,ecc…Ciliegina sulla torta poi, l’assurda accondiscendenza dei suoi genitori nell’accettare di vedere una figlia cambiare fisicamente e diventare a dir poco inquietante, senza voler indagare le motivazioni.

Insomma una saga che sicuramente fa o faceva sognare le ragazzine, soprattutto anni fa, quando ancora era considerata originale, dato che il genere era poco diffuso e ha un po’ cambiato la concezione dei vampiri e licantropi. Ma non certo un ricettacolo di significati profondi…! Voto 3/5.

Grazie per aver letto l’articolo 🙂

Julia Volta

“Non ho mai pensato molto a come sarei morta, ma morire al posto di qualcuno che amo è un buon modo per andarmene” Twilight, S. Meyer

Magari domani…non lo leggo!

Avete presente quando trovate lo stand con i mega sconti sui libri, ma ci sono tanti titoli e non sapete quale scegliere? E nello stesso tempo avete fretta perché il marito o i figli all’improvviso si rendono conto di essere studi, perciò iniziano a mettere ansia? Ecco, in queste circostanze si afferrano un paio di libri al volo leggendo velocemente la trama e facendosi catturare dalla copertina. In un’occasione del genere ho preso Magari Domani Resto di Lorenzo Marone.

Luce di Notte è una giovane donna che vive a Napoli, precisamente nei Quartieri Spagnoli, un vulcano sempre in eruzione che sembra avercela con il modo intero, forse un po’ perché ha una famiglia disastrata e un po’ perché nonostante sia un avvocato laureato a pieni voti, il massimo che ottiene come lavoro è di smistare scartoffie. Un giorno le viene affidata la causa per l’affidamento di un minore che forse, si rivelerà l’occasione per sciogliere i nodi del suo passato e fare un po’ d’ordine nella propria vita.

Diciamo che ho scoperto l’autore attraverso questo romanzo e purtroppo ho toppato alla grande, dato che non è nemmeno il più riuscito. E menomale, dico io! Perché nonostante il web pulluli di elogi per la storia di Luce, io l’ho trovata così noiosa che ho fatto davvero fatica a finire di leggerla. Prima di tutto partiamo dalla scrittura, appesantita da parecchie frasi dialettali, presentate anche quando non servono, e riflessioni filosofiche sulla vita degne dei Baci perugina. Per non parlare della volgarità della protagonista, perché una tosta dice una parolaccia ogni tre e attacca la gente prima ancora di capire il significato di ciò che le viene detto. A tutto questo si aggiunge la fiera delle banalità con tutti gli stereotipi che vi vengono in mente su Napoli e una protagonista che in quanto amore ispira ben poco. Voto 2/5.

ATTENZIONE: SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!! Insomma io a questa Luce non riesco proprio a farmela piacere, una donna che vuole fare la dura a tutti i costi, ma diventa solo cafona e alla fine si scopre che anche lei ha un cuore grande accussì. Diciamo che è piacevole l’evoluzione del personaggio che alla fine impara ad apprezzare ciò che la vita ha da darle, senza cercare continuamente un capro espiatorio su cui scaricare le proprie frustrazioni. Buona anche la descrizione della città in sé perché ti coinvolge in quei quartieri che profumano di fritto (esatto, per me è un profumo!) e di mare. Per il resto, come accennato prima, irritante la continua ricerca di trarre perle di saggezza da ogni dialogo, fra l’altro alcune illogiche e di una banalità sconcertante. Ognuno è saggio sulla vita altrui, ma son tutti falliti, mistero! I personaggi surreali non aiutano in questa epopea di dialoghi impossibili, a metà fra il terra- terra e l’università della vita: non c’è né uno che esce fuori dalla figura che rappresenta, come la madre bigotta, il fratello scapestrato, gli anziani sempre saggi e buoni, la bella ignorante, un bambino prodigio…Il finale conserva questa coerenza: happy ending inverosimile ed affrettato, con un boss mafioso che diventa bravo perché restituisce il figlio alla madre e una famiglia “speciale” che festeggia non si sa cosa alla “vissero tutti felici e contenti”.

Questa volta mi è andata male con Marone, ma sarei curiosa di leggere il suo romanzo di esordio La Tentazione di Essere Felici, apprezzato molto di più di questo.

