Un crimine senza traccia

Le offerte dove prendi 2 o 3 libri pagando meno di 10 euro, sono sempre le migliori per riempire la libreria di casa. Certo, la scelta è limitata, ma a volte si possono scoprire dei titoli o, addirittura, dei generi letterali che prima non avevamo preso in considerazione. In questa occasione ho acquistato qualche thriller, uno dei quali esporrò in questo articolo, ovvero La Lunga Notte di Linda Castillo.

Già il titolo di per sé lo trovo intrigante, anche se la copertina in brossura lascia a desiderare. Apre la storia il brutale sterminio dei Plank, una delle famiglie della comunità amish di Painters Mill, Ohio. Si tratta di un padre, una madre e 5 figli che fino ad allora avevano vissuto concentrati routinariamente nella fede e nel lavoro, poi in una notte capita l’impensabile: qualcuno entra nella fattoria e fa un massacro, torturando e uccidendo anche le ragazze Mary e Annie. Kate Burkholder, capo della polizia della contea, viene chiamata a dirigere le indagini, ma non ci sono sospettati, nessuna traccia, nessun movente. Kate in passato è stata un’amish, sa che non possono esserci ombre nella vita delle vittime: eppure nel passato di Mary Plank cominciano ad emergere oscuri segreti. Fin dalle prime righe si capisce che c’è qualcosa di inquietante in questa vicenda dove si frappongono un mondo paradisiaco e una realtà orribile che si presenta senza alcuna apparente spiegazione. Le indagini proseguono con continue scoperte e colpi di scena, perciò le pagine scorrono veloci con un’ansia pazzesca fino alla fine. Quello che emerge, senza sbilanciarmi troppo, è che non è oro tutto ciò che luccica, e che persino in una comunità del genere può insinuarsi qualcosa di oscuro. Finale per niente prevedibile, anche se mi ha lasciata un pochino perplessa su certi aspetti, voto 4 su 5.

ATTENZIONE SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!!!! Un’altra questione su cui vorrei far luce è come sia nata tutta la vicenda: abbiamo una ragazza amish estremamente ingenua che si innamora di uno sconosciuto e ad un certo punto è portata a fare cose per le quali si vergogna terribilmente. Il punto è, si può seguire una religione vivendo come se il resto del mondo non esistesse? Mi spiego meglio, non voglio giudicare chi abbraccia una fede perché andrei contro i miei interessi, ma il fatto di doverla seguire in questo caso, che potrebbe rispecchiare molte realtà, soffoca a tal punto chi ne fa parte che ci troviamo, per esempio, una ragazza credulona che sbaglia e ha persino paura a parlarne con la sua famiglia. Io penso che questa sia un’altra critica sottesa presente nel libro che in parte condivido, perché ognuno ha il diritto di scegliere ciò in cui credere, ma gli estremismi portano a delle conseguenze disastrose. Con ciò non significa giustificare il killer pazzoide, ma dire che forse si poteva evitare, banalmente parlandone e rivolgendosi alle autorità competenti. Se Mary fosse stata informata prima su ciò che poteva trovare fuori dalla sua comunità, sarebbe stata più attenta? Forse. Altra questione, compiere un massacro per poi filmarlo e metterlo sul web e farci dei soldi. Cioè qui i criminali erano a centinaia, non solo chi ha compiuto tali schifezze per un profitto personale, ma anche coloro che fanno parte del giro di compravendita di tali video, giusto per far capire fino a che punto riprovevole è giunta la società contemporanea. Non mi ricordo se nel libro poi la polizia abbia cercato di indagare anche sui siti dove giravano questi materiali, ma anche se si fermasse il Jack o lo Scott di turno, sarebbero solo delle pedine di un sistema malato che andrebbe posto all’attenzione di autorità superiori e specializzate. Alla fine, per quanto sia positivo che il caso sia stato risolto, resta sempre l’amaro in bocca per quanto accaduto che ormai non si può cambiare.

