Servi della gleba

In questo articolo parlo di un libro storico che ha fatto molto successo, tanto che su Netflix gli è stata dedicata una serie tv che, confesso, sono curiosa di vedere, più che altro per come sono state interpretate le vicende e i personaggi. Inizialmente acquistato come regalo per uno zio professore in pensione, sono rimasta affascinata dal titolo e dalla copertina scura che non fa trasparire quasi nulla della storia: La Cattedrale del Mare di Ildefondo Falcones.

Le vicende sono ambientate nella Barcellona del XIV secolo, dove Arnau e suo padre si rifugiano per poter sfuggire dalle grinfie del crudele padrone delle loro terre di coltivazione. Mentre Bernat lavora nella bottega del cognato, il figlio gironzola per la città rimanendo catturato dal fascino della cattedrale Santa Maria del Mar in costruzione. All’ombra di quelle torri gotiche, si snoderanno tutte le vicende della vita di Arnau, tra tormenti, passioni, lotte per la fame e la giustizia e per difendere un amore che dovrà sopravvivere contro i pregiudizi del tempo. Quando ho letto questo libro, devo dire sinceramente che mi sono annoiata parecchio nelle prime 140 pagine ed ero sul punto di metterlo da parte. Ci sono momenti nei quali secondo me lo scrittore si dilunga troppo, oltre al fatto che alcune vicende appaiono surreali. Falcones stesso alla fine spiega a quali eventi storici si sia ispirato, sui quali poi ha costruito particolari fittizi. Ritmo a parte, la narrazione a tratti scorrevole, è comunque semplice e per certi versi coinvolgente. Il protagonista, più che l’essere l’amore proibito, è Arnau con tutto il suo percorso di crescita e maturazione; oltre che l’influenza che esercita su di lui la Cattedrale dal quale nasce il titolo, che permette al ragazzo di legarsi alla religione a tal punto da trarre forza nella benevolenza nella statua della Madonna in essa contenuta. I personaggi che vanno e vengono nel romanzo, non spariscono mai del tutto (cosa molto apprezzata), ma in qualche modo si concatenano gli uni agli altri per influenzare gli eventi che coinvolgono Arnau stesso. Per me è un 3 su 5, consigliato per chi è appassionato del genere.

ATTENZIONE SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!!! Dunque, ho detto che le prime 140 pagine mi hanno annoiata, ma non sono l’unica cosa che non mi è piaciuta. Nel riassunto sul retro del libro si parla di un amore che va oltre le convenzioni sociali del tempo, ma questo compare ben oltre la metà del libro, quasi verso la fine, dove la figlia dell’amico bastaixos ormai cresciuta mostra interesse nei suoi confronti. Perché descriverla come una parte fondamentale della storia, quando in realtà se ne parla solo nella sezione finale? Ma questo è un appunto da precisina, forse anche esagerato, però sinceramente quando ho letto il libro mi sono chiesta per un bel pezzo quale fosse questo grande amore citato, tanto che pensavo fosse quello nei confronti di Aledis. Un’altra questione è l’apprensione di Francesca che fin da quando è nato, ha trattato il figlio con freddezza in quanto frutto di violenze che certamente voleva dimenticare. All’inizio della storia Arnau addirittura stava per morire di stenti per causa sua, se non l’avesse rapito il padre salvandolo. Quindi per lei poteva pure essere morto e, invece, alla fine, quando ormai è una matrona anziana dice che l’ha affidato a Bernat che sicuramente poteva dargli un futuro migliore (ah quindi aveva previsto che abbandonandolo sarebbe venuto a prenderselo!?) e ora ha tutto sto amor proprio da rinunciare a rivelare la sua identità. Questa cosa l’ho trovata assurda e incoerente. Questi sono i motivi per i quali ho abbassato la mia valutazione…

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Da quando era fuggito con Arnau, non aveva smesso un attimo di pensare a quella città, la grande speranza di tutti i servi della gleba. Ne aveva sentito parlare quando andavano a lavorare la terra del signore, a riparare le mura del castello o a fare qualsiasi altro lavoro di cui il signore di Bellera avesse bisogno.” La Cattedrale del Mare, I. Falcones

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