Grazie per aver letto l’articolo 🙂

Julia Volta

“Che buffa la vita, ti impegni con tutta te stessa a sembrare diversa da tua madre, anno dopo anno, e poi, ad un certo punto, una mattina qualsiasi, ti guardi allo specchio e rivedi il suo volto, le sue stesse rughe e gli stessi occhi stanchi.” Magari Domani Resto, L.Marone

3096 giorni: prigionia ancora avvolta nel mistero

A mio parere, le letture che più colpiscono le persone sono quelle che riguardano racconti in prima persona dell’autore stesso. Si dice spesso che solo chi ha indossato gli stessi panni, può capire davvero cosa provi o abbia provato una determinata persona e sinceramente, penso che la maggior parte delle volte sia davvero così.

La storia di cui parlo è di Natascha Kampusch che il 2 marzo del 1998 diventa protagonista di una terribile vicenda che si è protratta per troppi anni, esattamente 3096 Giorni. Natascha ha solo 10 anni, è una bambina introversa che si sente un po’ trascurata e per questo si ritrova spesso a riempirsi di cibo, come fosse una consolazione. Un giorno, mentre si sta recando a scuola a piedi, vede per strada un uomo che la squadra dalla testa ai piedi con aria nervosa, accanto ad un furgoncino bianco. Dentro di lei sente il forte presentimento che forse è meglio cambiare strada, ma Natascha è decisa a non farsi prendere dalla paura, perciò cammina spedita nella sua direzione. Non appena gli passa accanto, viene subito afferrata e chiusa nel minivan. Nonostante le assidue ricerche, la bambina non si trova, costringendola a passare anni di inferno con Wolfgang Priklopil, un criminale pedofilo. Solo 8 anni e mezzo dopo, approfittando di un momento di distrazione del suo aguzzino, Natascha riuscirà a scappare dal cancelletto aperto della sua abitazione.

Questo è stato uno dei libri che più mi ha segnata. Sarà perché si tratta di una storia vera, sarà per la stima nei confronti di una donna che ha avuto un coraggio e una determinazione sorprendenti, per riuscire a scappare da un tale incubo. Natascha racconta con dettagli la sua prigionia, descrivendo le torture fisiche e psicologiche alle quali era sottoposta, per far sì che venisse annientata anche da dentro e non avesse il coraggio di scappare, nonostante ne avesse già avuto l’occasione altre volte. Si sofferma anche sulle indagini da parte della polizia, che fin dall’inizio hanno fatto acqua senza portare ad una soluzione. Si chiede, per esempio, perché nessuno abbia voluto perquisire la casa di Wolfgang nonostante, dato il furgone bianco parcheggiato fuori casa, corrispondesse alla descrizione del sospettato? Alcuni misteri sono rimasti irrisolti anche dopo il suicidio dello stesso aguzzino, che non ha accettato l’idea della sua fuga e il probabile successivo arresto, come il coinvolgimento o meno di altri complici o il motivo per cui abbia scelto proprio lei.

Come dichiara la stessa protagonista, più volte è stata accusata di aver sviluppato la Sindrome di Stoccolma a causa del legame che si era instaurato con il suo rapitore e per come l’ha descritto, ma lei smentisce giustificandosi con il fatto che per ben 8 anni e mezzo lui ha costituito l’unico individuo con il quale poteva avere rapporti sociali. Wolfgang aveva torturato a tal punto la sua anima, da aver fatto in modo di creare con lei un legame malato e strettamente dipendente, tanto che la stessa Natascha ad un certo punto dirà: “Solo uno di noi può sopravvivere“. E così è stato.

Con grande forza d’animo, Natasha ha ripreso in mano la sua vita, nonostante le conseguenze del trauma, trovando il coraggio di raccontare la sua orribile esperienza non solo attraverso questo libro, ma anche sul grande schermo con un film uscito nelle sale tedesche e austriache nel 2013. Circa 4 anni fa pubblica un secondo manoscritto intitolato “Jahre Freiheit“. Stando alle ultime notizie, pare che la giovane donna abbia deciso di vivere nella stessa villa dove ha trascorso la sua prigionia, passata a lei insieme a tutti i beni di Priklopil dopo l’udienza del giudice. Di questa storia, nonostante la preziosa testimonianza, rimarranno ancora troppi misteri…

Grazie per la lettura 🙂

Julia Volta