Una testimonianza diversa

In questo articolo torniamo sul tema della psichiatria, affrontandolo stavolta da un punto di vista meno poetico (vedi articolo su A. Merini), più semplice e spartano. Si tratta sempre di una storia vera racchiusa nel libro dal titolo Mi si è Fermato il Cuore di Chamed.

Chamed è una donna che fin dall’infanzia ha dovuto fare i conti con una serie di eventi negativi che le hanno stravolto la vita per sempre, a partire dalla poliomielite che le diagnosticano in tenera età, curata anche grazie all’amore e alla determinazione del padre che non si arrese di fronte alla malattia aiutandola ad affrontarla per poter camminare di nuovo. Successivamente, a soli 14 anni, i genitori muoiono in un incidente d’auto e lei viene affidata ad una zia crudele, che non fa che disprezzarla poiché frutto di un amore che a lei è stato negato. Dopo gli abusi subiti dal padre della sua amica, Chamed tenta il suicidio e subito dopo viene internata in manicomio. Siccome ancora non è entrata in vigore la legge Basaglia, oltre alle orribili violenze, subisce anche l’elettroshock. Grazie all’affetto di un medico illuminato che decide di adottarla, finalmente la ragazza potrà tornare a vivere.

Devo dire che questo romanzo l’ho letto al liceo, quando ci era stato assegnato dalla nostra insegnante come compito estivo e, lì per lì, non mi ero resa conto di un paio di lacune che ho riscontrato leggendo vari commenti su diversi siti dove veniva sponsorizzato il libro. La storia è davvero toccante, triste perché reale, ma narrata con un linguaggio davvero troppo infantile e pieno di errori grammaticali. Non mi ero resa conto di questo da ragazzina, fin quando non sono andata a rileggere alcune parti, che effettivamente sembrano narrate da una bambina, quando in realtà si tratta di una storia raccontata molto a posteriori. E’ anche vero che ciò che conta è la sostanza, per quanto non sia trasmessa in maniera impeccabile come Merini, merita comunque il suo spazio all’interno di testimonianze basate sulle atrocità e ingiustizie vissute in manicomio. Io darei un 3.5 su 5.

ATTENZIONE, SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!!!! Un’altra critica mossa dai lettori è che i fatti raccontati appaiono inverosimili: molti non hanno creduto a tutte le vicende pensando fossero una trovata mediatica. E’ vero che in alcuni frangenti sembra fin troppo forzata l’ingenuità di questa ragazza che si lascia sballottare a destra e sinistra fra le cattiverie delle persone che la circondano, dalla zia che le fascia il seno con la calce e il padre dell’amica che evidentemente prova un interesse tutt’altro che paterno nei suoi confronti. L’autrice giustifica il tutto dicendo che i suoi genitori l’hanno sempre trattata come una bambina e fino a 14 anni non sapeva nemmeno come si facevano i figli. Io, comunque, come le mie compagne di classe, ho avuto modo di incontrare questa donna di persona e non me la sento di dire che ciò che ha scritto sia inventato. La sua emozione nel rivivere queste vicende, faceva trapelare il dolore delle ferite che portava dentro. Nel libro dice che per poter fuggire dal manicomio ha dovuto cambiare il suo nome in quello di una paziente di nome Sara di 10 anni più grande, deceduta proprio lì dentro, facendo credere che fosse lei quella morta. Le abbiamo chiesto come mai poi, non avesse raccontato la verità a quella che era la sua unica amica e lei ha risposto che non se l’è mai sentita, dato che questa l’ha pianta al suo funerale. Fra le altre cose ha raccontato di aver avuto un figlio anni dopo che ha chiamato Giulio, in ricordo del suo primo e unico amore deceduto in un incidente in moto con lei, e di essere impegnata attivamente per aiutare tutte le donne che subiscono violenze. “Se avete bisogno chiamatemi! Venite a stare da me!” Queste frasi, dette con la stessa cadenza di una bambina, un invito sincero e dolce, non mi fanno credere che ciò che ha passato sia inventato. Per me, tanta stima nei confronti di una donna che nonostante tutto l’orrore subìto, trova il coraggio di sorridere con occhi pieni di speranza.

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Sono passata attraverso il tunnel di un dolore che scava dentro e mi porto dietro cicatrici indelebili. Penso che l’uomo non sia nato per soffrire, ma per la felicità.” Mi si è Fermato il Cuore, Chamed

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