Grazie per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“E’ la solitudine più profonda del mondo desiderare l’amore e il sostegno dei propri genitori, e sentire di non meritarlo.” La Lunga Notte, L. Castillo

Prima della legge Basaglia

Il 13 maggio del 1978 la Legge Basaglia segnava l’inizio della svolta per quanto riguarda gli “Accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori” determinando la chiusura definitiva dei manicomi in Italia. Tali strutture, create al fine di istituzionalizzare il problema dei “malati di mente”, ormai sono comunemente considerate luoghi di sofferenza più che di recupero. E a raccontarcelo non sono solo gli strumenti di vera e propria tortura utilizzati sul posto, ma anche le stesse persone che hanno dovuto subire tali trattamenti.

Fra questi spicca senz’altro la celeberrima poetessa italiana Alda Merini, nata a Milano nel 1931, talentuosa fin dalla giovane età, ma vittima di un destino infausto che l’ha trascinata nell’orrore del manicomio per ben 10 anni fra ricoveri volontari e forzati. Nel libro L’Altra Verità, uno dei tanti scritti dove è possibile rileggere il suo dolore, Alda ripercorre la sua esperienza a tratti considerando in maniera oggettiva la sua reale patologia psichiatrica, a tratti criticando un’istituzione che ha contribuito ad aggravare i suoi problemi. Benché buona parte del testo sia scritto in prosa, si tratta per lo più di un diario dove la scrittrice riporta i suoi pensieri, considerazioni, ricordi spesso sconnessi e poesie. La parte finale contiene un’interessante considerazione filosofica sul cosiddetto malato psichiatrico, oltre che le lettere scritte al suo amato Pierre.

Inutile ovviamente dedicare un paragrafo agli spoiler, dal momento che si tratta di un’opera biografica conosciuta ai più. Ormai tutti sanno che nei manicomi la vita era un inferno, ma vederlo attraverso gli occhi di chi l’ha vissuto sulla propria pelle fa ancora più male. Viene da chiedersi come si poteva pensare che trattare le persone in questa maniera, potesse in qualche modo farle guarire. Oltre all’incomprensibile elettroshock, ci sono tante altre forme di velata violenza, come se i malati fossero bestie senza anima: denudati senza dignità per essere lavati con la stessa pezza cenciosa, disposti su panchine in silenzio e ignorati come ombre sulla vita. E nonostante tutto questo Alda afferma che il vero inferno è fuori da quelle mura, una volta dimesso, perché tutti ti trattano come un criminale e ti ripagano con diffidenza, lasciandoti ancora più solo di prima. Tutto ciò che si cercava era solo amore e comprensione, niente di più. Voto finale 5 su 5, non tanto per lo stile di scrittura che non si addice ai miei gusti personali, ma perché vale davvero la pena ascoltare chi per tanto tempo è stato costretto al silenzio.

Grazie per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Si parla spesso di solitudine, fuori, perché si conosce solo un nostro tipo di solitudine. Ma nulla è così feroce come la solitudine del manicomio. In quella spietata repulsione da parte di tutto si introducono i serpenti della tua fantasia, i morsi del dolore fisico, l’acquiescenza di un pagliericcio su cui sbava l’altra malta vicina, che sta più su. Una solitudine da dimenticati, da colpevoli. E la tua vestaglia ti diventa insostituibile, e così gli stracci che hai addosso perché loro solo conoscono la tua vera esistenza, il tuo vero modo di vivere.” L’Altra Verità, A. Merini

La mia prima lettura

Per i bambini questo mese propongo il primissimo libro che ricordo di aver letto all’età di 8 anni circa. Si intitola Fermate Quel Caneee!!! di Jeremy Strong, un libro divertente e spiritoso che ho preferito rispetto ad un’altra lettura assegnata dalla maestra, forse perché la consideravo troppo noiosa.

Insomma la storia parla di questo ragazzino di nome Trevor, che viene incaricato dalla madre a portare a spasso il cane durante le vacanze di Pasqua in cambio di 30 sterline. Fin qui niente di speciale. Se non che Uragana è un levriero allegro e pazzo che, appena si ritrova all’aperto, schizza a gran velocità a destra e sinistra combinando guai. Riuscirà il suo padroncino, insieme all’amica Tina, ad addestrare questa simpatica Speedy Gonzales?

