La non-leggenda di Re Artù

Per scegliere la lettura mensile per bambini, sono andata a pescare romanzi remoti risalenti alla mia infanzia e a quella dei miei fratelli. Proprio quel che si dice “un libro ritrovato”! Questa volta però l’ho trovato a casa dei miei genitori, un po’ impolverato su una mensola in mezzo ad altri volumi e, sarà per la celeberrima storia che narra, sarà perché ero curiosa di leggere qualcosa che fosse un sunto di questa, ho deciso di prenderlo. Si tratta de La Leggenda di Re Artù distribuito dalla GIUNTIscuola insieme al libro delle vacanze estive Il Mago Blu.

Non so quanti bambini all’epoca abbiamo passato l’estate con quel libro. Fra questi di sicuro ci sono mio fratello e mio marito che ancora si ricordano le pagine di esercizi e i volumi allegati. Quello che ho preso io era adatto a bambini di quarta elementare, un piccolo manoscritto di 124 pagine con esercizi alla fine.

Sulla leggenda di Re Artù ne hanno fatte di tutti i colori, dai romanzi ai film, fino alle serie tv e devo dire, sinceramente, che a parte leggere qualche spunto qui e là dei cavalieri dediti al Santo Graal (come nei romanzi di Calvino) o del mago Merlino, non sapevo molto di più. Con grandi aspettative, ho pensato di poter trarre un’infarinatura generale attraverso un libro per bambini e sono rimasta davvero molto delusa. Comincio col dire che a mio avviso non mi sembra per nulla adatto al pubblico per il quale è destinato e, lungi da me fare un’analisi da esperta dell’età evolutiva, che non mi compete affatto, vorrei solo spiegare le ragioni di questa mia personalissima opinione. Prima di tutto il titolo davvero fuorviante perché parla della leggenda di Re Artù, ma a parte nella parte iniziale e finale del racconto, per il resto rimane una figura di sfondo quasi inutile. Semmai poteva intitolarsi “Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda“, avrebbe avuto più senso. In secondo luogo, man mano che proseguivo con la lettura, ho capito che forse sarebbe troppo pretenzioso riassumere un classico così lungo in appena 124 pagine e, difatti, quella che ne risulta è una successione ansiogena di eventi, a volte narrati in maniera sconnessa fra loro, con salti temporali incomprensibili, che ho fatto fatica a seguire io che sono adulta, figuriamoci un bambino di 9 anni! Altra cosa, la celebrazione continua di credenze di stampo cattolico che hanno reso questo libretto quasi alla pari di un manuale di catechismo. Per ultimo, illustrazioni in bianco e nero fatte benissimo, per carità, ma tristissime e per nulla invitanti se ci si mette nei panni di un bambino che deve essere invitato alla lettura. Per queste ragioni e per la prima volta, do il minimo come voto. E devo dire che sinceramente ci sono rimasta male, perché non avrei creduto di imbattermi in una lettura così poco piacevole, soprattutto trattandosi di un testo dato come compito a centinaia di scolari.

Perciò, considerato quanto scritto sopra, consiglierei di far leggere questa storia una volta raggiunta l’età giusta per capire manuali un po’ più impegnativi, per avere un quadro completo di una leggenda che si tramanda da secoli, cosa che forse farò anche io. In ogni caso, ci tengo a precisare che si tratta di un’opinione personale, come ogni mia recensione, pertanto sono consapevole che le mie considerazioni possono essere considerate sbagliate e non condivisibili.

Comunque vi ringrazio per aver letto l’articolo e vi auguro una buona lettura di altri libri 🙂

“Meraviglia! Nel centro della piazza c’era una roccia maestosa, mai vista prima, e sulla roccia poggiava un’incudine e nell’incudine era piantata una spada splendente. Nessuno osava avvicinarsi.” La leggenda di Re Artù, GIUNTIscuola

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