Riflessioni sull’umanità attraverso la fantascienza

E’ da un bel po’ che non posto una recensione, un po’ per il periodo festivo, un po’ perché il mio piccolo esperimento non è andato molto bene. Mi spiego meglio: il mese scorso ho deciso di puntare su un nuovo genere, il fantascientifico, cercando libri non troppo famosi da recensire. Arrivata in libreria chiedo direttamente al commesso che, dapprima mi espone titoli di autori molto famosi come Asimov e Bradbury (ehmm…no, non ci siamo), poi raccoglie un volume di Ted Chiang, dal titolo Respiro, secondo lui destinato a diventare un best seller. Perfetto, mi dico, lo prendo!

Per chi non lo sapesse, questo autore ha pubblicato anche la raccolta Storie della Tua Vita, dal quale è tratto il film Arrival, diretto da Denis Villeneuve, dove abbiamo dei misteriosi extraterrestri che comunicano con un linguaggio complesso dai segni circolari. Avevo visto il film prima di conoscere l’autore e devo dire che mi è piaciuto, anche se parecchio contorto, perciò ero partita con aspettative abbastanza alte. La raccolta Respiro, invece, tratta diverse storie di carattere fantascientifico, ma senza la presenza di alieni. Si parla di presunti futuri che riguardano l’umanità o civiltà di universi paralleli che, in linea generale, affrontano attraverso le loro esperienze temi molto profondi che riguardano l’essere umano, come il valore della vita, l’ineluttabilità, la paura e il dolore della morte, la necessità della memoria, la ricchezza salvifica del sapere e volere, comunicare. Insomma un calderone di riflessioni devo dire, che ho sì e no apprezzato, perché alcuni racconti non mi sono piaciuti per nulla ed è anche questo il motivo per cui il mio esperimento è mezzo fallito. Ci ho messo parecchio tempio a finirlo, a differenza di altre letture.

In questo caso il mio voto rispecchia parecchio i miei gusti personali in fatto di generi, in quanto non essendo abituata a questo tipo di storie, alcuni punti li ho trovati persino estremamente noiosi. La scrittura comunque è semplice e veloce; nonostante i temi profondi che l’autore vuole affrontare, di rado si perde in monologhi prolissi e pesanti. Direi che un 3.5 su 5 ci sta tutto.

ATTENZIONE: SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!!!!!! La lettura di questo libro è stata una specie di climax ascendente di apprezzamento, perciò non ho condiviso molto la scelta del titolo prendendo uno dei racconti che mi sono meno piaciuti, per quanto siano profonde le tematiche affrontate in Respiro. La mia impressione è stata che il meglio si è concentrato verso la fine, con le ultime storie, in particolare con Il Grande Silenzio e L’Angoscia e la Vertigine della Libertà, dove nel primo viene esposto il paradosso della ricerca umana che desidera andare oltre il cielo e le stelle in cerca di nuove forme di vita per comunicare, quando per assurdo non sa ancora apprezzare la ricchezza che ha sulla Terra, mentre nell’altro una serie di universi paralleli accessibile tramite dispositivi chiamati “prisma” mettono in crisi le persone di fronte alle proprie scelte di vita. Veramente interessanti e a me, personalmente, hanno spinto a farmi delle domande. Se avessi un prisma, lo vorrei usare per vedere cosa avrei fatto in universi paralleli? Non credo, lo troverei inutile e controproducente. Nel racconto molte persone hanno perso la ragione, spesso perché i propri parasé avevano una vita migliore partendo dalle stesse risorse e ciò che mandava in crisi era il fatto che il loro successo era dovuto a variabili casuali. Un altro racconto interessante è stato La Verità del Fatto e La Verità della Sensazione, dove il protagonista si interrogava sulla perdita del valore dei propri ricordi una volta che le persone avrebbero fatto ricorso ai loglife, ovvero video della propria vita, mostrandosi, in un certo senso, contro ai progressi di questa nuova tecnologia. Ma, paradossalmente, è stato proprio grazie al loglife di sua figlia Nicole che si è reso conto di non essere stato un buon padre, dopo aver rivisto un litigio del passato ed aver appurato che era stato lui a dire delle frasi offensive che aveva attribuito a lei per molti anni. Lui stesso all’inizio aveva ipotizzato che questa tecnologia, usata dalle persone anche per farsi ragione durante i conflitti, poteva peggiorare i rapporti, eppure per lui è stato il contrario. Un video perenne della propria esistenza potrebbe peggiorare o migliorare la vita e i rapporti con gli altri? Da una parte sarebbe bello poter rivivere dei momenti ormai passati, magari con parenti defunti o figli cresciuti, ma dall’altra ci sono parti della nostra vita che vorremmo poter cancellare, quindi un loglife che va a pescare video secondo criteri di ricerca pronunciati durante un dialogo, stile Google, sarebbe anche fastidioso e inquietante. Troverei inutile anche questo.

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

PS: per chi fosse interessato, il telefilm Arrival è disponibile su Netflix!

“Ognuno di noi, oggi, rispecchia una cultura orale privata. Riscriviamo il nostro passato in modo che assecondi le nostre esigenze e avvalori la storia che raccontiamo di noi stessi. Con i nostri ricordi siamo tutti colpevoli di un’interpretazione progressista delle nostre storie personali, perché vediamo i noi stessi del passato come i gradini che ci hanno portato a essere gli splendidi noi del presente.” Respiro, T. Chiang

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