La storia è adatta a bambini dai 7 agli 11 anni e davvero può essere divertente anche per gli adulti, perché ha un ritmo semplice e scorrevole. Sulla prima pagina del mio libro c’era disegnata una cornice e si invitava il lettore a disegnare la propria caricatura: io ho ancora il disegno orrendo di mia madre che mi ha fatto le guance gigantesche! 🙂 E’ inutile che dia un voto alla storia perché per me questo libro ha un certo valore affettivo e rappresenta la prima mattonella della mia passione per la lettura. Visto e considerato quanto sia vecchio il titolo, ho paura sia fuori catalogo, ma forse è possibile acquistare delle copie usate in internet. In ogni caso l’autore ha scritto altri libri, molti dei quali ancora non tradotti, ma secondo me potrebbero essere utili per chi vuole imparare l’inglese. Quelli in italiano attualmente disponibili sono vendibili sui siti di grosse case editrici come la Mondadori o la Feltrinelli.

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“Ora, se qualcuno vi fermasse per la strada e domandasse: <<Qual è la tortura peggiore che riesci a immaginare?>> si potrebbe rispondere l’olio bollente, oppure guardare una partita di golf in tv con papò, oppure studiare le tabelline (sono il mio incubo personale). Eppure, senza ombra di dubbio io risponderei: la tortura peggiore è uscire con Uragana Blu.” Fermate Quel Caneee!!!, J. Strong

La diversità che unisce

Il best seller di questo mese appartiene ad un celebre autore che ha scritto diversi romanzi, uno dei quali diventato un film omonimo molto toccante che vi consiglio di vedere (Il Cacciatore di Aquiloni). Il romanzo di questo articolo è Mille Splendidi Soli, autore Khaled Hosseini, letto quando ero adolescente. La sua lettura mi ha colpito tanto che l’ho consigliato anche a mia madre e lei stessa lo considera uno dei libri più belli che abbia mai letto.

Andiamo con ordine. Per chi non l’avesse letto, le protagoniste sono due donne, Mariam una ragazza di quindici anni , romantica e sognatrice, ma figlia illegittima e Laila, nata a Kabul la notte in cui i russi hanno invaso la città, sollecitata dal padre a proseguire gli studi per poter contribuire alla salvezza del suo Paese grazie all’istruzione. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Ed è proprio questo periodo di difficoltà e adattamento a nuove leggi in Afghanistan a fare da sfondo in questa storia struggente, in questa lotta per sopravvivere. Un libro meraviglioso che sa raccogliere ed esporre sapientemente la psicologia dei personaggi, nonché il loro cambiamento nel tempo. Leggendo questo romanzo si cresce con i personaggi stessi che maturano dalla prima all’ultima pagina. Consiglio a tutti di leggerlo, soprattutto per gli appassionati di romanzi veristi stile Verga. Per me è un 5 su 5.

ATTENZIONE SPOILER IN QUESTO PARAGRAFO!!!! Questo è stato uno dei romanzi che mi hanno segnata di più e mi hanno fatto conoscere l’autore. Chi ha letto tutti i suoi romanzi, lo accusa di essere diventato un po’ troppo commerciale con le ultime pubblicazioni, ma io ho voluto concedermi il beneficio del dubbio comprando una delle pubblicazioni più recenti, E l’Eco Rispose, che ancora devo leggere. Quando ho letto questo libro, potevo toccare con mano la sofferenza che vivevano Mariam e Laila, dapprima rivali, poi astute alleate. Sono toccanti i dettagli di ricerca di serenità, in un contesto di sofferenza e tensione, come il té che bevevano insieme le due donne quando il marito dormiva, o la tenerezza fra Mariam e la piccola Aziza. Quello che hanno vissuto è stato un climax ascendente di disperazione sfociata in un tentativo di fuga fallito e alla fine, in un omicidio. Ci sono rimasta malissimo quando Mariam ha subìto la pena capitale prendendosi tutta la colpa, probabilmente la descrizione di una realtà crudele che sussiste ancora oggi in alcune zone del mondo. L’ultima frase del libro è stata la ciliegina sulla torta, che ha commosso fino alle lacrime.

Vi ringrazio per aver letto l’articolo, vi auguro una buona lettura del libro 🙂

“E si vergognava anche di come aveva preso alla leggera l’aria infelice della madre, i suoi occhi gonfi. Nana l’aveva messa in guardia, e aveva avuto ragione sin dall’inizio.” Mille Splendidi Soli, K.Hosseini